Fabrique in visibilio per i Garbage

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20160608_211004Due donne, due band. Ieri sera al Fabrique la bellezza ha trionfato. E non solo quella. Perché il talento e la bravura di entrambe sono fuori discussione. La prima, capelli rossi ed energia da vendere, è Giorgie D’Eraclea, valtellinese di nascita e milanese di adozione, che sale sul palco, scivola, cade, si rialza («Cominciamo bene», scherza al microfono) e, con i GiorgienessAndrea De Poi al basso, Davide Lasala alla chitarra e Lou Capozzi alla batteria, dà vita a una performance davvero da ricordare, di quelle, per intenderci, che ti fanno pensare di avere davanti qualcuno che si merita un palco del genere, e forse pure qualcosa di più. Una manciata di brani, ben eseguiti e suonati con sapienza, che conquistano il pubblico, compresi coloro che non conoscono la formazione targata Godzillamarket ma che, sono certa, se ne ricorderanno. Un inizio decisamente degno per la seconda, che fa il suo ingresso alle 22, per l’unica data italiana in programma, abitino geometrico bianco, nero e rosa in delizioso stile anni Settanta, calze a rete, capelli biondo/rosa raccolti a chignon sulla testa, e strappa urla, applausi, dichiarazioni d’amore e promesse di matrimonio.

20160608_223028Shirley Manson ha quasi 50 anni, gambe da urlo e un carisma incredibile. Esordisce nella penombra con Sometimes, seguita da Empty, due brani contenuti nell’album Strange little birds, in uscita il 10 giugno, poi è la volta di Stupid girl, classe 1995. Nella formazione di Madison manca lo storico batterista Butch Vig (al secolo Bryan Vigorson, produttore di Nevermind dei Nirvana), sostituito, per problemi di salute (una sinusite, pare, quindi non allarmiamoci), da Matt Walker, già Smashing Pumpkins e Morrissey, quindi non uno qualunque, che dà prova di grande mestiere, insieme, ovviamente, a Steve Marker e Duke Erikson. Dopo Special, la riot girl scozzese esprime grande apprezzamento per i Giorgieness, ai quali augura il meglio per la loro vita e la loro carriera, e parla del suo amore per l’Italia, ringraziando, quasi commossa, per l’accoglienza e l’entusiasmo. Dopo Blood of puppies e Bleed like me, la Manson abbraccia la sua chitarra ed esegue My lover’s box, anche questo contenuto nel loro album d’esordio, quello dalla copertina rosa fucsia e la lettera G al centro. Dopo aver ringraziato un fan per un regalo recapitatole sul palco (un cartellone, che Shirley arrotola con cura e sistema accanto a un amplificatore), è la volta di Sex is not the enemy, che si interrompe a causa di un problema tecnico, sul quale scherza, dicendo che stanno tentando di censurarla.

20160608_230000Seguono A stroke of luck, con il suo basso grosso e avvolgente, Control e #1 crush, che anticipano la stupenda I think I’m paranoid. Battle in me, Automatic system habit e la sensuale The trick is to keep breathing mostrano una Manson un po’ stanca, ma sexy come nessuna, che ipnotizza e costringe tutti a tenere gli occhi puntati su di lei, come se nient’altro contasse. Black out, pezzo del nuovo album, prepara il pubblico all’arrivo di Push it, figlia diletta degli anni Novanta, che scalda il cuore e non solo, e costringe Shirley, al termine del brano, a chiedere con forza e parecchia rabbia l’intervento della sicurezza per calmare le esuberanze dei soliti quattro imbecilli che scambiano i concerti per partite di rugby (ecco, dell’inesistente attività cerebrale di certuni parliamo un’altra volta).

Vow e la bellissima Only happy when it rains sono il preludio perfetto al bis, che parte in crescendo con Even though our love is doomed ed esplode con il gran finale, grazie a Why do you love me e Cherry lips, che travolgono tutto e tutti. Sull’ultimo Go baby go! la band esce di scena, nel delirio generale.

Cinquant’anni (e passa, se teniamo conto che Duke ne ha 65) e non sentirli, per questi ragazzacci che, ventidue anni  fa, nella capitale del Winsconsin, fondarono uno dei gruppi che ha fatto la storia del pop, intriso di glam-rock e new wave. Quasi due ore di concerto, sentito, vissuto e sudato come si deve. Connubio perfetto di arte e professione. Sempre loro, sempre Garbage. Altro che spazzatura.

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