Fiorella, una Combattente in Arena

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Cronaca di un successo annunciato per Fiorella Mannoia, in concerto in un’Arena del Teatro Sociale gremita (1.300 spettatori) per ascoltare la cantante romana che ha inanellato perle da un repertorio prezioso. Un evento, organizzato da Aslico in collaborazione con MyNina Spettacoli e Gc Events, da vera Combattente che, in questo momento, sembra essere la portatrice di una fiaccola da mantenere luminosa, quella della canzone d’autore.

Tanti grandi scrittori come Dalla, a cui ha dedicato un disco, o Pino Daniele, con cui ha condiviso tanto, non ci sono più. Altri, come Ivano Fossati, che tanto ha inciso sulla sua carriera, hanno scelto di ritirarsi. Lei c’è, è sempre presente, animale da palcoscenico a modo suo, con grinta, ma anche con discrezione, con classe, ma anche con ironia, un concerto da gran signora della canzone, con un palco funzionale e privo di eccessi, ben incorniciato dallo scenario di quello che occasioni come questa fanno dimenticare essere, in altri mesi, un posteggio.

Si inventa qualcosa di nuovo in ogni tour, per proporsi sempre diversa a un pubblico affezionatissimo. In questo caso, anche se il presupposto principale è proprio quello di Combattente, album, come si intuisce, particolarmente militante e “engagé”, non dimenticail suo passato, remoto e recente. E non vorremmo essere nei panni della cantante quando si tratta di scegliere che canzoni inserire e quali lasciare fuori. Ce ne sono alcune che… proprio non si può: da I treni a vapore (con un inserto che attinge a La canzone popolare, sempe di Fossati) a Il cielo d’Irlanda, ultimo bis passando per La musica che gira intorno, Che sarà e Sally (ovvero la canzone di Vasco che ama anche chi odia Vasco, proprio grazie alla versione di Fiorella).

Vista la partecipazione sanremese di quest’anno, ha deciso di inserire in scaletta tutte e cinque le canzoni che ha portato al Festival, dalla rockeggiante Caffè nero bollente all’intensa Come si cambia (14ª nel 1984). Poi  Quello che le donne non dicono (incredibilmente solo ottava trent’anni fa esatti) protagonista, poche ore fa, di un divertente battibecco tra l’autore, Enrico Ruggeri (che la firmò assieme a Luigi Schiavone) e Wind che ha twittato «Lo sapevate che è stata scritta da Fiorella Mannoia con Pino Daniele»? Un errore di portata così monumentale da apparire incredibile, contestato da Rouge con grande ironia (controtweet: «…e Wind prende benissimo…»), ma soprattutto una di quelle canzoni che fa sognare, e tanto, il pubblico della cantante come Le notti di maggio (decima nell’88).

Che sia benedetta, l’ultima, rende ancora meglio dal palcoscenico, sia rispetto alla versione in studio (ascoltata mille volte anche in piazza Verdi grazie alla “radio” del Teatro) che a quella sanremese. «Ho pensato, vuoi vedere che stavolta mi dice bene? E ce l’ho quasi fatta anche se non ho vinto per colpa di una scimmia», con un riferimento alla coreografia di Occidentali’s karma di Gabbani. Chissà, magari un giorno anche lui diventerà un autore “buono per Fiorella”, che per l’ultimo disco ha scelto tutte canzoni che parlano di donne che lottano: «Siamo tutti combattenti per un ideale, per la salute, per il lavoro… combattiamo per il nostro diritto a essere felici». E Felicità, a proposito, è una delle prove più intense, dedicata a Lucio Dalla come tutto l’album A te, da cui proviene.

Il pubblico è stato partecipe, ma anche un po’ compassato più o meno fino a La cura di Battiato che ha risvegliato gli animi spingendoli sempre più verso il palco per un finale con standing ovation e la stessa Fiorella che balla facendo foto e selfie dal palco con i suoi affezionatissimi. Serata, forse, normale per una professionista della sua levatura. Indubbiamente speciale per chi ha cantato, pianto, riso e applaudito per due ore.

(Foto di Carlo Pozzoni)

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