I Subsonica infiammano il Valley Festival di Albizzate

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Metti una location delle grandi occasioni, immersa nel verde e ben organizzata. Metti un bel pubblico ordinato e festante. Metti sul palco un gruppo che compie vent’anni di carriera e suona e salta di maledetto. Metti tutto questo in una calda sera di luglio e quello che ne viene fuori è qualcosa che, il giorno dopo, ancora ti rimbalza sulle ossa.

20160707_230353I Subsonica salgono sul palco per la prima data del [1996 – 2016] Tour subito dopo i Monaci del Surf (bravi, accidenti, e pure intriganti, che non guasta mai), accolti da una folla entusiasta, e da subito Samuel anticipa a parole quello che accadrà, preparando il pubblico al lungo viaggio attraverso la loro produzione artistica. È il 1997, l’album è SubsOnicA e le note di Senza parole riempiono la valle, seguite da quelle di Non identificato e Cose che non ho. Il funambolico Boosta si appende, lancia avanti e indietro il supporto delle tastiere, già solo guardarlo è uno spettacolo, figuriamoci ascoltarlo (nota non indifferente: sabato 9 luglio sarà al Parco Tittoni in veste di dj e direi proprio che è un’altra di quelle occasioni da non mancare). Arriva il 1999, che porta la nascita dell’euro e il disco Microchip emozionale,  ed è la volta di Sonde, Aurora sogna e Colpo di pistola; Samuel sa tenere il palco, i suoni arrivano potenti e, soprattutto, si sente tutto molto bene, cosa da non dare mai per scontata, soprattutto nei grandi festival. Nel presentare i brani tratti da Amorematico, classe 2002, il frontman torinese ricorda l’attacco terroristico alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001, la paura e il dolore che sconvolsero il mondo, le cui tracce sono indelebili all’interno di Albascura e Gente tranquilla, mentre Dentro i miei vuoti ci consegna un’atmosfera elettro-onirica che ipnotizza e seduce. Nel 2005 nasce YouTube, entra in vigore il protocollo di Kyoto ed esce Terrestre, quarto album della band. Ratto, Abitudine (così bella che nemmeno il canto sguaiato dei miei vicini di coscia ha potuto rovinarla) e Corpo a corpo chiudono la prima parte del live, che vede una me contenta e sudatissima e una delle mie compagne di merende e concerti completamente soggiogata dal carisma di Samuel, che stasera è davvero in splendida forma, coinvolgente e incantevole, per dirla con il titolo di una delle sue canzoni.

20160707_230859Al loro ritorno, è Max Casacci a prendere parola, ricordando, nel primo decennio del 2000, gli orrori della guerra scellerata in Iraq e il coraggio di persone come Gino Strada, «l’unico italiano che in quegli anni ci rese fieri», conosciuto dalla band nel 2003 in occasione di un concerto a Milano, il cui ricavato venne interamente devoluto ad Emergency. Si riparte così dal 2007 e da Ultima Risposta, contenuta nell’album L’eclissi, che precede Il centro della fiamma e Veleno, amara e rabbiosa al punto giusto. Siamo nel 2011, anno della scoperta di Kepler 22 e dell’uscita di Eden, all’interno del quale l’autoironica Benzina Ogoshi ricorda a Vicio e Co. che «Non siete riusciti a bissare Microchip emozionale», e sul finale trascina teste e voci su Io Sto Bene dei Cccp – Fedeli alla Linea. Il diluvio e Istrice conducono direttamente all’ultimo atto del concerto, con Specchio, I cerchi degli alberi e Lazzaro, tratte da Una nave in una foresta, l’album più recente della band (2014). Casacci ringrazia il pubblico e gli organizzatori, lodandoli per la bravura e la competenza, e dedicando loro Tutti i miei sbagli, pezzo di chiusura di questo live intenso ed emozionante. Con l’ultimo colpo di cassa, Ninja si congeda dal pubblico, seguito a ruota dagli altri, che indugiano ancora un po’ sul palco, avvolti dagli applausi e dalle grida della gente.

Bel concerto, non c’è che dire. Meglio dell’ultimo visto al Forum di Assago, lo ammetto. Con meno  effetti speciali e voglia di stupire (se si fa eccezione per la strumentazione di Boosta, appesa addirittura in verticale per l’occasione) e più genuinità e guasconeria. Un promettente inizio di tour. Che sia sempre una festa, ragazzi. Ve lo meritate.

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