Eco di Sirene, Carmen Consoli arriva a Lugano

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Avviso ai detrattori e ai critici dell’ultima ora: tutto ciò che troverete scritto qui non è affatto obiettivo, imparziale o super partes, quindi, se non vi garba, lasciate perdere, che tanto vi voglio bene lo stesso. Fatta questa doverosa premessa, per coloro che avranno il coraggio di leggere queste righe, sfoggerò, senza vergogna, l’abito della fan accanita, quella, per intenderci, che tuttora esibisce con orgoglio, su una parete della camera da letto, 140×100 cm circa di manifesto dell’ultimo tour in elettrico, staccato con perizia dalla cancellata antistante il luogo del concerto.

Nata a Catania nel 1974, dopo quasi dieci anni trascorsi a farsi le ossa nei club e nelle piazze di provincia, Carmen Consoli si mostra al grande pubblico per la prima volta nel novembre del 1995 a Sanremo giovani, unica possibilità, in quegli anni, per le nuove leve della musica italiana, di accedere al Festival vero e proprio, prima dei talent, degli show del raccomandato di turno e dello sfinimento del mainstream. Giacca bianca e pantalone nero, capello corvino e frangia, trucco appena accennato e chitarra acustica, la cantantessa mi folgora al primo giro di chitarra, e alla seconda strofa di Quello che sento mi sono già perdutamente innamorata. Dopo pochi mesi la ritrovo tra le nuove proposte sul palco del Teatro Ariston, con la chioma corta, lo sguardo intenso ed una grinta invidiabile, e l’ascolto strappare consensi di pubblico e critica con la sua Amore di plastica, scritta insieme a Mario Venuti.

Otto album in studio (più alcune versioni per il mercato estero), due dal vivo, una compilation, uno di colonne sonore, quattro video album (di cui tre come artista principale), 33 singoli e numerose collaborazioni, due milioni di copie vendute in Italia, dodici dischi di platino e tre dischi d’oro, una Targa Tenco (più diverse candidature), due premi Lunezia, sette Italian Wind & Music Awards, un Telegatto, un Nastro d’Argento (nel 2001, per il brano L’ultimo bacio, presente nel film omonimo di Gabriele Muccino), prima artista donna italiana a calcare il palco dello Stadio Olimpico di Roma, tre concerti sold out a New York, un’esibizione come diva a Central Parkdiverse tournèe nelle maggiori capitali d’Europa e del Nord America, unica italiana a partecipare alle celebrazioni dell’anniversario della scomparsa di Bob Marley in Etiopia,  prima donna scelta come maestro concertatore della storica Notte della Taranta (ma l’elenco è di certo più lungo) fanno della Consoli un piccolo e prezioso miracolo nostrano, qualcuno di cui andare davvero fieri, una bandiera italiana che dà lustro e vanto al panorama musicale di questo paese.

Una voce unica, unita a una straordinaria sensibilità compositiva e a una scrittura ricca, mai banale, mai scontata, frutto di una ricerca semantica profonda e intensa, Carmen siede sul trono più alto del mio olimpo personale, e ho con lei un debito di gratitudine che non riuscirò mai a saldare. È stata con me nei momenti più bui e più luminosi della mia vita, mi ha insegnato la pazienza delle parole, che delle volte si fanno attendere, oppure si palesano quando meno te lo aspetti, l’urgenza espressiva dei respiri, la furia creativa delle esplosioni sonore, la discrezione intelligente della presenza. Per tutto questo, e per molto altro ancora, dopo avere assistito alla seconda delle quattro date milanesi del tour teatrale Eco di Sirene, nel quale Carmen è accompagnata dalla violinista Emilia Belfiore e dalla violoncellista Claudia Della Gatta tornerei a vederla a Lugano nella Sala Teatro Lac domenica 23 aprile. Tre donne sul palco, a raccontare storie tutte al femminile, ma che al tempo stesso giocano con il duplice significato del termine sirene: creature magiche da un lato, come le protagoniste, allarmi di pericolo imminente dall’altro, come nel brano, contenuto nell’album Mediamente isterica,  classe 1998, che dà il titolo al tour.

Elvis Costello ha detto: «Ha più idee originali lei in una manciata di pezzi piuttosto che alcune famose band inglesi o americane in un intero concerto» ma, per quanto mi riguarda, non posso darle nessun tipo di definizione, né sono in grado di trovare gli aggettivi giusti per descriverla. Per quanto mi riguarda, Lei È. Punto.

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