Elii al Carroponte: the Dalila’s version

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Ho scoperto gli Elii piuttosto tardi: era il 1996 e La terra dei cachi si era piazzata al secondo posto al Festival di Sanremo. Ero in V ginnasio e quella canzone diventò la colonna sonora della nostra gita di istituto in Grecia. Con le mie compagne ne realizzammo anche una versione riadattata al nostro viaggio.
Vent’anni abbondanti dopo, ho all’attivo qualche concerto e una conoscenza di certo più approfondita delle canzoni di Elio e le Storie Tese.
Quello di sabato sera è stato fra i più belli: il Carroponte è uno dei luoghi migliori, a mio avviso. L’atmosfera rilassata che vi si respira rende ancora più godibile il tutto.

Arrivati con estrema calma e discreto anticipo, io e i miei compagni di serata abbiamo approfittato degli stand per mangiare: cena molto buona e anche discretamente abbondante (tanto poi si smaltisce).
Il mio amico Simone nota la grande miscellanea di età: è una situazione che, quando si presenta, mi rende ancora più positiva. I concerti sono tra i miei passatempi preferiti e vedere che tanti genitori vi partecipano, anche con figli piccoli, lo trovo un bel segnale.

Ci posizioniamo sotto il palco, molto vicini, e ogni tanto qualcuno accenna un «Forza Panino» per cercare di ridurre l’attesa (fa piuttosto caldo).
La gabbia di Mangoni, dove poi abbiamo visto esibirsi anche le ballerine, è già posizionata e noi non vediamo l’ora che si cominci.

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L’inizio con Servi della gleba fa il botto; l’immancabile Paola Folli è decisamente in forma e lo dimostra anche in qualche coreografia eseguita insieme alle ragazze della scuola di ballo Mangoni.
Il concerto scorre tra i grandi classici e qualche brano tratto dal nuovo album («oggettivamente bello», secondo Elio, che ribadisce di essere assolutamente imparziale); la nostra Paola ci delizia anche una cover di Heidi, Faso non lesina gli assoli e Mayer si trasforma in dj Mendrisio featuring Mangon Ticino.
Il momento dance continua: dopo Il pippero, la Disco Music e Born to be Abramo, immancabile. La tentazione di salire sul palco è stata fortissima.

14237598_10210653416842169_7469458407803872239_nMangoni è, come sempre, grande protagonista: cambiando continuamente travestimento e dotandosi financo di boa di piume lui balla, corre sul palco e si cimenta anche in un brano dal vivo alla tastiera. Nonostante, come ricordato più volte da Elio, «non faccia parte del gruppo», i membri lo fanno esibire da sempre: ci tengono a dare una possibilità ai talentuosi. Così è stato anche per Carmelo, subentrato a Rocco Tanica, impegnato ormai a à pieno con la giovanissima zia ventiseienne. Carmelo ha ricevuto solo porte in faccia ma infine ce l’ha fatta, grazie agli Elii.

Siparietti di questo tipo si alternano ad esibizioni sempre cariche e a tratti anche impegnative, fisicamente.
Il momento rrruockenroll lascia spazio all’amarcord: TVUMDB (anche io amavo il cicciobomba cannoniere dei Take That) e Il pube, tanto per citarne un paio.
Non si può certo terminare senza Supergiovane nè tantomeno senza Tapparella. È un gran finale da brivido: con lo stesso coro «Forza Panino», con cui avevamo iniziato, il gruppo si congeda dal pubblico con tanta emozione e soddisfazione.
Una serata memorabile e, per quanto mi riguarda, la terza di un settembre molto promettente.

(Foto di Roberto Sasso)

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