Davide: caro pubblico, ti scrivo…

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Mancano poche ore ed è sempre interessante quando arrivi a questo punto vedere quali sono gli spostamenti della stabilità mentale, dove vanno i tuoi pensieri, cosa cade fuoti dal gerlo. Il resto è già successo tutto: hai fatto promozione, hai suonato e cantato per convincere la gente, l’hai chiamata a raccolta. Poi ci sono le prove, prove e riprove fino a quella definitiva, con tutte e tre le formazioni che hai coinvolto in questa avventura. Gli Shiver sono dei ragazzi con cui ho suonato in tempi recenti, e sono davvero felice di potergli offrire l’opportunità di esibirsi a San Siro.

Shiver

Un luogo che, quando avevo la loro età, non mi sarei neppure mai lontanamente sognato di poter raggiungere come artista. Fin dall’inizio, nei primi concertini sul lago, al massimo delle mie elucubrazioni fantasticavo che, forse, un giorno mi avrebbero invitato a suonare alla Sagra del missoltino. Figuriamoci a Como o a Lugano. Per non dire di San Siro. Poi ci sono i Luf: loro incarnano il mio animo più combat folk. Con tanti di loro, Dario Canossi in primis, ho collaborato a più livelli in passato.

I Luf

È così anche per la Gnola Blues Band: Maurizio Glielmo suona con me, Paolo Legramandi ha suonato con me, poi si innestano Michele Papadia e Anga che è con me praticamente da sempre. È un po’ un piccolo grande supergruppo di musicisti che hanno fatto parte di questa mia storia. Ed è quello che volevo portare a San Siro.

Gnola Blues Band

Poi ci sono le canzoni da scegliere: hai voglia a non lasciare fuori qualcosa, ma pensa di avere scelto davvero quelle significative, quelle che chiedevano di esserci in questa occasione che va davvero al di là dell’incredibile per me. Mi sento come un astronauta che viaggia dove nessuno era mai arrivato prima. Un cantautore allo stadio, uno come me, che canta in una lingua particolare, strana, qualcuno diceva incomprensibile. E nelle canzoni ci sono tutti i personaggi che le hanno abitate e fatte vivere per tutti questi anni. Li porto con me, tutti, qualcuno anche fisicamente perché se un Cimino, che è sempre il Cimino, vuole lanciare le sue espadrillas anche allo stadio, chi sono io per impedirglielo? Ma deve esserci qualcuno a raccoglierle. E quelli siete voi. Una parte dello spettacolo si fa sul palco, am la più grossa siete tutti voi, lì davanti.

E spero che San Siro, quello vero, guardi giù. È stato il primo vescovo di Pavia, ma, secondo la leggenda, lui è il ragazzino che portò la gerla con i pochi pani e pesci che poi Gesù moltiplicò. Mi sembra un’analogia interessante. Vi siete moltiplicati nel corso degli anni, seguendo il mio girovagare non sempre prevedibile, che mi ha portato fino qui. Che ci ha portati tutti fino qui. Io entro allo stadio con un po’ di polenta, dei tocchi di gallina fredda, naturalmente anche qualche missoltino. Poi il miracolo lo fate voi, con la vostra presenza, i vostri cori, i vostri sguardi, i vostri sorrisi. Facendo le prove vedo tante seggioline vuote, il Meazza sembra immenso. È immenso. Con la testa inizi a riempire tutti quei posti, pensi a quelli che vorresti che ci fossero, quelli che non possono mancare, quelli che sai che mancheranno, ma li senti comunque con te. Per una notte tutti lì.

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