I Diaframma tornano in Siberia… a Seregno

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Per il pubblico underground e per la generazione post-punk i Diaframma non hanno bisogno di presentazioni. Per tutti gli altri, resta un mistero come una band formatasi in un ambiente attivissimo ma circoscritto nel tempo e nello spazio – la Firenze new wave dei primi anni Ottanta – possa ancora oggi accumulare un numero tale di date senza vivere della propria gloria riflessa. Come si spiega?

Diaframma-SIBERIAdiaframmaQuando uscì Siberia – album d’esordio e capolavoro indiscusso che verrà riproposto per intero venerdì 22 aprile al Tambourine di Seregno – era il 1984. Ma basta andare a un solo concerto dei Diaframma per accorgersi che i nati dopo il 1984 sono una grossa fetta del pubblico, e anche tra i rimanenti una buona percentuale non poteva certo, per ragioni anagrafiche, aver sviluppato una propria coscienza musicale in quel periodo.

In effetti, la band di Federico Fiumani e compagni sembra essere diventata una sorta di nume tutelare per la nuova scena indipendente, come conferma la partecipazione al MiAmi di due anni fa, il tempio dell’indie milanese giovanile e di massa. Determinante, sicuramente, l’unione fra la poetica romantica ed esistenzialista dei testi di Fiumani e le sonorità dark di Siberia – per molti l’attacco della title-track ha un effetto simile, si parva licet, al giro di basso di Disorder dei Joy Division, di cui i Diaframma nascono come cover band e le cui influenze sono evidenti anche nei videoclip e nelle prime performance live, con i movimenti convulsi del primo cantante Nicola Vannini a imitare le danze epilettiche di Ian Curtis.

Resta però il fatto che molte altre band che coi Diaframma divisero la scena musicale sono svanite con il tramonto della dark-wave di metà anni Ottanta (preziosissimo in questo senso il materiale raccolto nella benemerita doppia compilation New Wave Italiana 1980-1986 pubblicata da Spittle Records, che salva molte perle rare dall’oblio musicale). Altri compagni di viaggio più stretti – come i Litfiba, che collaborarono coi Diaframma nell’intramontabile Amsterdam, oltre che in diverse date dal vivo – hanno invece perso la propria identità e potenza originaria nel grande oceano della produzione commerciale.
Diaframnma - Federico FiumaniA permettere ai Diaframma di sopravvivere è stata invece, nel bene e nel male, la personalità di Fiumani, unico membro originario rimasto stabile negli anni attraverso gli innumerevoli avvicendamenti degli altri componenti. A lui si può attribuire (o imputare, a seconda delle prospettive) la virata dall’iniziale avanguardia che ha portato in Italia sonorità propriamente americane – Tuxedomoon, Pere Ubu, Television – verso un più fruibile rock cantautoriale con la trasformazione di fatto dei Diaframma in una one-man band.
Molti, con un velo di passatismo, hanno visto negli album successivi a Siberia poco più che un pallido riflesso dei promettenti esordi, trascurando però almeno due album di rilievo, 3 volte lacrime del 1986 e Boxe del 1988, ancora con Miro Sassolini alla voce. Una visione che lo stesso pubblico non sembra condividere del tutto, dato che anche nelle date incentrate sulla celebrazione del trentennale di Siberia le molte deviazioni dalla tracklist dell’album che Fiumani si concede sono accolte con lo stesso calore riservato a pezzi degli esordi come Elena o Neogrigio.
Una scommessa, quella dei Diaframma, che sembra dunque essere stata almeno in parte vinta da Fiumani – che peraltro ha pubblicato di recente Un ricordo che vale 10 lire, un album di cover-tributo al cantautorato italiano. E se la risposta di pubblico può valere come banco di prova, si può quanto meno dire che non molte band con una storia ultratrentennale possono vantare un seguito di irriducibili disposti a esagitarsi sotto il palco al grido di «Abbatti il futuro se non ti appartiene».

Biglietti per il concerto al Tambourine a 10 euro. Ingresso con tessera Arci 2016.

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