Dieci motivi per conoscere (e amare) Prince

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Il grande artista americano è scomparso ieri improvvisamente. Bibazz offre, come omaggio, una piccola, sicuramente incompleta, assolutamente faziosa guida possibile al proteiforme talento del cantante, autore, polistrumentista, produttore, arrangiatore, regista, attore, talent scout, discografico, genio, in una parola, Prince.

dieci-motivi-per-amare-prince2Secondo Don McLean – autore di quella American pie che, purtroppo, le nuove generazioni conoscono in una versione senz’anima di Madonna – il 3 febbraio del 1959 fu the day the music died, il giorno in cui la musica morì, perché perirono in un incidente aereo Buddy Holly, Richie Valens e The Big Bopper (citati sempre in ordine di grandezza: il primo ha ancora, giustamente, i suoi estimatori ed è un grande pioniere del rock, il secondo ormai è ricordato solo per La bamba, del terzo non s’è mai detto molto). Purtroppo nelle cronache del futuro, il 2016 verrà ricordato come l’anno in cui è morta la musica perché la sequenza è impressionante. La scomparsa di Prince sopraggiunge imprevista e ora tanti piangono il genio. E tutti dimenticheranno di averlo dimenticato, soprattutto negli ultimi vent’anni – se vi sembran pochi – quelli che l’artista ha vissuto conducendo una lotta contro tutti i luoghi comuni della musica. Rifiutava le logiche delle case discografiche, non amava la rete, osteggiava file sharing e download, eppure è stato tra i primi a sfruttare Internet, non sempre con successo. E il successo non gli è mancato, ma negli ultimi tempi, la lontananza dai riflettori, la sequenza impressionante di dischi, gli atteggiamenti bizzosi hanno fatto sì che chi non era ancora nato nell’era di Purple rain, probabilmente non lo consideri quanto meriterebbe. Ecco, allora, dieci motivi per conoscerlo e amarlo (e ricordarlo).

  • Prince era un’enciclopedia vivente della black music. Per capire il funk ascoltate James Brown e George Clinton. Per il blues Robert Johnson, Muddy Waters e B.B. King. Per il soul Sam Cooke e Otis Redding. Per la disco Chic e Earth, Wind & Fire. Per il pop Michael Jackson, per la psichedelia Jimi Hendix e Sly & the Family Stone. Per il jazz Miles Davis e John Coltrane. Per l’estro Marvin Gaye e Stevie Wonder. Ma per tutto questo assieme basta Prince.
  • eye-noQuando i dischi erano ancora grandi e si ammiravano mentre il vinile girava sul piatto, tutti i simboli sulle copertine lo rendevano mistico, esoterico, fin dalle scelte tipografiche dei titoli. Ci voleva una scienza, all’inizio, per capire che intendeva I know, io so.
  • dieci-motivi-per-amare-prince1A proposito, Prince è stato il primo a costringere i geek di mezzo mondo a scaricarsi un carattere apposta per poter scrivere il suo nome quando… rinunciò al suo nome. Qualcuno si accontentava di definirlo Tafkap (The artist formerly known as Prince), ma i più irriducibili volevano poter digitare esattamente questo:princesymbol.
  • È uno dei pochi artisti che ha saputo creare un’iconografia immediatamente riconoscibile, ricca di rimandi interni, di strizzate d’occhio a chi seguiva le sue evoluzioni, di messaggi da interpretare e di enigmi rimasti, in gran parte irrisolti.
  • Assistere a un concerto di Prince era sempre una scommessa: poteva eseguire i suoi successi, oppure solo brani minori, magari inediti assoluti, oppure proporre serate per solo pianoforte, o alla chitarra acustica. Uomo di spettacolo, oltre a studiare coreografie e passi di danza, si divertiva a gigioneggiare, ad esempio sfilandosi la giacca mentre continuava a eseguire un assolo di chitarra con una mano sola. Non era un megalomane: voleva divertirsi e divertire.
  • Con la sola possibile eccezione di Frank Zappa, a cui alcuni lo hanno sempre accostato soprattutto per l’immensa mole discografica, Prince è stato uno dei più grandi amanti della propria musica del secolo scorso e anche di questo. Ci sono artisti che affermano di non riascoltare mai i loro dischi, che arrivano quasi a detestarli. Lui, invece, conservava le sue opere come reliquie, fin troppo intoccabili visto che non ha mai autorizzato tutte le riedizioni e gli inediti che infestano il mercato e raddoppiano la discografia di tanti altri artisti, Zappa compreso. In compenso il suo lascito è cospicuo, soprattutto se ai suoi album si sommano quelli di altri artisti che, ad ascoltare bene, non sono altro che Prince, o quasi… (The Time, Apollonia 6, Wendy & Lisa, The New Power Generation, Madhouse, Mayte, c’è perfino un album realizzato per Kim Basinger e rimasto nei cassetti mentre le ultime scoperte erano Bria Valente e le 3rdeyegirl: si può passare una vita a collezionare Prince e i suoi derivati).dieci-motivi-per-amare-prince
  • E ci sono tanti dischi che non hanno avuto successo, ma che sono dei piccoli capolavori che non hanno niente da invidiare a quelli più conosciuti come 1999, Purple rain o Sign o’ the times. Around the world in a day e uno splendido esempio di neopsichedelia. L’ingiustamente bistrattato Come è un gioiello di funk oscuro mentre N•E•W•S (da intendersi anche come Nord, East, West, South) è un sorprendente album jazz rock nel segno delle directions di Miles Davis. Difficili da trovare, anche in rete, due chicche: The truth è una raccolta completamente acustica, affascinante e preziosa, inclusa in alcune versioni del box di inediti Crystal ball che Prince vendeva solo per posta. One nite alone… invece, lo vede impegnato al pianoforte, ma, anche in questo caso, è difficile trovarlo: il contenuto vale l’impegno.
  • Naturalmente, però, chi conosce Prince sa che suo Graal è The black album, sull’orlo della pubblicazione, ritirato prima di raggiungere i negozi quando poche copie promozionali avevano già raggiunto le radio, contraffatto a più riprese, pubblicato ufficialmente contro il volere dell’autore, immediatamente fatto sparire dalla circolazione e mai ristampato, se non è tra i lavori più rari del rock è, sicuramente, tra i più travagliati.
  • Negli anni Sessanta la sfida era tra Beatles e Rolling Stones. Nel decennio successivo si scontravano addirittura die modi diversi di intendere la musica, con impegno o disimpegno. Ma gli anni Ottanta erano quelli della futile gara tra Duran Duran e Spandau Ballet. La vera corsa, però, era tra Michael JacksonPrince. E qualcuno si ricorderà la vistosa assenza di quest’ultimo dal coro all star di We are the world, pare per non incontrare Jacko e non cantare una sua canzone (nell’album c’è l’inedita 4 the tears in your eyes, bellissima). Fu vera rivalità? Alla fine Jackson ha chiamato non uno, ma ben due figli… Prince.
  • E per chiudere, a proposito di questa sfida a distanza, c’è stato anche chi ha saputo metterli assieme. La qualità di questo filmato è pessima, ma il suo valore storico è grandissimo, soprattutto ora che, nessuno dei tre, ci darà altra musica. Ma c’è già tanto da scoprire in quella che ha realizzato in poco meno di quarant’anni Prince.

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