Festival internazionale della chitarra: bellezza, virtuosismi e tanta passione

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Festival internazionale della chitarra di Menaggio, day 2. Raggiungo la chiesa di Santa Marta, dove, alle 17, è previsto il concerto di alcuni giovanissimi e talentuosi studenti del conservatorio della Svizzera italiana e dell’Istituto Civico di Formazione Musicale SoulArt di Menaggio. Proprio davanti alla chiesa, è allestito un piccolo set acustico, su cui è in corso un sound check, proprio come accade sul palco principale di piazza Garibaldi. Si prepara un’altra serata di musica dalla qualità sopraffina, ma qualcosa non va. E non certo nei musicisti del festival, o nel tempo atmosferico, o nei sorrisi e nell’interesse di tutte le persone che si fermano, con l’intenzione di assistere alle performance. Quello che non va è un altro tipo di suono, che giunge, in più momenti, da diversi punti della città. Un suono di banda. Sia ben chiaro, adoro le bande cittadine, portano allegria e, in molti casi, vale la pena ascoltarle, ma fare una prova suoni con Where the saints go marching in sparato nelle orecchie è come pretendere di insegnare al mio gatto a non spargere la sabbia della lettiera in giro per casa. Inutile e frustrante. Mentre mi domando per quale accidenti di motivo non sia stato possibile evitare questa sovrapposizione di amorosi intenti (e nel mio cervello si profilano tutta una serie di responsabilità, che vanno dalle momentanee perdite di lucidità di chi dovrebbe gestire cose del genere alle fastidiose invasioni di alieni dal pessimo tempismo), non posso fare a meno di ammirare la passione e la grande tecnica che animano le esibizioni di chitarra dei ragazzi delle due scuole, sapendo di avere davanti alcune piccole promesse dal futuro decisamente roseo.

Cisco Portone e Bruno Tettamanti

Intorno alle 19.30, nella postazione acustica di cui sopra, si alterna un eccezionale ensemble di artisti, che regala ai molti presenti un live di grande cuore e carattere: Cisco Portone, Bruno Tettamanti, Cachito Luna Victoria, Dror Orgad, Sergio Fabian Lavia e Dilene Ferraz sono una forza della natura, sanno entusiasmare e divertire, coinvolgere e stupire. Ma quella che riceve il dono più prezioso, tra tutti, sono io, perchè vengo invitata ad unirmi a loro, e godo del privilegio di cantare, insieme a Dilene (questa donna ha una voce che non è umana, ve l’ho già detto? Sì? Beh, ribadirlo non guasta) Con il nastro rosa di Lucio Battisti.

Dror Orgad, Cisco Portone e Cachito Luna Victoria

Ancora visibilmente emozionata mi avvio verso il palco centrale, dove tra poco inizierà la seconda serata del festival. Le prime ad occupare la scena sono le Ginger Bender, alias Jeanne Hadley e Alessandra Di Toma,ed è amore dal primo istante. Bellissime, carismatiche ed ironiche, in una manciata di brani, alcuni propri, come The song about, Anna non piangere e Five, altri riarrangiati, come Caravan (Duke Ellington), St. Louis blues (W. C. Handy) e Press my button (Lil Johnson), danno prova della loro straordinaria bravura e incantano il numerosissimo pubblico accorso qui anche stasera.

Il duo delle Ginger Bender: Alessandra Di Toma e Jeanne Hadley

A seguire, la performance assolutamente unica di Stefano Barone trascina tutti in un mondo onirico e immaginario. Armato di loop station, pc, chitarra acustica (che suona con l’archetto, come se fosse un violoncello) e a dodici corde, Barone supera il semplice concetto di one man band, producendo sonorità che sembrano provenire dallo spazio. Una folgorante versione orchestrale di Human behavior di Björk, seguita da alcuni brani di sua composizione, si guadagna le espressioni stupefatte degli spettatori, increduli davanti ad una prova tale di virtuosismo e sapienza esecutiva. È un universo dai colori vividi e intensi, quello di Stefano, perfettamente visibili tra le note, anche ad occhi chiusi.

Stefano Barone

Il finale è tutto per la chitarra di Claudio Farinone e la fisarmonica di Fausto Beccalossi, che si cimentano con brani di Astor Piazzolla (Libertango), Ariel Ramirez (Alfonsina y el mar), Egberto Gismonti (Salvador) ed Ennio Morricone (tratti dalla colonna sonora del film Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore), alternati ad altri originali. Libertà espressiva (che prende forma anche nelle esplosioni vocali di Beccalossi), grande capacità d’improvvisazione e una formazione tecnica impressionante fanno di loro due musicisti di enorme valore.

Claudio Farinone e Fausto Beccalossi

Il festival mette a segno un’altra giornata ricca di bellezza, testimoniata da una piazza colma di persone, che hanno seguito i live dei musicisti con rispetto e attenzione. Una realtà, questa, che va sostenuta e supportata, perchè se lo merita, sia per la qualità delle proposte artistiche sia per l’umanità, il coraggio e il grande impegno degli organizzatori, ai quali va tutta la mia ammirazione. Grazie, dunque, ragazzi, grazie di cuore. Abbiamo davvero bisogno, di gente come voi.

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