De vent, de acqua e pensèe di bambin: ecco le ballate di Pinelli

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Alberto Pinelli all’Ultimo Caffè: qualche anno fa questa notizia non avrebbe destato stupore. Si trattava di uno dei locali storici per la musica dal vivo a Como e questo bravo cantante, chitarrista e autore era uno dei più assidui frequentatori dei palchi live che, all’epoca, abbondavano. Ma oggi il discorso è doppiamente diverso. In primo luogo perché lo spazio di via Giulini 3 aveva dovuto da tempo rinunciare ai concerti, ma – questo è il secondo appuntamento di una serie che auguriamo essere molto lunga – ora ha coraggiosamente ripreso a ospitare artisti sul suo palco. In secondo luogo perché chi conosce Pinelli lo ricorda fondamentalmente eccellente interprete di tante celebri canzoni altrui («Più Cat Stevens di Cat Stevens», diceva qualche estimatore apprezzando uno dei suoi cavalli di battaglia).

Alberto Pinelli con Alfredo Ferrario

Giovedì 2 marzo alle 21, invece, nell’ambito della rassegna Como jazz club, lo ritroveremo autore di un bellissimo disco, il suo primo, ma subito inserito nella rosa del Premio Tenco dello scorso anno (Antonio Silva, lo storico presentatore della manifestazione sanremese, lo ha voluto sul palco canturino del San Teodoro per Canta come mangi, nella foto in alto). De vent, de acqua e pensèe di bambin è una raccolta di canzoni delicate e agrodolci, registrata con alcuni dei migliori musicisti del territorio radunati dall’artista e dal produttore Gianni Dolci: tra gli altri Guido Bergliaffa, Marco Bonetti, Giuseppe Emmanuele, Marco Castiglioni, Alfredo Ferrario, Ivano Greppi, Aki Chindamo, Ivano Greppi, Beppe Caruso, Floriano Franchi, Corrado Sambito, Alessadro Castelli e il quartetto vocale Voxa. In pratica il meglio della scena jazz nostrana, chiamato a dare un tocco in più a una canzone d’autore che ha scelto il dialetto per esprimere al meglio sentimenti, sensazioni, ricordi ed emozioni. «Il dialetto – scrive Mario Porro nelle note dell’album – è la lingua delle radici, la lingua delle madri. È forse per questo che ci riporta quasi con naturalezza all’infanzia, a un mondo di rimpianto e di emozioni, a una musicalità del vivere e dei rapporti umani che ci appare perduta». La stessa che Pinelli ha profuso in queste quindici canzoni. E stasera, però, non mancheranno anche quei classici che lo hanno fatto apprezzare per tanti anni, tra i più sensibili interpreti della canzone d’autore internazionale.

(Foto di Francesca Marelli da Canta come mangi al Teatro San Teodoro di Cantù)

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