Il Conservatorio in scena: l’Ottava di Beethoven al Sociale

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url-1L’Ottava sinfonia di Beethoven, ma non solo, martedì 6 dicembre in Teatro Sociale. Con Beethoven 8, secondo appuntamento della locandina Concertistica off, alle 20.30 torna in teatro l’Orchestra filarmonica del Conservatorio di Como diretta da Bruno Dal Bon. Il progetto della compagine formata dai migliori studenti ed ex-studenti dell’ateneo musicale cittadino insieme a docenti e prime parti di rilevo uniti in una nuova proposta per la città, porta in palcoscenico la penultima sinfonia beethoveniana, come vertice di un programma ben più ampio: l’op. 93 in fa maggiore di Beethoven – solo apparentemente “minore”, nelle proporzioni meno mastodontiche dei quattro movimenti, in realtà precorritrice nella sua vitalità ricca anche se più classica dell’esplosione della Nona – sarà preceduta da un brano veramente classico come l’Ouverture da L’isola disabitata di Haydn e dal Concerto per fagotto e orchestra op. 75 in fa maggiore di Carl Maria von Weber. Un vero e proprio concentrato di virtuosismo, passione e vivacità affidato a Marco Bottet, ventiduenne allievo del biennio specialistico di secondo livello in fagotto con Liborio Guarneri presso il Conservatorio di Como e già diplomato con il massimo dei voti e la lode al Benedetto Marcello di Venezia, protagonista nel concerto di Weber con l’Orchestra della Fenice sotto la direzione di Maurizio Dini Ciacci, finalista alla Rassegna dei migliori diplomati d’Italia dell’anno accademico 2012/13 e recentissimo vincitore dell’audizione per l’Orchestra giovanile Cherubini fondata e principalmente diretta da Riccardo Muti.
L’Orchestra Filarmonica del Conservatorio di Como è l’ultimo risultato della presenza didattica e culturale a Como di Dal Bon, che lo ha visto negli anni operatore musicale con diversi incarichi presso AsLiCo e Teatro Sociale di Como nonché come promotore della nascita della Casa della musica e dell’Università popolare di musica, poi replicata a Parma. Dal Bon, diplomato in direzione d’orchestra e laureato al Dams di Bologna con una tesi in Semiotica della musica nei primi anni Ottanta, insegna al Conservatorio di Como dove tiene, tra gli altri, i corsi di Economia della musica e Storia e analisi del repertorio. Ha diretto oltre 30 opere e repertorio sinfonico con Kansai Opera di Osaka, Filarmonia Veneta di Treviso ed altri enti.

Bruno Dal Bon

Bruno Dal Bon

«L’intenzione punta a far sì che la Filarmonica del Conservatorio di Como possa in futuro garantire un’attività tale da poter unire le forze professionali (docenti del Conservatorio, musicisti del territorio con i quali lavoriamo) agli studenti più meritevoli con una collaborazione piena del Teatro Sociale – ha sottolineato Dal Bon – Contrariamente agli altri anni in cui il teatro veniva concesso al Conservatorio per un’iniziativa sua propria, ora il Sociale è partner a tutti gli effetti di un progetto del Conservatorio per la città accettando questa sfida e facendo suoi due appuntamenti inseriti a tutti gli effetti nella Stagione concertistica ufficiale. Una filarmonica non nasce dal caso e i comaschi hanno in mente i concerti degli ultimi anni dell’Orchestra del Conservatorio. «Per questo nuovo concerto come per quello immediatamente precedente, diversamente da quanto fatto in passato, dove l’orchestra degli studenti del Conservatorio di Como con qualche aggiunto nelle parti mancanti veniva a presentarsi al Sociale, ora c’è il frutto di un lavoro che vede le prime parti affidate a insegnanti o a esterni importanti (la spalla sarà Sara Sternieri, già dell’Orchestra 1813), con l’idea di creare un vero complesso che coinvolga gli allievi avanzati e meritevoli, oltre l’idea di esercitazione orchestrale, insieme a forze professionali docenti che hanno compiuto un lavoro con gli studenti per un risultato di qualità professionalizzante».

Un momento delle prove

Un momento delle prove

Quanto al futuro del repertorio della nuova Filarmonica, Dal Bon è ottimista tanto quanto realista: «A me piacerebbe affrontare in futoro repertori più romantici. Ora c’è ancora la necessità di far crescere un’esperienza di filarmonica, per cui quest’anno si compie il progetto Beethoven – palestra di grandezza musicale e luogo dove un’orchestra cresce – e si dà attenzione alle giovani eccellenze come il difficilissimo Concerto di Weber valorizzando i giovani diplomati come il giovane Bottet. L’augurio è che, sempre insieme al teatro, ai docenti, alla direzione del Conservatorio, si possa studiare una prospettiva per il prossimo anno magari aumentando il numero dei concerti o le repliche».

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