Giuliano Palma, una wonderful night targata Parco Tittoni

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La mia prima serata della stagione a Parco Tittoni registra un bilancio più che positivo, e non solo perchè questo è uno dei luoghi del cuore, dove si respira (e già solo questo basterebbe, viste le temperature torride di questi giorni) e ci si sente bene a prescindere, ma soprattutto per la programmazione musicale, che spesso e volentieri lascia in bocca un ottimo sapore.

È sabato sera, ed un Giuliano Palma in gran forma, elegantissimo nel suo completo chiaro, nonostante il caldo, il sudore e le zanzare (che lo hanno colpito a tradimento, maledette) incanta duemila persone di tutte le età, un pubblico bellissimo, ordinato, sorridente, attento e partecipe, come di rado capita di vedere. Due intense ore di concerto, introdotte dall’esecuzione, solo strumentale, di The odd couple, tratta dalla colonna sonora dell’omonimo film del 1968 con Jack Lemmon e Walter Matthau. Una scaletta ricca e serrata, che prosegue con Un pazzo come me, Musica di musica Nuvole rosa, per esplodere sulle sue cover più famose, come Testarda io (Iva Zanicchi), Eternità (Camaleonti), I say I’sto cca’ (Pino Daniele) e l’attesissima Che cosa c’è (Gino Paoli) cantata a squarciagola da tutti i presenti.

I sette elementi che compongono la band sono una macchina perfetta dal talento straordinario. Enrico Allavena, Luigi Napolitano, Andres Villani (sezione fiati), Nico Roccamo (batteria), Linda Pinelli (basso), Matteo Pozzi (tastiere) e Eugenio Odasso (chitarra) danno prova di eccezionale bravura e non sbagliano un colpo, dimostrando, una volta di più, quanto Giuliano Palma abbia l’occhio lungo, nello scegliere i musicisti di cui circondarsi. Dopo essersi informato sul risultato della partita della nazionale under 21, il nostro decide di fare due omaggi speciali: uno al calcio, con quella che ritiene essere l’inno più struggente, You’ll never walk alone, scritta dalla coppia statunitense Rodgers/Hammerstein per il musical del 1945 Carousel e adottata ufficialmente dalla squadra del Liverpool, e uno al cinema, con Hooked on a feeling dei Blue Swede, contenuta nella soundtrack del film Le iene di Quentin Tarantino, seguita da (There’s) Always something there to remind me, divenuta famosa grazie all’interpretazione di Sandie Shaw. Giuliano ricorda i 30 anni appena compiuti dai suoi Casino Royale con Re senza trono prima di tornare a Pensiero d’amore (Mal dei Primitives), Come le viole (scritta da Peppino Gagliardi e interpretata da Nicola di Bari) e Tutta mia la città (Equipe 84), che chiude ufficialmente il concerto.

C’è ancora spazio per un bis di tutto rispetto, che inizia con il riff di Wonderful life (Black) su cui la band si esprime come meglio non potrebbe. Un delizioso medley tra Bada Bing e Pes conduce a Così lontano e Se ne dicon di parole, mentre I’m in the mood for love, classe 1935, trascina il pubblico nel gran finale, quella Messico e Nuvole che tutti stavamo aspettando, con la band che gioca a rincorrersi sulle note e si diverte, regalando a tutti tredici minuti di puro godimento.

Giuliano Palma sul palco è uno che non si risparmia, nè vocalmente nè fisicamente, uno che sa valorizzare la qualità e il talento di chi ha il piacere di suonare con lui. Ma c’è una cosa che, più di tutte, mi porto a casa da questa serata. Il sorriso di chi ha ballato, si è innamorato, ha portato i propri figli, ha incontrato gli amici, ha saputo cogliere la sincera bellezza di ciò che è accaduto. Questa è la magia di Parco Tittoni, questo è il miracolo di chi, nonostante tutto, è ancora capace di meravigliarsi, oltre la paura, la stanchezza, la precarietà, i conti che non tornano e che non torneranno mai. It’s a wonderful, wonderful life per davvero. Basta crederci.

(Foto di Francesca Marelli per Parco Tittoni)

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