I 7grani tornano a Cantù

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Quanto a impegno, coerenza e forza espressiva, i 7grani sono un gruppo con pochi eguali, non solo a Como. Con una marcia in più: all’intensità di testi poetici e densi di significato, alla grandiosa solennità di certe canzoni diventate già dei classici – basta pensare a Neve diventeremo e a Ragazza di Nanchino – uniscono anche la sana capacità di sdrammatizzare con ironia e autoironia. Stasera i tre fratelli – Fabrizio, Mauro e Flavio Settegrani – tornano a far sentire le loro canzoni All’Unaetrentacinquecirca di Cantù il 7 maggio alle 22. La guerra, le sue conseguenze, gli orrori del nazifascismo sono tra i temi ricorrenti della poetica di un gruppo reduce da due grandi avventure.

La prima si è svolta lo scorso anno, quando i 7grani assieme all’arpista Pauline Fazzioli, al batterista Luca de Alberti, al trombettista Raffaele Kohler e al fonico Gigi Miglio, all’ interprete Marzia de Giuli e allo staff di Aroproductions di Milano, sono partiti alla volta della Cina. «Tutto è iniziato dalla scrittura della canzone Ragazza di Nanchino – spiega Mauro  – nata dalle emozioni suscitate dalla lettura del libro di Iris Chang Lo stupro di Nanchino che racconta di quando, nel 1937, le truppe giapponesi conquistata quella che allora era la Città capitale, prima di Pechino, si abbatterono come furie sulla popolazione civile, soprattutto sulle donne, violentate per vendetta dopo la sconfitta subita a Shanghai. Dopo la scrittura della canzone il Performing Art Group di Nanchino è rimasto colpito dal brano in seguito a un’intervista di Cctv (la televisone di stato cinese giunta in Italia per intervistare la band), ma soprattutto dopo l’intervista di Xniua, l’agenzia stampa cinese più importante che ci ha intervistati a Milano». E già questa sarebbe stata una grande soddisfazione, ma c’è stato di più: «In seguito siamo stati invitati a partecipare alla cerimonia inaugurale del Nanjing Youth Festival: una manifestazione incentrata su sport, cultura e pace organizzata dall’Unesco, un grandissimo evento che si tiene a Nanchino nel Wutaishan Gymnasiumin un palasport che contiene 15mila persone trasmesso a una platea di oltre 200 milioni di persone». Questa esperienza non resterà solo un bel ricordo: «Abbiamo realizzato le riprese del nuovo videoclip della canzone, un filmato dalla produzione impressionante, dodici persone al seguito della band, oltre una ventina di guide e responsabili audio e video e management che hanno seguito il gruppo e organizzato le location per le riprese. Ci hanno fornito tutto il materiale audio e video per arrivare al massimo risultato. Un ufficio stampa che ogni giorno comunicava ai principali media cartacei e televisivi il nostro percorso attraverso articoli e immagini in televisione. E ancora, abbiamo selezionato nove ballerine all’interno di una grande scuola di danza. Le emozioni più grandi sono nate dalla grande partecipazione e aiuto che abbiamo ricevuto giorno per giorno anche per la realizzazione del film documentario che racconterà della storia di un gruppo rock italiano nei luoghi della memoria degli eventi che hanno ispirato la canzone: la collaborazione nel recupero delle fonti storiche, le interviste ai superstiti fino alla partecipazione di Tan Dun, musicista, direttore d’orchestra e compositore della colonna sonora del film del Oscar La tigre e il dragone.

Il secondo viaggio si è svolto di recente, in occasione della Giornata della memoria. La mèta, questa volta, era Auschwitz. Non si può nasconderlo: quel nome evoca immediatamente orrore e sgomento, ma tutti gli appassionati di musica sentono anche risuonare le note e le parole di una delle più belle ballate di Francesco Guccini, La canzone del bambino nel vento (che è sicuramente più nota con il nome del campo di sterminio polacco). Il gruppo aveva inciso anche una propria versione di quella canzone nell’ambito del progetto Neve diventeremo, nato in memoria del partigiano istriano Radovan Ilario Zuccon, «deportato a Buchenwald dai nazisti nel 1944 – aveva raccontato il gruppo presentando la canzone – Sopravvissuto, ha potuto testimoniare le crudeltà del nazifascismo». I fratelli Settegrani lo hanno conosciuto da piccoli: hanno «potuto ascoltare e registrare su cassetta il racconto delle sue drammatiche vicissitudini. Purtroppo Rado oggi non c’è più, ci ha lasciati nel 1995, ma in noi è sempre vivo il ricordo di ciò che ha subito e i valori della Resistenza che ci ha tramandato». Per quella canzone i 7grani sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La band è partita dal binario 21 della Stazione centrale di Milano, lo stesso da cui partivano i treni dei deportati, e tra i compagni di viaggio c’era lo stesso Guccini. Un video del gruppo che interpreta quella storica canzone di fronte al grande autore, pubblicato dal sito del Secolo XIX, ha fatto il giro del web.

1 commento

30 aprile 2016 alle 15:36

Bravi ragazzi, siete veramente degni delle attenzioni del Maestro. Le vostre canzoni e i vostri progetti toccano i cuori e le coscienze, la vostra musica trascina e coinvolge.

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