David Cross & David Jackson, la storia del prog a Erba

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La kermesse rock progressiva erbese è culminata, come previsto, nel concerto della band di David Cross & David Jackson, applauditi sabato scorso a LarioFiere nella seconda tornata di artisti della Fim – Fiera internazionale della musica 2017. Per la precisione si tratta della David Cross Band, con il violinista ex King Crimson titolare e l’ex sassofonista dei Van Der Graaf Generator ospite più o meno fisso, anche se poco importa perché l’amalgama tra la musica dei due è democraticamente eccellente. King Generator, si potrebbe dire, oppure Van Der Crimson, anzi no, come si è evinto dalle interviste in Casa Fim in cui alcuni, poco informati circa il divorzio artistico non proprio pacifico del sassofonista dai Van Der Graaf, anzi, da Peter Hammill, si sono sentiti rispondere in modo piccato dopo averglieli menzionati: lui non ne vuole proprio sapere.

David Jackson

La presunta tensione scaturitane, se mai c’è stata, è presto svanita nell’incontro con i fan vinil-muniti (o cd-muniti), in cui entrambi i David si son prodotti in abbracci, autografi e foto. Semmai Jackson poteva preoccupare per ben altro motivo, deambulando con un bastone ma «solo per i postumi di un infortunio – assicura il promoter italiano – è già migliorato rispetto ai primi tempi e a breve tornerà a camminare normalmente». In una serata nient’affatto avara di artisti prog, David & David come gli altri colleghi forniscono un concerto mignon, ma comunque sufficiente a garantire emozioni al pubblico erbese. In formazione il cantante Jinian Wilde, con un curioso look stile Elton John 1971, il chitarrista Paul Clark, il bassista Mick Paul e il batterista Craig Blundell, oltre a Cross al violino elettrico e al sempre carismatico Jackson, con il basco d’ordinanza, due sassofoni suonati contemporaneamente e le tastiere. I suoni sono duri, al limite del metal, e non tutti potrebbero apprezzare, ma il pubblico si adegua subito una volta decodificato il loro messaggio musicale, godendosi tutta la classe che due… fuoriclasse del prog come loro possono sfoderare. Nurse insane, dall’album crossiano Big picture del 1999, è vicina al punk o, se vogliamo, allo space rock – ancora lui – à la Hawkwind, con tempo veloce in due quarti; ecco Sign of the crow, brano che dà il titolo all’ultimo disco di Cross pubblicato nel 2016: forse il pezzo più affine ai King Crimson anni 2000, con ritmiche complicate, cantato perentorio e chitarre piuttosto dure. La power-ballad The pool, sempre dall’ultimo album, è brano molto ricercato e profondo in cui i musicisti dialogano in un intreccio avvolgente. Si torna alla durezza con Tonk, tratto dal lavoro del 1997 Exiles, in cui suonavano l’ex datore di lavoro di Cross, Robert Fripp, e quello di Jackson, Peter Hammill che vi canta proprio nella versione originale.

David Cross

Il fiatista non sembra curarsene e offre comunque un’ottima prestazione. Arriva il momento dei pezzi forti. Un sax distorto al posto dell’originale organo introduce Theme one, guarda caso l’unico brano interamente strumentale pubblicato dai Van Der Graaf, che evolve in una marcetta in cui Cross e Jinian Wilde incitano i presenti in un “na na na”, al termine della quale Jackson si affretta a precisare che è «Scritta da George Martin, il produttore dei Beatles». Soundscapes quasi frippiane preparano la via a una perfetta esecuzione della bellissima Starless, capolavoro del disco dei King Crimson Red, e l’ovazione del pubblico è scontata, come pure per la scelta obbligata di 21st century schizoid man, prima traccia del primo album dei King Crimson In the court of the Crimson King, nonché canzone-manifesto del gruppo inglese. David & David stravolgono la ritmica della sezione centrale Mirrors conferendovi un andazzo funky-hard, quasi da tema di film. Il groove è travolgente e in un tripudio di decibel arriva il finale, anch’esso modificato.

David & David

La David Cross Band ringrazia LarioFiere e Jackson saluta nella sua posa-marchio di fabbrica, stringendo nelle mani i sax alto e soprano con il tenore a tracolla; si veda la copertina del suo disco solista The Long Hello volume 3 per capire di cosa si scrive. Forse non avrebbe sfigurato un piccolo accenno ai due illustri musicisti la cui recente scomparsa ancora sconvolge, vale a dire John Wetton e Greg Lake, cantanti solisti originali rispettivamente in Starless e 21st century schizoid man. In ogni modo, Cross rimane un grande esecutore di musica fuori dagli schemi, tenendo alta la reputazione grazie alle ottime pubblicazioni dalla sua fuoriuscita dai King Crimson fino ai giorni nostri, destreggiandosi tra jazz – rock, sinfonico, neo psichedelia e nu – metal. A Jackson si augura, oltre a una pronta guarigione, di rimanere pimpante musicalmente e umanamente e – perché no? – di fare magari pace, un giorno, con la band che lo ha reso famoso.

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