Festival internazionale della chitarra: il Sudamerica sbarca a Menaggio

0 888

Capita, nella vita, che una serie di fortunati eventi ti porti nel posto giusto al momento giusto. Venerdì sera è successo a me, e quella serie di fortunati eventi mi ha permesso di conoscere e ascoltare alcuni artisti maiuscoli, di quelli che ti trasmettono gioia e bellezza ancora prima di abbracciare gli strumenti. Il posto giusto, in questa storia, è la splendida Menaggio, una vera perla tra monti e lago, mentre il momento giusto, è la decima edizione del Festival Internazionale della chitarra, che si conferma, anche quest’anno, un evento importante e prestigioso per il nostro territorio. Sugli artisti maiuscoli, invece, bisogna aprire delle parentesi talmente intrise di stupore che chiuderle sarebbe parecchio difficile, quindi è necessario procedere con ordine.

Andrea Mele

Arrivo a Menaggio nel tardo pomeriggio, giusto in tempo per assistere al sound check sul palco principale e a due piccoli e preziosi live acustici davanti alla pasticceria Manzoni: quello non previsto ma decisamente gradito di Andrea Mele, chitarrista fingerstyle e insegnante di musica, che ha proposto alcuni pezzi di sua composizione, tra cui la bella Rose, il brano d’ispirazione progressive Treno per la luna e la ballata Patchouli e la breve esibizione acustica dei due padroni di casa, Sergio Fabian Lavia, direttore artistico del festival e Dilene Ferraz, che hanno regalato ai presenti un momento di grande intensità emotiva, grazie a canzoni come Con il nastro rosa di Lucio Battisti e Garota de Ipanema di  Vinicius de Moraes e Antonio Carlos Jobim.

Claudio Vigolo e Sergio Fabian Lavia

Alle 21, in piazza Garibaldi, il festival prende ufficialmente il via: lo speaker e giornalista Claudio Vigolo presenta gli artisti che di lì a poco saliranno sul palco, accompagnato da Lavia, che racconta la genesi di questo evento, partito come un concerto tra amici e divenuto, negli anni, un punto di riferimento per alcuni dei migliori chitarristi del mondo.

Dror Orgad e Roberto Cachito Luna Victoria

La conferma di questo sta nel talento, nella bravura e nella tecnica dei due musicisti giganteschi che di lì a poco iniziano a suonare. Da un lato Dror Orgad, israeliano, un uomo che pare avere venti dita in ogni mano, per come suona, e che manco sembrano le sue, vista la velocità, la precisione e la grazia con cui fa vibrare le corde; dall’altro, Roberto Cachito Luna Victoria, sudamericano, un concentrato di energia e forza ritmica, dalla voce a metà strada tra Tom Waits e le all stars del Buena Vista Social Club (tutte insieme, ovviamente). Una manciata di brani, come Luna (parole di Federico Garcia Lorca, musica del nostro Marco Pollini), Mykonos (dedicato all’isola omonima), una stupenda versione di Parlami d’amore Mariù (scritta da Ennio Neri e Cesare Andrea Bixio nel 1932) e l’originale Ama la vida, scatena nel pubblico, numerosissimo, scrosci di applausi entusiasti, che il duo Abra la Puerta merita senza alcun dubbio.

Sergio Fabian Lavia, Cisco Portone e Dilene Ferraz

Chiudere la serata spetta poi alla funambolica e straordinaria coppia formata da Sergio & Dilene che, accompagnata dalle percussioni e dalle note di Cisco Portone, danno vita a un live che lascia tutti senza fiato. Cisco è il motore fondamentale che tutto sostiene e attiva, Sergio si muove sulla chitarra come se questa fosse un prolungamento della sua stessa anima e, grazie alla quadrifonia che riesce a realizzare, il suono invade l’aria e pare sostituirla. La voce di Dilene è qualcosa che non si può davvero spiegare: è allo stesso tempo melodia e accompagnamento, balsamo e ferita, esperimento e tradizione; la sua estensione vocale è spaventosa, la grinta e il carisma esplodono in ogni gesto, in ogni vocalizzo, in ogni trillo di flauto traverso. Un viaggio tra Argentina e Brasile, quello proposto dal trio, che ha radici salde e sguardo puntato sul futuro, da intraprendere con orecchie e occhi nuovi, i cui frutti, però, sono immediatamente godibili.

Gran finale per la prima serata del Festival

Il finale li vede, necessariamente, tutti e cinque sullo stesso palco, per un ultimo, delizioso brano, nel quale la Ferraz coinvolge il pubblico, che restituisce, con gratitudine e soddisfazione, la bellezza sin qui raccolta. Niente male, come primo giorno. Davvero niente male.

Lascia un commento