Giovane guida al giovane Bowie

2 488

Nella mia stretta cerchia familiare non c’è un vero appassionato di musica. Tanto per spiegarvi in soldoni cosa intendo dire, mio padre non ne sapeva nulla di musica, musicisti e tantomeno di dischi e a provarlo fu uno scambio in cui, vedendo tra le sue vecchie Stereo 8 una copia di Atom Heart Mother, gli chiesi da quanto conoscesse i Pink Floyd. La risposta fu uno sguardo simile a quello che fai a un bambino quando gli scappa la prima parolaccia a tavola.

AHMIt8t
Mio padre, classe ’56, all’epoca d’oro del rock era appassionato più che altro di autoradio e hi-fi (no, non li rubava… so che lo avete pensato, lo so!) e per nulla di dischi. Che io sappia, non aveva e non ha un gruppo, un musicista o un genere preferito, ma a sua insaputa è riuscito comunque a insinuare in me la passione che ha messo a dura prova le mie finanze negli ultimi diciotto anni. Mia madre ascolta Radio Zeta. Aperta e chiusissima parentesi.

Tutto ‘sto pippone per dire cosa? Ma nulla, divagavo nell’intento di parlare della mia passione più grande: collezionare e ascoltare dischi. E, vista la sua recente e dolorosissima dipatita, quale occasione migliore per farlo partendo niente meno che da David Bowie e la mia recentissima fissazione nei confronti della sua opera?
Per un ragazzo della mia generazione è impossibile ricordare il giorno o il momento preciso in cui ci si è imbattuti nella voce del Duca Bianco. È come chiedere a qualcuno se si ricorda dello schiaffo ricevuto subito prima di fare prima boccata d’ossigeno appena fuori dall’utero.
Non so voi, ma io non me lo ricordo. So soltanto che se da ragazzino sentivo un pezzo dei Beatles, degli Zeppelin o di Bowie alla radio, sapevo chi stavo ascoltando pur non avendo uno solo dei loro dischi nella mia allora microscopica collezione.
Vedete, io ho un grosso problema nei confronti di artisti del calibro di quelli sopracitati, soprattutto in quelli dell’artista di cui mi accingo a parlare, tanto bravo quanto prolifico. I dischi non costano poco e io fino a pochi mesi fa, pur essendo fan, ho sempre evitato come la peste il pensiero di appassioarmi veramente a lui e comprare un suo disco. Perché? Perché mi conosco! So che vado in paranoia. Se mi piace un disco di un artista, mi parte l’embolo e devo racimolarli tutti e il più in fretta possibile.
Bowie, dannazione, ha pubblicato venticinque dischi. Venticinque! Sono una spesa enorme! E io non è che navighi nel deposito di Paperon De Paperoni il lunedì mattina. Però, vuoi la sua dipartita e il vuoto che un musicista del suo calibro lascia, vuoi tutto ciò che ha smosso nel cuore di ogni appassionato o semplicemente realizzare di non poterlo più rivedere dal vivo, vuoi quello che vuoi, alla fine ho ceduto e poco a poco ho iniziato ad accaparrarmi i suoi dischi e cimentarmi in un ascolto coatto, minuzioso e cronologico.

a1b19e3bDAVID BOWIE, 1° Giugno, 1967

Uncle Arthur – 2:07
Sell Me a Coat – 2:58
Rubber Band – 2:17
Love You Till Tuesday – 3:09
There Is a Happy Land – 3:11
We Are Hungry Men – 2:58
When I Live My Dream – 3:22
Little Bombardier – 3:24
Silly Boy Blue – 3:48
Come and Buy My Toys – 2:07
Join the Gang – 2:17
She’s Got Medals – 2:23
Maid of Bond Street – 1:43
Please Mr. Gravedigger – 2:35

Questo è il primo lavoro di David Bowie. Quattordici tracce che lasciano intuire l’estro del musicista e anticipano quella che sarà una gloriosa ascesa nell’Olimpo del Rock ‘n’ Roll (che brutte parole “OLIMPODELROCKNROLL”, puà!). Un approccio cantautorale (o cantautoriale?) un po’ acerbo, a voler usare parole dotte trite e ritrite. Cosa lascia questo disco durante l’ascolto? Nulla. A me non ha lasciato nulla. L’ho riascoltato cinque volte solo stamattina e non c’è uno solo pezzo di cui ricordi la melodia o il ritornello. Prescindibile, per nulla sorprendente e, assieme ai lavori post Let’s dance (1983), uno dei dischi meno ricordati e amati del Duca Bianco. Io non lo riascolto mai volentieri. L’ho fatto giusto in queste ore per poterne scrivere (male). Cliccate e fatevi un’idea tutta vostra:

https://youtu.be/4m5ypVZbEIg

2 commenti

14 aprile 2016 alle 15:52

a samuele non scherziamo che love you till tuesday è un pezzone

16 aprile 2016 alle 5:29

A Mauri’, m’avessero detto che un singolo pezzo fa di un disco un affare, avrei molta più roba in bacheca. Detto ciò, se penso a quel che è venuto dopo, io ‘sto disco faccio fatica ad ascoltarlo senza aver la sensazione di perdere del gran tempo. Colpa mia, mica sua. Comunque si, Love ‘Till Tuesday è un bel pezzo, ma non mi fa digerire il disco nel suo complesso.

Lascia un commento