Grande Davide: San Siro diventa La balera per 20mila

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«Ciao! In qualche modo mi sembra di conoscervi tutti!». Le prime parole di Davide Van De Sfroos ai ventimila di San Siro. Ieri sera l’artista laghée ha tenuto il concerto della sua vita allo Stadio Meazza. Lo sciamano e La balada del Genesio hanno aperto le danze per tre ore di show, quasi trenta canzoni, tre formazioni, tutta la vita in un giorno. È il coronamento di un viaggio iniziato negli anni Novanta, letteralmente dalle stalle alle stelle, passando per i teatri, i palazzetti, i festival, Sanremo e alla fine qui. È l’arena più importante d’Italia. Qui Bruce brucia 60mila biglietti alla volta, Tiziano Ferro ha prenotato due serate, i Coldplay combattono contro il secondary ticketing che manda sold out il loro concerto in pochi attimi per poi riportare in vendita i biglietti a cifre astronomiche. Qui, ieri sera, erano in ventimila.

…se 20mila sono pochi…

Pochi? Il colpo d’occhio è quello di un parterre dove ci si muove con comodità e di anelli ben lontani dal tutto esaurito. Ogni tanto ci si conta. Ieri i desfan si sono contati e così abbiamo scoperto che sono tanti quanto due forum, pochini per uno stadio. Ma ditelo a quelli esaltati dal concerto, che hanno cantato e ballato come ossessi davanti al grande palco che erano pochini. Ditelo a quelli che hanno percorso mezza Italia pur di esserci. Ditelo a Davide, in forma smagliante, aggressivo quasi, all’arrembaggio delle sue stesse canzoni per non farle sentire sole in quello spazio immenso. Ditelo agli Shiver che hanno dato l’anima fin dalle prime note: «Quest’anno mi hanno fatto riimparare a essere un folksinger».

Davide con gli Shiver

Ditelo al branco dei Luf, che si è impossessato della scena dominandola con sicurezza, come se Dario Canossi e i suoi avessero sempre suonato negli stadi. Ditelo alla Gnola Blues Band, che ha tirato fuori gli attributi per chiudere il concerto dei concerti con una grinta da far spavento. Oppure chiedetelo a Fabio Treves, il puma di Lambrate che ha visto la folla per Springsteen a Roma: «Hai un pubblico incredibile, Davide!». Oppure ad Anga, che con Van De Sfroos ha diviso qualsiasi palco. Imparagonabile, certo, ma quella di ieri era un’altra storia. Quella del piccolo uomo del lago che non pretendeva di esibirsi davanti a una folla sterminata, ma voleva regalarsi e regalare una consacrazione che ai suoi Cauboi non può non esser piaciuta.

«Sono più contento oggi che il giorno che mi sono sposato»

«Volete la fascia commemorativa di Davide Van De Sfrùs? Vendo fascia commemorativa di Davide Van De Sfrùs!». Fuori dallo stadio Meazza c’era tutto il circo che accompagna i grandi concerti rock di San Siro. Compresi i bagarini e individui come questo simpatico napoletano che cercava di piazzare un gadget assolutamente non ufficiale. Ma non è il solito concerto. Davide Van De Sfroos – subito si alzano cori da stadio per spiegare al soggetto come si pronuncia esattamente il cantante di cui sta vendendo merce – non è un’artista come tutti quelli che si sono esibiti e si esibiranno nella più grande struttura di Milano.

«Van De Sfrùs»???

Ma questo evento arriva a ridosso di una situazione internazionale dove anche partecipare a un bagno di folla collettivo come questo può essere un rischio. Quindi si accede attraverso un primo varco dove si viene passati al metal detector portatile. Poi un secondo fino ai tornelli dell’ingresso. Si trascorre il tempo in coda e si intrecciano varie storie come quella di Enrico che è arrivato da Genova portando una ragazza con Blablacar: «Spero tanto di passare la serata con lei». Poi ci sono i Cauboi che, come da canzone, son venuti giò a Milan sciamando dal lago con ogni mezzo. Per esserci. Per immortalare l’evento storico con l’inevitabile selfie davanti allo stadio. Di tutte le età, tanti bambini, chi arriva da Cuneo, da Bologna, dalla Sardegna, da Roma, da… Rio de Janeiro (!). Poche parole: «Per lui. Conta su di noi. Non potevamo mancare».

Tutti in fila per il concerto dei concerti

Perché quella di ieri è una serata che resterà nella storia per loro, per Davide e per chi, nell’arco di tutti questi mesi, si è chiesto se sarebbe successo davvero. È successo. L’atmosfera è quella di un’occasione assolutamente irripetibile a meno che come è accaduto per il forum che sembrava una meta irraggiungibile anche il concerto di San Siro non diventi una consuetudine per Van De Sfroos.

San Siro, solo la prima volta?

Cori da stadio (altrimenti quando?), coreografie, balli improvvisati, pogo e lacrime. È questo strano popolo che lo ha seguito ovunque e che, messo alla prova dello stadio, si è fatto sentire per centomila. Davide li ha ripagati come meritavano: ha dato l’anima, scegliendo un repertorio acconcio alla situazione. L’esplosione su De Sfroos, gioia sul Figlio di Guglielmo Tell, apoteosi sulla sanremese Yanez, danze tribali e un vero sciamano azteco per Hoka Hey e anche il vero Cimino pronto a indossare la sua bricolla mentre il cantante intona le sue leggendarie (ehm…) gesta, le maschere del Carneval de Schignan e, ultima prima dei bis, una Cyberfolk da tirarlo giù, sto San Siro.

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Ma anche commozione per Ventanas40 pass e La figlia del tenente, eseguite in solitudine, Akuaduulza e i brani più introspettivi. Non è mancata la necessaria dose di Pulenta e galena fregia prima di chiudere La balera e darsi appuntamento chissà dove, perché dopo San Siro, colonne d’Ercole della carriera, c’è un oceano di possibilità.

(Foto di Andrea Butti)

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