Hugo Race, carisma australiano in concerto a Cantù

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Con Hugo Race, lo ammetto, è stato amore a prima vista, o meglio, a primo ascolto. Non ricordo esattamente quando e dove sia avvenuto il fatale incontro, ma è avvenuto, e tanto basta. Il suo 53rd state, scritto con i True Spirit nel 2008 porta i solchi dei troppi ascolti nel mio stereo, e averlo visto suonare dal vivo in un paio di occasioni è un’esperienza che vale la pena aver vissuto.

hugo2Australiano, classe 1963, è entrato giovanissimo a far parte dei Bad Seeds di Nick Cave (sì, proprio lui, quel Nicola Caverna lì che a me, personalmente, fa bollire il sangue, e non sto nemmeno a spiegare il perchè) e, nel 1984, ha fondato la band The Wreckery, con la quale ha suonato per quattro anni. Dopo il loro scioglimento ha costituito i True Spirit, con i quali ha pubblicato diversi album, puntando su un suono che spazia dal blues alla psichedelia. Ha continuato la collaborazione con Nick Cave per gli album Kicking against the pricksTender prey e Murder ballads, ha partecipato, come musicista e compositore, a dischi di Mick Harvey, La Crus, Nikki Sudden, Robert Forster, Micevice, ha prodotto Closet meraviglia di Cesare Basile e Camere da riordinare dei Lo.mo, uno degli album più belli della scena indie italiana del 2005. In tempi più recenti, ha dato vita al gruppo di rock blues etnico Dirtmusic, con i quali ha pubblicato quattro album e ha creato, insieme ad Antonio Gramentieri e Diego Sapignoli della band strumentale italiana Sacri Cuori, il progetto Hugo Race Fatalists, con cui ha prodotto l’omonimo Fatalists nel 2010, We never had control nel 2012 e 24 hours to no-where, uscito quest’anno.

Hugo Race è un poeta dalla scrittura profonda, che spesso si addentra nei luoghi oscuri del vivere, i suoi testi sono ricchi di metafore, rimandi dai significati complessi, immagini evocative, riferimenti alla morte, strazianti dichiarazioni d’amore e altrettanti abbandoni. La sua voce è deliziosamente roca, bassa e sussurrata, in armonico e perenne equilibrio tra Tom Waits e Leonard Cohen, mentre la veste elettro-acustica della sua ultima fatica discografica riporta ad un folk rock dalle intense tinte scure e dalle cupe atmosfere oniriche, che incantano e seducono già alle prime note.

Un artista davvero carismatico, Hugo, che vale la pena seguire e ascoltare, e quella di martedì 8 novembre All’Unaetrentacinquecirca di Cantù è un’ottima occasione da non lasciarsi assolutamente scappare. Ve lo consiglierebbe pure Nicola. Ne sono certa.

Ingresso: 15 euro

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