Goldfish, un bis dorato per le Marshmallow Pies

Marshmallow Pies
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Il mio primo incontro con le Marshmallow Pies (se escludete le volte che uno si cimenta nel rovinare Lucy in the sky with diamonds nel traffico cittadino) è avvenuto in un momento in cui io non sapevo nemmeno della loro esistenza.
Più o meno verso l’ottobre scorso, a casa di Patty (assieme a Carlo è una delle due colonne portanti dell’Unaetrentacinquecirca di Cantù che, per chi stranamente non sapesse di cosa sto parlando, è un’istituzione per quanto riguarda la musica dal vivo di qualità nel comasco e non solo), durante una festicciola casalinga a tema buon vino, risate, chitarre e ukulele ho conosciuto veramente Francesca, la cantante e cofondatrice del trio canturino.
Dico ‘veramente’ perché, sarò sincero, prima di quella serata era una ragazza che conoscevo di vista perché lavora in un locale che frequento abbastanza spesso. Sono uno che tendenzialmente sta in disparte e fatica – vuoi la tidimidezza o vuoi che ne so – a socializzare in mezzo alla ressa.
Quella serata è stata una buona scusa per stare in mezzo a belle persone e per ascoltare buona musica che, grazie all’apporto dell’amico Jamie (a.k.a. Bocephus King) stranamente libero da impegni quella sera, non è mancata.
È, difatti, in un attimo in cui l’amico canadese ha dismesso i panni dell’intrattenitore che ho conosciuto Francesca. Ricordo di essere rimasto di sasso nel sentirle cantare una cover di Leonard Cohen (eddai che sapete di che canzone parlo). Non avevo idea che cantasse. Ero totalmente ignaro che fosse così brava.
Da li a poco sono venuto a conoscenza dell’esistenza del gruppo, ho reperito quel che la rete permetteva di reperire. Le poche cose sentite fino a quel momento mi colpirono al punto che da quel momento con Francesca diventò un’amicizia che va al di la del «Ciao» e questo servì anche a sapere che la band aveva già un disco all’attivo, Between cloudy and sunny days del 2013, e uno in lavorazione.
Lo scorso 1° Aprile, infatti, è arrivato il gran giorno. Le Marshmallow Pies All’Unaetrentacinquecirca prensentano il loro secondo goldfis-un-bis-dorato-per-le-marshmallow-pieslavoro: Goldfish.
Dieci giorni prima della pubblicazione è stato possibile ascoltare il primo singolo estratto dall’album, Drinking dreams, il quale lasciava presagire buonissime cose. Il trio infatti ha quasi abbandonato completamente la ricetta acustica per degli arrangiamenti più complessi e l’aggiunta di elementi di supporto al sound della band.

Alla presentazione del disco nessuna aspettativa è stata delusa. In un locale pieno di gente e del calore che meritano, hanno suonato un set di poco più di quaranta minuti che ha concesso spazio al nuovo ma anche al vecchio materiale soddisfando appieno i fan dell’ultima, ma anche della prima ora. I nuovi elementi della band, perfettamente coesi, non hanno snaturato per nulla il sound variopinto ed emozionale che è marchio di fabbrica di Francesca, Greta e Simona. Le tre, assieme ai nuovi compagni di avventura, hanno saputo tenere il palco come a volte riescono a fare solo le grandi band, quelle che sanno quello che vogliono e soprattutto dove vogliono andare, che per arrivare c’è tempo.

secondo-album-per-le-marshmallow-pies

1 Goldfish
2 Around me/Inside me
3 Moonrise
4 Drinking dreams
5 Days are getting shorter
6 Fancies and blankets
7 Pollen
8 Freud
9 Amy
10 The first time
11 Irrepleaceable

Arrivato a casa, poca la voglia di dormire. Ne approfitto per ascoltare il disco appena acquistato al concerto. Curioso lo metto su assieme alle cuffione delle grandi occasioni e mi ci immergo con tutte le scarpe.
Avendone avuto un assaggio al concerto, alcune canzoni suonano familiari. Le riconosco. Mi piacciono. Mi piacciono tanto e mi rendo conto della loro bravura e capacità diesecuzione impeccabile. Le ragazze ci sanno fare, sanno spaziare dalla malinconia più profonda, di quella bella per capirci, al sound più allegro e coinvolgente con una semplicità disarmante. Uno switch emotivo continuo. Testi mai banali e arrangiamenti complessi, ma facilissimi da assimilare e digerire.
La maturita di pezzi come la title-track, Goldfish o la bellissima Moonrise ricordano gli albori di artiste come la nostrana Elisa (quando ancora non scimmiottava – male – Morrisette o Gaga) o A fine frenzy, di cui forse in pochi si ricorderanno, ma quei pochi non hanno fatto fatica ad adorarla. Poi ci sono le coinvolgenti Drinking dreams, primo singolo estratto, o Pollen Amy per le quali basta un ascolto per poi ritrovart a fischiettarne i ritornelli in giro senza rendertene conto. Questo è ciò che a mio avviso è qualcosa che vale molto più di qualsiasi altro complimento. Le tracce scorronovia piacevolmente fino Irreplaceable che chiude questo seconda fatica delle Marshmallow Pies lasciandoti con la pelle d’oca e la sensazione di essere nel bel mezzo di un film di Tim Burton. Il successo di un disco secondo me? La voglia di riascoltarlo.

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