Gloria e Liberazione con i Modena City Ramblers

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Se il 25 aprile festeggiavamo la Liberazione insieme a Lidia Menapace, il 26, sempre allo Spazio Gloria, non abbiamo smesso di farlo, perché come sottolineano i Modena City Ramblers in una serata scoppiettante e ricca di emozioni, dovrebbe essere un po’ ogni giorno il 25 aprile, nonostante le recenti polemiche sul riconoscimento o meno di una ricorrenza di questo genere. Questa serata allo Spazio Gloria è stata un’eco e un richiamo forte nel presente di ciò che è stato 72 anni fa, perché la ricerca della propria libertà, attraverso ogni mezzo, è fino a prova contraria diritto, e forse dovere, di ognuno, festività a parte, moralismo pure. L’organizzazione del progetto di Connessioni controcorrente e la sua collocazione in questi due giorni dalla forte portata storica, politica e sociale, è stata molto azzeccata, perché ha permesso in qualche modo di credere ancora in una resistenza che faccia da contraltare, oggi, alla vera Resistenza, ha permesso di ribadire l’importanza del ruolo di ognuno in un sistema nel quale non tutto è definito e pre-impostato, come ci sembra a volte di credere.

Gian Battista Galli, Giuseppe Adduci e Alfredo Scogna

La forma espressiva più alta che potesse far trasparire questa idea di libertà è stata certamente l’arte, a partire da quella teatrale fino ad abbracciare quella poetico/musicale dei Modena City Ramblers, passando per Liberi tutti dei Sulutumana, un must per un Gloria scalpitante e estremamente coinvolto. La serata, che ha visto una numerosa partecipazione da parte di un pubblico di ogni età, si è aperta con un momento forte, protagonisti Gian Battista Galli dei Sulutumana, Alfredo Scogna e Giuseppe Adduci per raccontare Anas Basha, un ragazzo siriano di 25 anni che ha scelto, sotto i colpi dei bombardamenti, di non far mancare il sorriso ai bambini. Armato di naso rosso e piedi lunghi, il clown – raccontano le parole di Adduci e i ritornelli di Galli – non ha mai smesso di credere in un futuro migliore, e ha infuso anche nei più piccoli lo spirito del sorriso, che vacillava sotto i colpi della guerra dei grandi. Questa narrazione alternata alle note della chitarra di Scogna lascia spazio a una serie di brani storici ed evocativi dei Sulutumana, poi il palco è tutto dei Modena City Ramblers, e di loro proprietà indiscussa per qualche ora siamo anche tutti noi, tranquilli, ancora per poco, sulle poltroncine rosse.

Davide Morandi (MCR)

La ricchezza della loro musica impregna le pareti, aggressivo il combat folk dall’impronta irlandese, nessun vuoto, una continuità esaustiva che accompagna storie che assomigliano a poesie, storie vere di lotta, di vita e di morte, storie di fatica e di ideali. Tra i brani più conosciuti, come Oltre il ponte o Ebano, spiccano dei nuovi titoli, tratti dal recentissimo album Mani come rami, ai piedi radici. Radici che ricordano ciò che è stato fatto, bagnate ma non soffocate dal tempo, rami come mani protese al futuro con la consapevolezza di un passato di conquiste. La musica civile è Modena City Ramblers, dove cantare è raccontare, ascoltare è conoscere. E tanta è la voglia di farsi sentire, di capire e interpretare, di ricordare e insieme sperare: sotto le note di Mia dolce rivoluzionaria scendiamo in campo, sotto il palco, per poi esplodere in una rabbia cosciente nel ricordo di Peppino Impastato contando e cantando uno a uno I cento passi e, subito dopo, In un giorno di pioggia e poi ancora a squarciagola Contessa. Non poteva certo mancare, a coronare un’esibizione quasi commovente la loro conosciutissima e perfetta interpretazione di Bella ciao del 1993: tutti in piedi per la libertà e l’impegno, il ricordo e la coscienza della lotta partigiana. E cosa ci sarebbe di più bello da far cantare ai bambini nelle scuole, in ricordo della più grande battaglia della nostra gente per la nostra patria, quando esisteva ancora? I Modena City Ramblers hanno riconfermato grazie alla loro musica, come fusione di coscienza politica, arte e sete di giustizia, la sua forza intrinseca che ispira, che stimola, trascina e vince, ricorda e spera. E noi a sgolarci, a saltellare felici e sorridenti, e loro ancora più felici di noi nel vedere una massa indefinita mescolarsi al ritmo dei loro strumenti, stonare ogni nota pur di farsi sentire, urlare che forse stavolta ci siamo anche noi.

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