Fast Animals And Slow Kids, la felicità (forse) passa dall’Alcatraz

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Se far casino è un’arte, i Fast Animals And Slow Kids ne sono ormai diventati maestri. Sabato scorso la band perugina ha fatto ritorno sul palco dell’Alcatraz per la tappa milanese del Forse non è la felicità tour, iniziato il 4 marzo ad Arezzo. Ad aprire la serata sono i Labradors (Filippo Colombo voce e chitarra, Fabrizio Fusi basso e voce, Filippo Riccardi alla batteria), gruppo canturino che inizia a scaldare l’atmosfera con brani powerpop rock. Seguono i GOMMA (Ilaria voce, Matteo al basso, Giovanni alla chitarra e Paolo alla batteria), neonata band da Caserta che convince il pubblico con pezzi punk/indie rock urlati da una cantante che a 18 (d i c i o t t o!) anni fa già sfoggio di una voce capace di far tremare i muri. Rimasto vuoto il palco, ci disponiamo in assetto da battaglia.

Labradors on stage in un Alcatraz strapieno

L’arrivo dei Fask è annunciato da un boato che non si spegne nemmeno quando partono le prime note di Asteroide, brano d’apertura che trasforma subito la sala in un mare di corpi che saltano, si dimenano, spingono. Migliaia di persone pendono dalle loro labbra e di certo non gli manca un curriculum di tutto rispetto, eppure negli intermezzi tra una canzone e l’altra emerge ancora incredulità di fronte alla possibilità d’esibirsi in un luogo tanto prestigioso («Siamo passati dalla nostra saletta prove a questo posto enorme e come sempre nella vita siamo impreparati»).

Quiete prima della tempesta: Fast Animals And Slow Kids nel locale vuoto

Comprensibile emotività a parte, il frontman Aimone Romizi ci esorta a «distruggere tutto e trasformare questo posto in melma» e commenta con un laconico «Molto bene!» il formarsi di un pogo da massacro fra le prime file. La scaletta prosegue attingendo dalla loro intera produzione, si passa da tracce conosciutissime quali Maria Antonietta a brani meno noti. Da neofita del gruppo quale sono, nonostante qualche lacuna circa il repertorio proposto non faccio fatica a godermi l’atmosfera: non serve essere fan accaniti per godersi l’entusiasmo generale, la loro musica parla un linguaggio che travolge senza far distinzioni. Dopo quasi due ore di urla a squarciagola e crowdsurfing, fanno la loro breve ma intensa apparizione I Ministri, che subito dopo l’introduzione del loquace Aimone (il quale ricorda di quando, nel 2010, dopo un’esibizione in un bar di Perugia, furono proprio loro a offrirgli l’opportunità di aprire le date del Fuori tour) gettano benzina sul fuoco con una cover di Territorial pissing dei Nirvana.

Usciti di scena i Ministri, i Fask si dileguano nel retropalco e ne riemergono pochi minuti dopo portando con sé gli Zen Circus, altre guest star della serata, coi quali intonano la liberatoria Andate tutti affanculo.

La stanchezza fra la folla si fa sentire ma lassù non si palesa nessun segno di cedimento e senza troppe cerimonie, salutati gli Zen, ecco incalzare il ritmo di Come reagire al presente. Arrivati a più di tre carichissime ore di musica live, Romizi&co. ci salutano con la title track del loro ultimo album Forse non è la felicità ed il concerto lo chiudiamo noi del pubblico, intonando il ritornello mentre i membri della band si abbracciano commossi e si godono il meritato successo. Finisce una grande festa che ci ha lasciato stanchi, sudati e felici.

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