Doppie Viti reunion, una grande festa a Cantù

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Un paio di anni fa, scarrozzando un pugno di pargoli su e giù per la Brianza, mi sono trovata nell’inevitabile situazione di dover assolutamente trovare un modo per rendere piacevole il viaggio in macchina, che spesso, come accade ai bambini (e anche agli adulti, ma non è di loro che si parla), risultava piuttosto faticoso e noioso. Un giorno, rovistando nel prodigioso cassetto marypoppinsiano dell’auto, ho recuperato un disco, nel tentativo di conciliare i miei gusti con quelli quattrenni e undicenni, e ho premuto il tasto play dello stereo. Dopo il solito, iniziale, disgustato a prescindere «Che roba è?», i piccoli passeggeri si sono lasciati conquistare, imparando, in pochi giorni, i testi di tutte le canzoni, e improvvisando, incredibilmente, alcune strabilianti e divertentissime coreografie (che farle da seduti in due metri quadri scarsi manco a Don Lurio sarebbe riuscito). Quel disco, consumato a furia di girare, era Come alle Hawaii delle Doppie Viti, uno dei gruppi più sorprendenti e deliziosi che la nostra terra nebbiosa abbia mai partorito. Ovviamente, in occasione della reunion della band, prevista per venerdì 13 gennaio All’Unaetrentacinquecirca, non mi sono di certo lasciata sfuggire la possibilità di fare quattro chiacchiere con il cantante e leader Flavio Morsanuto, che mi ha raccontato un po’ di storia presente, passata e futura della formazione.

Flavio, prima di tutto stendiamo una breve biografia delle Doppie Viti.

Le Doppie Viti nascono nel 2008, tra Saronno e Milano, con Moreno Treno Degani alla batteria e Andrea Il Sindaco Ciriani al basso. Dopo aver registrato un primo disco, che non siamo riusciti a far uscire, abbiamo esordito direttamente nel 2013 con il secondo disco Come alle Hawaii, prodotto da Max Lepore (noto per i suoi lavori con artisti quali Grignani, Silvestri, Timoria e molti altri). Quando abbiamo iniziato a suonarlo dal vivo, la formazione era già cambiata: alla batteria c’era Stefano Di Niglio e al basso Daniele Pistone. Abbiamo beneficiato di un periodo aureo, nelle estati dal 2012 al 2014, durante il quale abbiamo portato in giro per l’Italia il nostro Camper tour, specialmente nella zona che consideriamo un po’ casa nostra, il tratto di costa adriatica che va dalla Romagna alla Puglia. Quando è uscito il disco ne abbiamo vendute circa duemila copie, il che non è affatto male.

Com’è nata l’idea di questo concerto?

Ora non stiamo più suonando, perché io ho iniziato a insegnare canto e gli altri sono diventati grandi artisti, ma abbiamo deciso di fare questo live, riunendo tutti i musicisti doppievitiani e approfittando del fatto che, dopo dieci mesi e tantissimi concerti, Daniele è tornato dal Portogallo. Un modo per festeggiare con la nostra famiglia allargata il progetto Doppie Viti, che già dal nome ha sempre avuto in sé uno spirito doppio, fatto di doppi sensi, doppie esistenze (ognuno di noi ha sempre suonato in altre realtà), giochi di parole e un omaggio alla vite e ai suoi frutti, che ci regalano uno dei piaceri migliori, il buon vino. Dopo questa reunion, probabilmente, lo spirito delle Doppie Viti sopravviverà in altri gruppi, ma è tutto ancora in divenire. Venerdì, però, saremo tutti sul palco: io, Vincenzo Giacalone alla chitarra, Gabriele Il Lungo Bernardi alle tastiere e Stefano Di Miglio alla batteria, mentre al basso si alterneranno Daniele Pistone e Andrea Il Sindaco Ciriani. Salirà a fare qualche pezzo anche Moreno Treno Degani, ed è una cosa che mi rende immensamente felice.

Come definiresti lo stile delle Doppie Viti?

Le Doppie Viti fanno musica da festa, e il nostro scopo è sempre stato quello di trasmettere la voglia di ridere, scherzare e ballare, senza prendersi mai troppo sul serio, pur suonando dignitosamente. Cantiamo le contraddizioni della società e della vita privata, con un’attitudine irriverente ma sempre ancorata alla realtà, senza cadere nella demenzialità, nostalgici di quei mai vissuti anni Sessanta, ma allo stesso tempo figli delle contaminazioni degli ultimi due decenni, di un innato groove che arriva solo dall’ascolto di tanti dischi, da John Butler Trio a Bob Marley, da Ben Harper & The Innocent Criminals a Gram Parsons, passando per Giorgio Gaber e Fred Buscaglione.

Chi suonerà in apertura al vostro concerto?

In apertura suoneranno il mio primo allievo di chitarra, Gioele Chiumento, che è stato due anni in Australia a suonare da busker ed è tornato da un paio di settimane e il mio ultimo allievo di canto, Michael De Filippo, che viene dal rap e si sta approcciando adesso al mondo del canto melodico; ogni settimana scrive una canzone nuova, ha un flusso continuo di creatività e questo mi piace molto. Per entrambi sarà l’esibizione d’esordio e mi sembrava giusto dare loro l’opportunità di salire su un palco prestigioso come quello dell’All’Unaetrentacinquecirca, che ha ospitato musicisti davvero importanti.

Tornando a te, quali sono i tuoi progetti futuri?

Al di là dell’insegnamento, avrò qualche data con le Volpi senza Tana e il loro omaggio a Lucio Dalla, ho iniziato da poco il progetto Premiata Forneria Campari, un duo musicale che punta molto sul cabaret e l’empatia con il pubblico e forse, nel 2018, registrerò un disco da solista, idea che da sempre mi ronza nella testa.

Salutando Flavio, non posso fare a meno di pensare che, alla fine, quel disco l’ho regalato, ai miei cuccioli di uomo. Perché la musica, quella davvero buona, vale la pena ascoltarla e diffonderla, e prima si inizia meglio è. Provare per credere.

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