Grande Motta allo Studio Foce

grande-motta-allo-studio-foce
0 746

Finalmente ieri sono stata allo Studio Foce. Complice la serata quasi primaverile, con gli altri ci siamo goduti anche lo spazio all’aperto. Una vera chicca in una Lugano che, con le luci riflesse nel lago, era davvero suggestiva. Una gran bella serata grazie soprattutto a un gran bel concerto: per me era la prima volta ma per Francesco Motta era la terza, al Foce, che lo ospita da oltre sette anni. Durante la serata non sono mancati i ricordi delle prime volte, quando gli organizzatori erano in due, gli spettatori erano dieci e, sul palco, stavano in tre. Quelli sul palco, che arrivavano dopo aver macinato chilometri in autostrada e pasteggiato a Camogli, erano i Criminal Jokers, prima formazione di Motta in cui militava anche Simone Bettin, ora uno dei componenti dei Campos, la band che ha aperto il concerto di ieri.

Tutto torna, la “famiglia” di Motta si ritrova sul palco, sotto di esso e nelle canzoni. «Si può dire comunista qui a Lugano o ci sparano?»: è preceduta da questa ironica richiesta Mio padre era un comunista, dedicata, manco a dirlo, ai suoi genitori. Prima di questa Del tempo che passa la felicità, Se continuiamo a correre, Prima o poi ci passerà: in un’intesa perfetta con la sua band, che ripetutamente abbraccia e con cui si diverte, Motta scalda il Foce.

Tra una canzone e l’altra si prende qualche minuto e, tra gli altri episodi, racconta di come il decimo pezzo è stato inserito nell’album, anche se a lui non piaceva. Una volta fattolo ascoltare a Riccardo Sinigallia, il suo produttore, quest’ultimo ha sentenziato «Se non inseriamo questa nell’album io e te non ci parliamo più». Si trattava di Sei bella davvero e Sinigallia ha dimostrato, come sempre, di avere ragione. Uno dei pezzi più belli e più apprezzati insieme a Roma stasera, che accende il pubblico quando Motta rientra dopo la pausa.

A chi poco prima gli ha urlato di sorridere un po’, Motta ha risposto che dopo aver compiuto i trent’anni sta «una bomba»: La fine dei vent’anni (unica canzone scritta a casa dei suoi genitori a Livorno) è forse uno spartiacque, di certo dà il titolo a un album pieno, variegato, riuscitissimo e un concerto di Francesco Motta vale proprio la pena di essere vissuto.

Quasi quasi torno a sentirlo, ad aprile all’Alcatraz; di sicuro tornerò al Foce: settimana prossima c’è Giovanni Truppi e la programmazione non finisce qui!

(Foto di Michele Mandaglio)

Lascia un commento