Davide al Tennis Como palleggia tra canzoni e parole

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In vent’anni di carriera Davide Van De Sfroos ha cambiato molte vesti e formazioni pur restando sempre fedele a se stesso, alla sua visione che intreccia musica semplice, popolare, fatta di pochi accordi, a testi poetici che privilegiano un dialetto oscuro, quasi esoterico per i non residenti, ma affascinante e ricchissimo di suggestione. Le evoluzioni più recenti lo hanno visto accompagnato da un’orchestra per interpretare Synfuniia, ovvero brani arrangiati per ensemble classico, una prospettiva affascinante quanto ingombrante, replicata, finora, in soli quattro concerti. Poi c’è il Folk cooperatour, che vede l’artista, oggi cinquantunenne, accompagnato dai lecchesi Shiver, ragazzi cresciuti ascoltando anche le sue canzoni, linfa nuova per brani che iniziano ad avere una certa età anche se, proprio come accade nella miglior musica folk, sembrano scritte ieri e, soprattutto, sono senza tempo (prossima tappa al Carroponte di Sesto San Giovanni venerdì 2 settembre).

Ma c’è una strada meno battuta, recentemente, che è quella che vede Bernasconi dividere il palco con il solo Angapiemage Galiano Persico. Violinista e arrangiatore da un ventennio nei cuori dei fan, nel tempo ha sviluppato una vera e propria simbiosi con il cantautore laghée. Strumentista di eccezionale levatura, non si limita a puntellare con l’archetto le canzoni di Davide, ma ne asseconda anche l’estro che porta l’artista lariano a improvvisare monologhi, brani, nuove interpretazioni. Una simbiosi che si è rinnovata lunedì 29 agosto in un contesto atipico, quello dell’Atp Challenger al Tennis Como, un palco allestito in mezzo al campo centrale per ospitare Van De Sfroos e Anga. «Siamo scesi in campo con strumenti come la chitarra e il violino che possono anche ricordare la racchetta da tennis. Qual è la cosa più importante per un giocatore? Il campo? La racchetta? Io dico che è l’avversario con cui palleggiare. E in questa occasione voglio raccontare, rispetto alle varie canzoni, quali sono stati i palleggi che mi hanno portato a scriverle». Parla così Davide prima di incide una serata dove la scaletta si costruisce momento per momento, dall’iniziale Pulènta e galèna frègia, ricostruendo l’attimo in cui ha visto quel piatto diventato grazie a lui così celebre, grazie ai custodi della Villa Merz, alla toccante Ventanas finale. E così per tutti i brani, ringraziando un tempo che ha fatto tremare per tutto il pomeriggio e che, infine, ha concesso un’oasi di sereno proprio per questa serata così particolare.

(Video di Marina Cauboi, per gentile concessione)

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