Grande inizio agli I-Days con Rancid e Green Day

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Quello del 15 giugno 2017 entra di diritto tra i concerti più belli a quelli a cui io abbia assistito. Un’atmosfera pazzesca, uno spazio enorme ma estremamente vivibile e ben organizzato, un’ottima compagnia e soprattutto dei grandi musicisti sul palco. La carica e l’emozione sono state tali che – personalmente – ho accusato la stanchezza molto meno del previsto. Una lunga – ma tutto sommato salutare, guardiamo il lato positivo – camminata dal parcheggio, la passeggiata attraverso il parco e un po’ di coda per i controlli: sono senza dubbio approfonditi (vietato anche l’Autan, col risultato che qualcuno se ne cosparge prima di cedere la bomboletta, intossicando lo staff) ed efficaci; nulla di trascendentale come le notizie delle scorse giornate parevano prospettare. Risulta più lunga la fila per il bagno, per dire. Le distanze sono lunghe, l’Autodromo è immenso ma una volta dentro la visione del palco, degli stand, della gente di tutte le età, ripaga subito lo sforzo.

Un giretto per i mercatini, una sbirciatina al merchandising e poi via, a posizionarsi sotto la torre 21 per godersi l’imminente concerto dei Rancid. Puntualissimi, partono subito col botto e all’attacco di Roots radicals è subito 1995: di …And out come the wolves – di quell’anno – ne hanno suonate molte e ogni volta è stato un tuffo al cuore: Time bomb, Olympia WA, Journey to the end of the East Bay, Maxwell murder, Old friend. Accanto a queste, quelle più recenti ma anche le primissime, per un’ora e mezza di carica, energia, divertimento e immancabile pogo – soprattutto tra gli occupanti del Golden. Dagli esordi del 1991 di acqua ne è passata sotto i ponti ma, a giudicare dall’apprezzamento del pubblico e dal gran finale con Ruby Soho, i Rancid piacciono sempre tanto e speriamo non debbano passare altri quindici anni per rivederli.

Una mezz’oretta di relax e alle 21 è la volta dei Green Day: la gente nel frattempo è aumentata, il colpo d’occhio, guardandosi attorno, è stupefacente. Introdotta da Bohemian rhapsody e Blitzkrieg bop, la band apre con Know your enemy e in un attimo siamo già tutti in sintonia. Billie Joe dimostra subito di essere in forma smagliante, di sapere essere un mattatore e con i suoi compagni tiene il palco senza un attimo di cedimento, se non simulato. Anche in questo caso si passa attraverso la loro storia: il richiamo alla old school del 1991, i ricordi di Dookie con Basket case, She, When I come around, il presente di Revolution radio e Bang bang; non mancano Hitchin’ a ride, Minority, Holiday e Boulevard of broken dreams: Billie Joe la canta da solo sul palco e noi pendiamo dalle sue labbra.

Tra un brano e l’altro ringrazia ripetutamente il pubblico e l’Italia tutta, scherza con tutti noi e si lancia in qualche frase nella nostra lingua, sventolando il tricolore; non manca di ripetere «No Donald Trump» parecchio sentito e insiste anche su slogan contro razzismo e omofobia. Indimenticabili i momenti in cui alcuni spettatori vengono fatti salire sul palco per suonare e cantare con il gruppo: uno di loro, in particolare, dimostra di sapersi muovere come se non avesse fatto altro nella vita, salvo poi cimentarsi in uno stage-diving mal riuscito. Il più piccolo tra loro, invece, Sebastian, ha un’espressione sognante mentre suona con Billie Joe che gli… regala la chitarra! Dopo un intermezzo a base di pezzi come Shout, (I can’t get no) Satisfaction, Hey Jude, e di lancio della magliette con uno speciale marchingegno, i Green Day si congedano con gli ultimi brani: American idiot, Jesus of Suburbia, Ordinary world, Play video. Il gran finale, a tratti commovente, non può che essere con Good riddance (Time of your life).

Tra i partecipanti un entusiasmo dilagante; tantissimi gli amici comaschi incontrati durante la serata: Giorgio Giommi voleva vedere i Rancid da quando aveva 15 anni e trova che il loro concerto sia stato più bello di quanto potesse pensare: «Hanno fatto pezzi da tutti gli album, hanno suonato molto bene – a parte qualche defaillance – e mi sono sembrati decisamente sul pezzo, come speravo. Una serata stupenda», dice. Stefano Volonterio la pensa allo stesso modo: «Gran concerto!!! L’emozione maggiore è stata quando hanno suonato i Rancid, un carico di energia che mi ha riportato indietro nel tempo! I Green Day sono indubbiamente degli animali da palcoscenico, due ore e mezza di musica, cori e… tanto, tanto sudore!». C’è anche chi è arrivato solo per il main event: Giulia Antonini lo definisce «Strepitoso. Billie Joe è un grandissimo artista e uno showman! Mi ha davvero entusiasmato e non me l’aspettavo!». Anche per Chiara Mambretti il concerto dei Green Day è stato uno spettacolo: «Un’immersione nella mia adolescenza, un mix di ricordi di serate al Tarta (Tartaruga – ndr), pogando! Clima perfetto, organizzazione dell’evento ottima, facce di tutte le età felici e sorridenti intorno. È stato bello vedere i genitori con i figli – dai neonati agli adolescenti – ballare, cantare, pogare, divertirsi insieme. Ho anche incontrato amici comaschi che non vedevo da un po’ e poi ero con una persona speciale. È stata una gran serata di grandissima musica, conclusa alla grande con il pezzo che non poteva mancare; insomma… I had the time of my life, ieri! I Green Day sono uno di quei gruppi che uniscono le generazioni con la propria musica e che non stancheranno mai». Ivan Galli è rimasto piacevolmente sorpreso dalla serata: «Il commento più bello è stato lo sguardo del ragazzino a cui Billie Joe ha regalato la chitarra. È stato un grande spettacolo in una bella cornice dove l’acustica è risultata perfetta con suoni ottimi e il palco fenomenale con quel gioco di luci e di giochi pirotecnici. La scaletta era quella attesa e dunque apprezzata. A tratti un po’ troppo insistente su politica, Facebook e social ma tutto in generale al di sopra delle aspettative».

Vittoria su tutta la linea, dunque, con grande soddisfazione di tutti..in attesa delle prossime serate degli I-Days e dei prossimi concerti dei nostri beniamini.

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