De Gregori, sbarbato & sold out a Trezzo

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De Gregori old style con barba e cappello

Sold out. Due inflazionate parole rubate al lessico anglosassone in sostituzione all’italianissima espressione “tutto esaurito”, che di solito stupiscono, ma questa volta no. Non può stupire soprattutto questo sold out, perché per quanto possa essere grande il Live Club di Trezzo sull’Adda non è grande affatto se comparato alla carriera e al successo dell’artista che vi si esibirà venerdì 27 ottobre, Francesco De Gregori, un cantautore maximo, per così dire, uno di quelli che, con le sue canzoni, si è trascinato dietro almeno tre generazioni, per non parlare di quelle che verranno. Romano, classe 1951, uno dei simboli della canzone italiana d’autore, di cui è difficile contare le collaborazioni, i live, i dischi pubblicati e quelli in cui è anche solo comparso, De Gregori è il padre spirituale di un gran numero di cantautori contemporanei, che a lui si sono ispirati, sia per la sua capacità di inserire nei brani influenze rock, folk e popolari rendendo il tutto decisamente armonioso e personale, sia per la sua incredibile sensibilità narrativa, espressa attraverso testi ricchi di metafore, sinestesie e riferimenti storici, politici e d’attualità. De Gregori e i suoi compagni, Fabrizio De Andrè, Antonello Venditti, Riccardo Cocciante, Lucio Dalla, Claudio Baglioni (solo per citarne alcuni), De Gregori e i suoi personaggi, Alice, Pablo, Girardengo, Fiorellino, la Donna Cannone, il Generale e tutti gli altri, De Gregori e i suoi pezzi di vetro, il suo Titanic, i suoi marinai, il suo rimmel, De Gregori autore e maestro, che sa incantare, commuovere e sorridere. Abbandonati il fedele cappello e la storica barba, elementi caratteristici a cui i fan si erano ormai abituati, De Gregori ha intrapreso una nuova avventura, che lo ha già portato in tour in alcuni club delle principali città italiane ed europee (Nonantola in provincia di Modena, Torino, Monaco, Zurigo, Bruxelles, Parigi, Lussemburgo, Londra, Lugano, San Biagio di Callalta in provincia di Treviso) e, ota, a Trezzo, alle porte di Milano, proponendo alcuni dei suoi brani più celebri, alternati ad altri meno conosciuti.

«Vedo un sacco di concerti trattati come eventi muscolari, spesso c’è di mezzo la parola MEGA (grandi numeri, grandi palchi, grandi schermi etc..) – dichiara De Gregori – A me piacciono anche i posti piccoli, ho sempre amato i club, li ho già fatti e continuerò a farli. Quel suono un po’ ferroso fatto solo per chi sta lì in carne e ossa, magari con una birra in mano e ogni tanto esce a fumarsi una sigaretta quando faccio un pezzo che non gli piace. E non si aspetta di rivedere tutto questo in televisione un anno o un giorno dopo».

Sul palco, sarà accompagnato da una formazione speciale, priva di batteria («La maggior parte dei batteristi che conosco ormai cercano di somigliare a una batteria elettronica e questa cosa non mi piace, ci sarà io che batto il piede a tempo e basta», ha dichiarato), che vedrà Guido Guglielminetti al basso e al contrabbasso, Carlo Gaudiello al piano e alle tastiere, Paolo Giovenchi alle chitarre e Alessandro Valle alla pedal steel guitar e al mandolino. Un concerto che, di sicuro, non tradirà le aspettative di tutti coloro che hanno acquistato il biglietto, e che, il mese prossimo, sbarcherà oltreoceano, per due date negli Stati Uniti, una al Regent Theatre di Boston e un’altra alla Town Hall di New York, rispettivamente il 5 ed il 7 novembre.

Guido Guglielminetti, il capobanda

«Mi incuriosisce la Town Hall, il teatro dove andremo a New York a novembre. È un locale storico di Broadway, dove pare abbia suonato Dylan la prima volta che uscì dalla cerchia protetta dei piccoli club del Village – racconta – Di Dylan metterò in scaletta anche un pezzo preso del mio ultimo disco di traduzioni. Può sembrare una stranezza andarlo a cantare in italiano davanti a un pubblico internazionale. Ma una sera a Parigi ho sentito Dylan cantare in inglese Les feuilles mortes e da allora ho capito che si può fare tutto. Non credo che ci sia una gran differenza fra il nostro pubblico e quello che troverò a Monaco o a Londra o a Parigi. Anche lì è pieno di italiani, e poi il mondo si è rimpicciolito, i linguaggi si sono integrati».

Alessandro Valle

Farò molte canzoni che ho suonato raramente perché magari non erano buoni come singoli, ma quando fai un concerto devi fregartene di quello che passano o non passano le radio. Penso che questa cosa al pubblico andrà bene, anche se magari qualcuno dirà “E questa che è, da dove l’ha tirata fuori”? Insomma, ai miei concerti vengono sia quelli che vorrebbero sentire solo Generale e Rimmel sia quelli che non ne possono più perché ormai gli escono dalle orecchie. Hanno ragione e li capisco entrambi, quindi cercherò di accontentare tutti quanti».

(Foto di De Gregori con barba di Daniele Barraco, foto senza barba di Enrico Ballestrazzi, fonte: ufficio stampa Parole & Dintorni)

 

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