Delicatamente, molto banalmente: Graziosa utopia, il ritorno di Edda

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Sono figlio degli anni Ottanta, ho vissuto l’epoca d’oro degli anni Novanta in semi – incoscienza e ho passato tutti i 2000 a rimpiangere quel che mi sono perso in seconda elementare. La musica, però, come ogni altra forma di arte, è una frazione di tempo immobile e grazie a questo la possibilità di recuperare tutto ciò che le mie orecchie si erano perse è stato facile. Dispendioso, ma facile.

Ho amato visceralmente gli Afterhours dal primo istante in cui ho sentito qualcosa provenire dall’ugola di Manuel Agnelli e grazie alla band milanese ho iniziato ad approfondire il sottosuolo musicale italiano, decisamente molto più variegato e interessante di quello che ti spingevano ad ascoltare le radio. C’era un pezzo, Come vorrei, tratto dal loro best seller Hai paura del buio? in cui cantava «Edda come vorrei, Edda come vorrei… perché tutto questo veleno non diventa energia e non ci spazza via?» e per anni non ho capito a chi si riferisse e nemmeno che Edda fosse un nome e non un aggettivo. Io i Ritmo Tribale li conoscevo solo di nome e quando li ascoltai nemmeno mi piacquero. Li accantonai e, a oggi, non ho mai riascoltato nulla di loro.

Il 6 Novembre del 2009, in quello che prima di essere un bosco di rovi e macerie nella periferia milanese era il PalaSharp, aprì per gli Afterhours e nemmeno avevo idea di chi fosse. Suonò per una quarantina di minuti abbondanti un set acustico per presentare quello che era il suo debutto solista, Semper biot. Bellissima esibizione. E bellissimo disco, molto intimo, intenso e che ho imparato ad amare col tempo. Un ceffone sul grugno, uno di quelli che prima senti male, poi ti senti confuso e poi capisci di essertelo meritato. Quella sera capii il testo degli Afterhours perché capii che Edda era una persona e non un aggettivo.

Dopo il suo debutto pubblicò altri due bei dischi, Odio i vivi e Stavolta come mi ammazzerai? Belli si, ma a mio avviso un gradino sotto l’esordio. È capitato di rivederlo dal vivo un paio d’anni fa e rispetto al timido e introverso Stefano Rampoldi ascoltato al PalaSharp, sul palco ci è salito un artista cosciente del fatto che la gente non si è dimenticata di lui e che ascolta ancora volentieri ciò che ha da dire. Molti più sorrisi e non più la testa bassa sul microfono.

01. Spaziale
02. Signora
03. Benedicimi
04. Zigulì
05. Brunello
06. Un pensiero d’amore
07. Picchiami
08. La liberazione
09. Arrivederci a Roma
10. Il santo e il capriolo

Lo scorso 24 febbraio esce Graziosa utopia. Un paio di giorni ho notato la copertina del disco esposta nella vetrina del negozio di fiducia in centro. L’ho comprato a scatola (semi) chiusa. Ho comprato anche l’ultimo lavoro di Brunori Sas. Il disco di Edda non riesco a togliermelo dalle orecchie, Brunori l’ho riconsegnato pregando il negoziante di cambiarmelo con qualcosa che mi facesse meno schifo.

Ho deciso di scrivere questo articolo dopo aver pranzato assieme al bimbo a cui la mia coinquilina fa da tata. Due anni. Davanti al suo piatto di ravioli tutto contento non ne lascia nemmeno uno e non smette di parlare dello spavento che si è preso sull’idrovolante guidato dal suo papà. Un piccolo vulcano, un sacco di cose da dire e un modo tutto suo e una gestualità che mi hanno lasciato a bocca aperta. Vedere complicità così adulta e un sorriso così spontaneo, così espressivo e sincero sul volto di un infante è sempre un’esperienza fortissima. Ecco, ascoltare queste dodici tracce mi ha dato la stessa sensazione. Mi ha portano a pensare che il modo in cui Rampoldi riesce a esprimere ciò a cui tiene con i suoi testi, ha il candore e alla purezza di un bambino di due anni, con l’unica differenza che il suo è un sorriso a denti stretti, di quelli che fai con le lacrime che ti tagliano il viso, assolutamente lontano dall’idea di dichiararsi sconfitto, ma piuttosto consapevole del fatto che la natura umana è crudele e bellissima.

Ascoltare questo disco mi ha dato la stessa forte sensazione di esser di fronte al candore di un bambino nel corpo di un uomo, ferito e pieno di rimpianti, che però è cosciente e continua a fare ammenda e continua ad amare e parlare a cuore aperto con tutti, per insegnare, proteggere e imparare.

Se volete un consiglio, ascoltatelo. Ma fatelo veramente e non badate alle interviste. Con Calcutta non c’entra nulla. Non penso farà lo stesso successo ed è tutto dire, visto che di ciò che fa successo si fa presto a dimenticarsene.

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