Disco orario: un’ora di sosta con i Vad Vuc

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Prima considerazione: i cd non vendono più, non li vuole più nessuno, non ha quasi più senso farli, addirittura – sberleffo definitivo – si torna al tanto vituperato vinile. Però… Però in automobile i cd si ascoltano ancora: più pratici delle chiavette, che non ti ricordi mai cosa c’è dentro, più immediati del lettore mp3, che va collegato con il cavetto e poi ballonzola nell’abitacolo, ecco che se ne stanno lì, a scolorire baciati dal sole sul cruscotto o abbandonati sul sedile posteriore. Seconda considerazione, anzi, una domanda. Cosa non può mancare in ogni vettura? Il disco orario. Bene, The Vad Vuc hanno unito queste due verità e hanno partorito… Disco orario, un cd che è anche un pratico indicatore dell’orario di sosta (si gira, fisicamente, il compact disc e si cambia l’ora). Una trovata simpatica, anzi, diciamolo pure, geniale della folk band ticinese che ha dato un senso anche pratico a questo nuovo lavoro discografico. Ma, attenzione, una volta estratto il cd dalla custodia (pre – rovinata, così non c’è bisogno di trattarla con estrema cura, come accade ai dischetti dimenticati in macchina) la musica è tutt’altro che uno scherzo. Ci sono due ospiti di prestigio come The Dublin Legends e i Modena City Ramblers. I secondi non hanno bisogno di presentazioni, si sono esibiti di recente anche a Como confermando una bella forma musicale, e hanno insaporito una versione strepitosa della classica Thousands are sailing dei Pogues, grande punto di riferimento per entrambe le band. I primi, attenzione, sono davvero leggende: i membri originali sono tutti passati a miglior vita e a chi, nel corso degli anni, ha preso il loro posto è sembrato giusto mutare il nome, ma si tratta dei Dubliners, un vero monumento sotto il cielo d’Irlanda. E per loro, giustamente, un brano altrettanto monumentale: Finnegan’s wake. Certo, il folk celtico resta l’influenza principale per Michele Cerno Carobbio (voce, chitarra e mandola), Sebastian Seba Cereghetti (mandolino, trombone e cucchiai), Davide Boss Bosshard (susafono, tastiere e basso), Giacomo Jacky Ferrari (basso, banjo e cori), Fidel Fid Esteves Pinto (flauto e tromba), Fabio Mago Martino (fisarmonica e tastiere), Alberto Albi Freddi (violino) e Roberto Drugo Panzeri (batteria), ma nel Disco orario c’è di più.

C’è una via personalissima alla canzone d’autore dove si utilizzano il dialetto e gli strumenti della tradizione per parlare di social network (Rendez – vous), per un omaggio a Primo Levi (Se quéstu l’è un óm), per vittime come Kelly Thomas e Stefano Cucchi (Addormentato in stazione), perfino per la cruda cronaca nera (Il ballo fermo di un impiccato). Ma sono sempre degli adorabili casinari: ascoltando la russa Korobeiniki si riconosce il tema di Tetris (e attenzione alla traccia fantasma dopo l’ultimo brano, un vero moto… di spirito). Bentornati!

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