Elettronica, jazz, Mediterraneo: le molte anime del Tremezzina Music Festival

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Nè la pioggia né il freddo sono riusciti a fermare l’ondata di musica che travolgerà il Lario nei prossimi giorni. Sotto una (quasi glaciale) luna piena ha inizio il Tremezzina Music Festival con la performance dei Travelers, il Matteo Bortone Quartet: suonano assieme dal 2008 e sembrano essere molto in sintonia fra di loro, sento che sanno coniugare suoni contemporanei ed elettronici al jazz. Ci intrattengono con simpatia e fra i loro brani propongono una coinvolgente rivisitazione di Houses of the holy dei Led Zeppelin.

Matteo Bortone Quartet

Matteo Bortone Quartet

Dopo il cambiopalco, arriva sullo stage una delle band più attese del festival: sono quasi le 23 e i Fabularasa con Paul McCandless ci immergono nelle sonorità mediterranee più profonde. È qui che vedo unirsi il classico cantautorato italiano alla maestria di uno dei fiatisti più importanti e riconosciuti al mondo. Mi lascio trasportare fin da subito dalle storie raccontate nelle loro canzoni: sono narrazioni piene di vita e di onestà. McCandless colora e segue per intero la performance del gruppo, dimostrando un’importante intesa con i musicisti pugliesi.

Fabularasa e Paul McCandless

Fabularasa con Paul McCandless

I Fabularasa ci narrano storie di giovani sindacalisti, di amori impossibili, di solitudine, di artisti, di cuori briganti e compagni clandestini; ci fanno fanno sentire il Mediterraneo: aria dentro le vele sotto le ali di un’utopia, vento di movimento, libero canto in libera via. Dopo il concerto mi intrattengo con gli artisti, chiedo ai Fabularasa come il Sud e il mare abbiano influenzato il loro repertorio, sia umanamente che musicalmente: mi raccontano di come siano affezionati ai temi della semplicità e dell’umanità grazie alle storie delle persone delle loro terre. «Il Sud ci ha profondamente influenzati – rispondono – La Puglia è una terra sonora, sentiamo il rumore del mare in sottofondo di continuo: è naturale che dopo un po’ ti abitui a ragionare con quel ritmo». Ho la fortuna di parlare anche con Paul McCandless, che mi spiega come si diverte a seguire la musica del gruppo durante i concerti: «Sto lavorando molto per riuscire a sentirmi parte integrante della band. Anche se non parliamo la stessa lingua, ci capiamo a vicenda». Ed è proprio in quest’ultima – seppur semplice – affermazione che intuisco la potenza della musica. Grandi uomini e grande arte al Parco Olivelli di Tremezzo.

(Tutte le foto sono di Edmondo Canonico)

(Tutte le foto sono di Edmondo Canonico)

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