Discografie in breve: Radiohead

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Nella tristissima corsa all’oro per chi scrive la sua bella, brutta, acida, accomodante, patinata, radical chic, viscida recensione sull’ultimo disco dei Radiohead, io sono quello che, se i suddetti cavalcassero delle ipotetiche bici da corsa nell’ipotetica corsa al traguardo del L’ho scritta prima io!, starebbe in mezzo alla pista a pochi metri dal traguardo a far foto ai primi della fila per farne cadere uno alla volta nel tentativo di cercare di evitarmi. Perché? Detesto l’agonismo, soprattutto quando spunta fuori in situazioni in cui non dovrebbe esistere. Non so voi, ma io non ho mai letto nulla in cui Bukowski asserisce di essere meglio di Miller quando parla di tette, ma mai mai mai.

Il bello e il brutto della musica mainstream è che tutti quanti cercano il caso e non il disco degno di nota. Yorke and co. hanno cercato di evitare il più possibile di farsi pubblicità non parlando per nulla o quasi della lavorazione di questo loro A moon shaped pool, per evitare pronostici campati per aria presumo, e lo hanno fatto con la mossa astuta creata ad hoc per affamare fan e stampa specializzata: sparendo da qualsiasi piattaforma o social network, dalla faccia dell’Internet tutto come a dire Avete cotto il razzo mentre tutti quanti erano lì a dire la loro, a urlare Siii, troppo fighi! Troppo contro! se non fosse che dopo una settimana riappaiono con un disco nuovo e… bam! Tutti in bici. Manco avessero dato la notizia di Manuel Agnelli a X-Factor.

radiohead-new-album-a-moon-shaped-pool-download-stream-640x640Il disco nuovo dei Radiohead? Un disco dei Radiohead. Bello. Come tutti i loro dischi, escludendo naturalmente quella roba cacofonica, noiosa e impersonale di Pablo honey e quel singolo strappapalle di Creep. Non so voi, ma io è dal ’99 che non ne posso più di Creep. Poi è arrivato *asco *ossi e mi ha fatto capire quanto anche un singolo di successo come quello, in Italia faccia venir fuori il vero IO dei fan del *ocker di Zocca. Uno una volta al mio Va be’, ha preso un singolo di una band mastodontica e conosciutissima e ci ha scritto, nonostante io non la sopporti più, un testo in italiano ancor più insopportabile. Oooooh, ma che *azzo dici? *asco è il migliore! *asco riempie San Siro! *asco lo conoscono tutti! I ‘sti Radio-cosi li conoscete tu, i loro cugini e qualche sfigato. I Radio-cosi non ti riempiono nemmeno quella *erda dell’Alcatraz! Hai capito che *asco fa gli stadi e questi no? e da allora io alla parola *asco, mi giro e me ne vado. Tanto ha educato così bene i suoi fan a non avere gusti, che di discutere non ne vale la pena.

Ho conosciuto questa band più o meno sul finire degli anni ’90 grazie al fratello di mio padre che assieme a Ultra dei Depeche Mode e Zooropa degli U2, mi diede da ascoltare The bends. Fu amore al primo ascolto.13221465_10209503348728914_5585888952163169922_n Allora non avendo né lavoro, né paghetta, né Internet, mi dovevo accontentare di ascoltare ciò che passava Mtv e così seppi grazie a uno di quei programmi a tema incentrato sulle band e le loro discografie / videografie, mi innamorai di Karma police e di ciò che passavano in quel periodo di Ok computer alla tv, fino a venire a conoscenza della lavorazione al quarto capitolo della loro discografia, Kid A. Ricordo come fosse ieri la folgorazione nell’ascoltare a Mtv select la premiere di Idioteque. Ipnotica. Me ne invaghii immediatamente. Qualsiasi cosa facessi durante il giorno a casa, se il canale trasmetteva quel video, mi sedevo ad ascoltare. Devo dire che non mi convinse molto Amnesiac, ma col tempo e la possibilità di acquistare e ascoltare attentamente tutti quei dischi che mi stavo perdendo, cambiai opinione. Potentissimo. Il successivo Hail to the thief, di primo acchito, parve un tentativo di ritorno al sound di The bends e Ok computer, agli strumenti convenzionali come base sonora, ma nonostante tutto è forse per questo motivo che convinse meno, pur non essendo affatto un brutto disco. Tuttavia, con In rainbows si rifecero alla grande. Per il sottoscritto questo è uno dei dieci dischi più belli del decennio in cui uscì. Un disco così ben fatto e così immediato, nonostante non sia per nulla un disco pop o semplice da assimilare, che persino mio padre è contento quando lo metto in auto nei tragitti che capita di fare assieme, al punto da averne voluta una copia per se. Quando invece fece capolino nei negozi The king of limbs, ricordo che la gente era più concentrata sul balletto del cantante e poco sulla musica. Lui era il John Travolta delle gif animate su FB, per dire. Non ebbe un buon riscontro da quel che ricordo, ma a me il disco piacque molto. Lo trovai intimo, mai scontato e molto sperimentale quasi al punto da cercare un punto di contatto con i due capolavori Kid A / Amnesiac, ma vivendo comunque di vita propria. Ricordava anche molto il lavoro solista di Yorke, ma suonava decisamente meglio. Su pezzi come Codex è impossibile non venga la pelle d’oca.

Per quanto riguarda il disco nuovo, ve l’ho detto, non sono in gara. È senza dubbio un degno successore dei precedenti usciti a marchio Radiohead, ma se volete sapere la mia nello specifico, sappiate che in rete è stato abbastanza brutalizzato da farmi passare la voglia di scriverne. Però è bello. Se vi fidate (di loro, non di me) è il caso di metterlo in cuffia, chiudere gli occhi e farlo vostro.

Intanto pensavo di inaugurare questa rubrica: Discografie in breve. Di che si tratta? Be’, quello qua sopra non è un semplice video, ma bensì una playlist creata appositamente a tema Radiohead. La mia idea è quella di parlare della musica e dei gruppi che amo, scrivendone come ho fatto in questo articolo ed estrapolando una canzone ad album, che sia la mia preferita o la più significativa, e costruire una sorta di greatest hits personale da condividere con chi, magari leggendo ciò che scrivo, incuriosito avrà voglia di approfondire. e farsi un’idea di ciò di cui sto parlando.

Buon ascolto!

* Per ovvi motivi mi è stato chiesto di non scrivere o per lo meno censurare le parolacce su BiBazz per non incappare in sanzioni/querele che non posso permettermi di pagare. Ho fatto del mio meglio.

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