De André canta De André al Sociale

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Una nuova tournée “nel nome del padre”, De André canta De André dove Cristiano, cantante e autore a sua volta, polistrumentista di eccezionale livello, interpreta il repertorio di Fabrizio, il poeta della canzone per eccellenza, amatissimo in vita, compianto dopo la scomparsa avvenuta nel 1999, celebrato da più parti con alterne fortune. Ma, diciamocelo, nessuno canta De André come De André, e non si tratta solo di dna. Cristiano è stato sul palco fin dai primi anni Ottanta, suonando chitarra, violino, strumenti etnici, in pratica “doppiando” il ruolo di un maestro come Mauro Pagani fino a diventare il direttore musicale dei concerti, accontentando il desiderio di perfezione paterno. «Per lui le canzoni dovevano essere suonate dal vivo esattamente come erano sul disco», racconta a poche ore dalla sua attesissima performance sul palco del Teatro Sociale di Como, giovedì 16 novembre alle 21.

«Soltanto quando suonò con la Premiata Forneria Marconi accettò che stravolgessero gli arrangiamenti degli album, ma da allora quelle divennero le versioni definitive, da riproporre. Voleva sentirsi sicuro, quando saliva in scena. Con questo progetto, invece, posso lavorare su quei brani, proporli in maniera differente, magari anche più vicina al gusto delle nuove generazioni che scoprono mio padre solo ora».

«Lui – prosegue – era perfezionista fino all’autoflagellazione, poteva stare mesi su una parola, era capace di un’autocritica feroce». Un rapporto intenso, il loro, che Cristiano ha raccontato nel libro autobiografico La versione di C., da cui traspare un grandissimo amore, che si ritrova nel terzo album di interpretazioni, sempre live, pubblicato pochi mesi fa. «È un’esperienza, per me, molto bella, appagante, che voglio portare avanti ogni sei o sette anni, alternandola alla mia attività».

E quelle che ha scelto per questo terzo volume sono canzoni “militanti”, in senso lato: «Sono canzoni contro la guerra, contro la distruzione di una grande comunità, quella dei nativi americani, gli zingari, sono tutti elementi di un discorso che mio padre faceva attraverso le sue canzoni, con una grande coerenza. E il suo messaggio traspare: ci vogliono fatica e coraggio, ma non puoi pensare che le cose si risolvano da sole, non puoi delegare, ed è un pensiero anche mio».

Nato quando Fabrizio De André non aveva ancora definitivmente abbracciato la carriera artistica, Cristiano conosce tutte queste canzoni da sempre. Cantandole c’è ancora qualche sorpresa? «La prima sorpresa non riguarda neppure la musica, ma è il grande applauso del pubblico quando salgo sul palco, un applauso sulla fiducia, che mi commuove e mi responsabilizza. Questo tour è partito da Genova e chiaramente l’emozione era ancora più forte, anche perché il pubblico di casa sa essere severissimo, quando vuole. Poi cantandole, come accade solo con la grande arte, riscopro cose nuove, anche a distanza di molti anni».

E il progetto continua a più livelli: «Il prossimo anno sarà il cinquantesimo del Sessantotto e porterò in scena una nuova versione di Storia di un impiegato. E un grande obiettivo è anche quello di portare queste canzoni fuori dall’Italia, per farle conoscere in Europa e in America». Il quarto volume dovrebbe essere dedicato alle canzoni d’amore e ci sarà un’orchestra, mentre al Sociale De André sarà accompagnato dal solo Osvaldo Di Dio: «È un’altra formula ancora, ma io suonerò diversi strumenti, cambiando ancora veste alle canzoni. Un concerto acustico, ma di certo non un concerto seduto». E per i ritardatari, si sono liberati alcuni palchi: biglietti a 35 euro (platea e palchi) e a 30 euro (gallerie).

(Le foto di Cristiano De André sono di Dino Buffagni)

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