Festa prima della festa: rock aspettando il I maggio

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Domenica sera il Centrale Rock Pub di Erba ha schierato sei band carichissime per farci compagnia nell’attesa del Primo maggio.

Si parte di buon’ora coi Chase in Circle (Christian Mascitti voce, Antonio D’Ambrosio voce e chitarra, Lorenzo Rossini alla chitarra, Matteo Bassani al basso e Francesco de Titta alla batteria) che tra fumo, birra e luci rosse iniziano ad attirare l’attenzione del pubblico col loro grunge stoner, alternando i propri pezzi a sporadiche cover.

Chase in Circle

Seguono i Dharma (Ilaria La Gamba voce, Luca Corleto alla chitarra, Marco Bosisio al basso e Matteo Pellegata alla batteria), da Erba con furore, che a poco a poco ci strappano dal tepore delle nostre panchette con una serie di brani rock rigorosamente in italiano, cantati dalla prima e sorprendentemente non ultima voce femminile della serata.

Dharma

A rompere ogni indugio sono i sempre sobri Daikon (Filippo Birattari voce, Matteo Conzatti chitarra e voce, Daniele Dem Ruspino basso e voce, Elia Molteni alla batteria) che, una volta comparsi sul palco sfoggiando pantaloncini da basket fluo e alette da fatina, ci fanno ballare sulle tracce del loro album, imperterriti nonostante le avversità (oltre all’abbigliamento formale, caratteristica di questa band è l’improbabile quantità di problemi tecnici di cui rimangono vittima durante le performance live), per concludere con l’inedito I’m dead, anticipazione del loro prossimo progetto.

Daikon

Dopo una serie di gruppi che mostrano di aver intrapreso scelte stilistiche ben definite, arriva il turno degli eterei Flutua (Dana Drunk voce e songwriting, Devis Rota alla batteria, Franco Bianchi al basso, Matteo Cappelletti chitarra e synth), fuori da qualsiasi metro di giudizio, che, complice un onnipresente autotune, spezzano l’atmosfera punk-rock con sonorità difficilmente inquadrabili e testi che, quando non sono una valvola di sfogo, inneggiano all’amore universale e per sé stessi.

Flutua

Vuoi l’entusiasmo con cui suonano la loro musica, vuoi i disinibiti balletti della cantante, questi Pop X in versione arrabbiata catturano la sala nel proprio incantesimo e, pur essendo stati accolti da un pubblico perplesso, abbandonano il palco trionfanti.

È il momento dei Latigre (Lino Maradonas Latigre voce e basso, Fede Laconfusione alla batteria, Dancan alla chitarra, il Boss alla chitarra), veri e propri veterani del punk rock che con i loro pezzi affrontano a viso aperto e con la giusta dose di rabbia argomenti delicati quali mafia e violenza domestica.

Latigre

Apparentemente instancabili, mettono tutte le loro energie in una lunga e intensa performance che scalda i presenti e spiana la strada ai comaschi Fleurs des Maladives (Davide Noseda voce e chitarra, Ugo Canitano basso e cori, Alberto Maccarrone alla batteria), onorati e onerati dal dover chiudere la serata.

Les Fleurs des Maladives

Mostrando la sicurezza di chi può vantare un curriculum di tutto rispetto (nel corso della loro carriera han diviso il palco con Caparezza, Fast Animals And Slow Kids e Levante, per dirne alcuni), si propongono al pubblico indossando maschere da scimmia (richiamo a Homo Sapiens, singolo del loro album Il rock è morto) e, brandendo pistole giocattolo, urlano la loro dichiarazione d’intenti: «Voglio solamente rock&roll!».

Durante il resto dell’esibizione si scagliano con toni dissacranti contro musica indie e fashion culture, farcendo le loro invettive di riferimenti culturali non sempre immediati, ma di certo proposti con parecchia energia.

A strumenti spenti e folla scemata il locale torna a risuonare di vecchi classici rock e metal pompati dallo stereo, e la sottoscritta può tornare a casa senza voce e contenta.

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