Hello folks! C’è Kaki King a Desio

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«Quando avevo circa 4 anni, i miei genitori volevano che io prendessi lezioni di musica, e ho scelto la chitarra, ma non mi divertivo molto, così verso i 5 anni la misi da parte e a 9, 10 anni ho cominciato a suonare la batteria, che tutt’ora suono ancora. Pensavo che se avessi mai sfondato, sarebbe stato come batterista. Ho iniziato così a suonare musica pop e questa esperienza mi ha influenzata molto quando sono ritornata a suonare la chitarra». Parola di Kaki King e può apparire strano a chi conosce e apprezza questa straordinaria virtuosa delle sei corde, di scena lunedì 23 maggio al parco Tittoni di Desio per presentare il nuovo album The neck is a bridge to the body. Cosa è successo? È stata una successione di eventi a riportare Kaki verso la chitarra. «La prima volta che la suonai in pubblico fu al termine del mio anno di matricola. Sono salita sul palco a questo forum degli studenti e ho suonato tre brani. Ero incredibilmente nervosa, c’erano anche alcuni associati come i Sidewalk Cafe o Cinema Classics dell’East Village. Ci fu anche una festa a Brooklyn e qualcuno mi disse “Vorresti suonare qualcosa?” e io dissi “Certo”! È iniziato tutto così, a poco a poco per gradi».
hello-folks-ce-kaki-king-a-desioE anche una grande tragedia ha giocato la sua parte: dopo l’11 settembre 2001, questa giovane intraprendente aveva una tremenda necessità di mantenersi e iniziò a suonare in metropolitana, per quahe spicciolo. «La metropolitana mi ha dato la forza. È un lavoro che ti forma sia mentalmente che fisicamente. Suonare per due ore in posti terribili è una vera sfida. Poi improvvisamente la gente cominciava a venire da me e a chiedermi , “Hai un disco?” e ho capito che se fossi riuscita a vendere un CD per 10 dollari ogni volta che qualcuno me lo chiedeva, avrei potuto cavarmela bene».

E poi c’è la composizione: «Ho cominciato a scrivere cose con un sacco di dissonanze o con accordi pericolosi che non convincono completamente, ci svolazzavo attorno, in nessuna chiave precisa, che era quello che facevano compositori come Stravinsky, Debussy e Prokofiev. Una buona parte della mia ispirazione deriva dalla musica classica del XX secolo, che non avevo mai sentito prima di arrivare a New York, ma mi potreste trovare ad ascoltare Vespertine di Björk o Rid of me di PJ Harvey o la Sagra della primavera».

Alla fine la perseveranza è stata ripagata dall’arrivo del contatto giusto, da una carriera che oggi allinea diversi album, a partire dall’esordio Everybody loves you del 2003, dalla proclamazione ricevuta dal magazine Rolling Stone che ha inserito Kaki King nella lista dei nuovi guitar gods, unica donna e artista più giovane dell’elenco. Il suo non è solo un concerto, ma è anche un’esperienza visual, con luci, disegni e colori che si intrecciano tra la chitarra e il palco, allestito sulla suggestiva scalinata di Villa Tittoni Traversi.

Lo spettacolo inaugura la nuova rassegna Hello Folks Sessions, dedicata al cantautorato statunitense ed è frutto della collaborazione tra Barley Arts e Mondovisione onlus. Apertura cancelli alle 19.30, concerto alle 21.30, biglietti a 15 euro.

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