Emanuele Cisi al Teatro Sociale per John Coltrane: A love supreme

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«Farò tutto quello che posso per essere degno di Te, Signore. Ogni cosa ha a che fare con questo. Grazie Dio. Pace. Non c’è nient’altro. Dio è. È così meraviglioso. Grazie Dio. Dio è tutto». Sono le prime parole del lungo poema che John Coltrane ha inserito in chiusura del suo capolavoro, A love supreme, album inprescindibile, «Uno dei pochi dischi che è anche nelle discoteche di chi non è appassionato di jazz», commenta Emanuele Cisi, impegnato in un’esecuzione live di quella leggendaria suite su un palcoscenico del Teatro Sociale praticamente sold out (ultimi biglietti a 20 euro) lunedì 6 novembre alle 20.30. Trane ci lasciava mezzo secolo fa, nel 1967: sassofonista, compositore, uomo chiave nella storia della musica afroamericana: la sua influenza sui musicisti delle generazioni successive non è mai venuta meno e già i contemporanei guardavano a lui come a un modello.
Cisi, a cinquant’anni dalla scomparsa non si può smettere di ascoltare e ammirare Coltrane?
Per me e per migliaia di altri Trane è un punto di riferimento fondamentale. Anzi nel mio caso è stato veramente il musicista più importante, assieme a Charlie Parker. La scoperta della sua musica, l’ascolto dei suoi brani, lo studio delle sue improvvisazioni mi ha aperto un mondo, mi ha comunicato un modo diverso di concepire la musica. È veramente parte nel mio dna.

John Coltrane durante le registrazioni di A love supreme, 9 dicembre 1964

Un amore nato prima o dopo aver imboccato il suo stesso strumento, il sassofono?
Non suonavo amcora quando ho ascoltato per la prima volta Coltrane. Era un disco ostico, il Live at Village Vanguard again! del 1966. In quel periodo si era già lasciato alle spalle la modalità che aveva ereditato da Miles (Davis, ndr.) e si era aperto al free, naturalmente con una forte personalità. Pochissimi anni dopo ho iniziato a suonare e tra i miei ascolti c’era My favorite things, un altro album importante e bellissimo.
A love supreme si colloca esattamente nel mezzo.
Sì e bisogna dire che, quasi subito, quel disco ha assunto un significato particolare, per musicisti e non musicisti. È portatore di un messaggio che va al di là delle note. È iconico, ha attraversato la storia di questi cinquant’anni con una freschezza e un’intensità che pochissime altre incisioni posseggono.
Una vera impresa, volerlo riproporre dal vivo. Lo stesso Coltrane ha suonato tutta la suite solo una volta in concerto.
Il concerto di Antibes, un altro momento venerato dai cultori di Trane. Io, nel corso degli anni, ho collezionato tutto quello che ha fatto, compresa, naturalmente, questa registrazione che ho studiato prima di affrontare, a mia volta, A love supreme.

Trane prende appunti: registrato nello studio di Rudy Van Gelder a Englewood Cliffs, nel New Jersey, A love supreme è stato pubblicato nel gennaio del 1965

Qual è l’approccio che avete deciso?
Prima mi sono confrontato molto con amici e colleghi. Uno in particolare, Branford Marsalis, aveva a sua volta suonato la suite. Ho chiesto un consiglio per la mia preoccupazione principale che era Psalm, l’ultimo movimento, la preghiera.
Coltrane “canta”, letteralmente, quelle parole nel sassofono. Un momento di intensità assoluta.
Sì e quindi ho chiesto a Branford se aveva fatto la stessa cosa. Mi ha risposto che aveva letto e quasi imparato a memoria quelle parole per poi suonare, come ho fatto io. Non avrebbe senso rifare la stessa cosa che ha fatto lui.

Il testo di Psalm, quarto e ultimo movimento della suite

Quanto spazio c’è per l’improvvisazione, recuperando un classico?
Assieme ai musicisti adotto un approccio principalmente emotivo. L’album lo pernette: è pochissimo scritto, gli arrangiamenti sono scheletrici, ridotti all’osso perché l’emozione generata dalla musica è già fortissima. Noi tentiamo di restituire quell’emozione. I miei compagni, in questa occasione, sono Eric Legnini al pianoforte, Massimiliano Rolff al contrabbasso e Nicola Angelucci alla batteria. Il rapporto con loro è fondamentale: non potrei chiedere questo impegno a qualunque musicista.
E alla fine dell’esecuzione? Da ammiratore di Coltrane, oltre che da jazzista, che sensazione si prova?
C’è sempre la sensazione di avere fatto qualcosa di speciale. Effettivamente c’è un po’ di magia fin dall’inizio, quattro note che diventano un mantra spirituale, che ti fa raggiungere una dimensione differente. E avviene qualcosa di diverso ogni volta che lo suoniamo. Un luogo diverso, un giorno diverso spostano tutto in un altra dimensione. Non è come un concerto normale.

Il 26 luglio del 1965 il quartetto di Coltrane suona dal vivo la suite al Festival di Antibes, a Juan-les-Pins

D: Come vi preparate a tutta questa intensità.
Ci scaldiamo, e speriamo di fare lo stesso anche con il pubblico, con altri due pezzi importanti, che ci permettono di entrare nel “mood”. Uno è Straight street, scritto e registrato da Coltrane per il suo primo album da leader, un brano importantissimo fin dal titolo (si potrebbe tradurre «La retta via», ndr.) perché testimonia la fine della sua dipendenza dalle droghe. E Central Park West, una ballad di profonda emotività.


Emanuele Cisi

Nato nel 1964 a Torino, Emanuele Cisi a 19 anni inizia la sua carriera professionale, a 21 viene chiamato a far parte del ricostituito gruppo storico Area. Nel 1995 vince il referendum Top Jazz indetto dalla rivista Musica Jazz, come «Miglior nuovo talento». Nel 1997 il suo album in duo con Paolo Birro May day è uno dei 10 dischi scelti dell’anno. Ha suonato in concerto in Europa, Stati Uniti, Cina. Ha collaborato con Nat Adderley, Gary Bartz, Cameron Brown, George Cables, Jimmy Cobb, Billy Cobham, Benny Golson, Steve Grossman, Toquinho e molti altri jazzisti del panorama internazionale. In Italia ha collaborato, fra gli altri, con Flavio Boltro, Luigi e Salvatore Bonafede, Rossana Casale, Gigi Cifarelli, Furio DiCastri, Tullio DePiscopo, Antonio Faraò, Paolo Fresu, Roberto Gatto, Sandro Gibellini, Dado Moroni, Enrico Rava, Aldo Romano, Giovanni Tommaso e, in ambto non jazz, con Fabio Concato, Angelo Branduardi. Si è esibito nei più importanti festival italiani e mondiali.

1 commento

6 novembre 2017 alle 19:08

ALESSIO I TUOI ARTICOLI SONO SEMPRE EKKLETTICI E MERAGLIOSI COMPLIMENTI GODITI LO SPETTACOLO IO PURTROPPO NON POSSO VENIRE. A PRESTO Andrea Dominioni

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