Fausto Leali a Menaggio

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Dopo Bobby Solo, arriva nel comasco un altro simbolo degli anni Sessanta: Fausto Leali, icona del soul all’italiana. Per lui si sono sprecati gli stereotipi, a cominciare da quel negro bianco che gli è rimasto attaccato, anche ora nell’epoca del politically correct perché quando emerse nel 1967 con A chi, un evergreen che non manca mai nei suoi concerti e che è entrato nel repertorio di tantissimi altri, si differenziava dagli altri per quel suo timbro roco e black che il tempo non ha scalfito.

In realtà la sua carriera professionale era cominciata ancora prima, con i Novelty. Nel 1962 la prima pubblicazione discografica, un 45 giri sotto falso nome (Fausto Denis, mah…) allegato alla Nuova enigmistica tascabile come gadget, un dischetto diventato, nel corso degli anni, un costoso pezzo da collezione come altri realizzati da sconosciuti, poi star, per la stessa rivista (uno per tutti Franco Battiato). L’ultima apparizione del cantante di fronte al grande pubblico è avvenuta al Festival di Sanremo 2009, quando presentò Una piccola parte di te riuscendo ad arrivare in finale. È un habitué della kermesse a cui ha partecipato tredici volte e se quella più indimenticabile per gli appassionati di rhythm’n’blues risale al 1968 quando per cantare Deborah chiamò addirittura Wilson Pickett, tra le più apprezzate ci sono quella del 1988 con Io amo, che arrivò solo quarta ma divenne un instant classic, e quella del 1989 in coppia con Anna Oxa per Ti lascerò, finalmente vincendo. Tra gli altri successi, che non mancheranno certo nella scaletta che l’artista proporrà al pubblico del Parco Asilo di Menaggio sabato 30 luglio alle 21, Angeli negri, Un’ora fa, Io camminerò, Malafemmena e Mi manchi. La sua carriera non ha mai conosciuto punti d’arresto: è perfino sopravvissuto a Music farm! Quando si dice inossidabile.

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