Dalla guerra alla luna, l’ultimo Ep di Daniele Celona

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C’era una volta, ed è il caso di dirlo, un posto bellissimo ad Asti, chiamato Diavolo Rosso, aperto il 29 febbraio 2000. Tra le sue mura sono passati in centinaia, tra scrittori, attori, artisti italiani e internazionali, big ed emergenti , i suoi spazi sono stati usati come set per videoclip (Paolo Conte, Enrico Ruggeri e Gian Maria Testa), per mostre, presentazioni di nuovi lavori e debutti.  Questo luogo incredibile, come lo abbiamo conosciuto in questi sedici anni di intensa attività, ha chiuso i battenti a maggio di quest’anno (per riaprire, si spera, in settembre), e c’è chi ha deciso di celebrarlo nel migliore dei modi.

Daniele Celona - coverQuesto qualcuno risponde al nome di Daniele Celona, torinese dalle origini mediterranee, uno dei cantautori più talentuosi e straordinari dell’odierna scena indie italiana, che il 15 giugno ha pubblicato Dalla Guerra alla Luna – Live @ Diavolo Rosso, un nuovo EP che contiene cinque brani live e un videoclip a corredo che documenta l’intera giornata del 15 Aprile 2016, ultima data dell’Atlantide Tour (atto finale di un anno e mezzo di concerti in tutta Italia) e della rassegna Indi(e)Avolato all’interno della chiesa sconsacrata piemontese.

Una performance particolarmente sentita, una vera e propria celebrazione elettroacustica che ha visto sul palco, assieme a Daniele, molti musicisti, per un’inedita formazione allargata a tre chitarre, synth, basso, batteria e violoncello e che ha coinvolto la community che ruota attorno a Celona, chiamata a scegliere con un sondaggio on-line quali brani del disco d’esordio Fiori e Demoni avrebbero dovuto far parte dell’EP, affiancandosi a quelli del fortunatissimo Amantide Atlantide.

È così che ho raggiunto telefonicamente Daniele, in una breve pausa tra un concerto e l’altro, dissimulando malissimo l’emozione di intervistarlo, perché lui è uno di quelli di cui ci si innamora alla prima nota e non se ne esce più.

Qualche mese fa è uscito il tuo EP, registrato al Diavolo Rosso di Asti il 15 aprile scorso. Raccontaci com’è andata.

È stata la data di chiusura dell’Atlantide Tour, una data particolare, l’ultimo concerto di alternative rock italiano in quella location, che conclude la sua storia dopo sedici anni. Il locale è stato chiuso, non si sa se riaprirà in futuro, pare che attraverso una fondazione stiano cercando di recuperare i fondi per ristrutturarlo e riaprirlo. Un luogo che conoscevo già, in cui ho suonato tre volte e ho visto svariati concerti, una ex chiesa sconsacrata nel centro di Asti, dall’atmosfera suggestiva, con il palco posto sotto una navata, sul vecchio altare. Noi venivamo da un anno e mezzo di date in giro per l’Italia e ho voluto portare sul palco una formazione allargata: alla chitarra, synth e voce Anthony Sasso degli Antony Laszlo, che mi ha accompagnato nel primissimo  tour in duo che precedeva l’album, al violoncello Bea Zanin, presente anche nel V come Violoncelli Tour, al basso Marco Di Brino, alla seconda chitarra Davide Invena e alla batteria Mario Rossi. L’Ep, nella versione digitale estesa, contiene anche due bonus track, la versione di Starlette fatta con pianoforte e due violoncelli (Bea Zanin e Chiara di Benedetto) e una versione di Precario presa dal Traffic Festival di Torino del 2014, dove per la prima volta io, i Nadar Solo e Bianco, abbiamo presentato Un’ora sola ti vorrei, un progetto che prevedeva un’ora di spettacolo insieme.

Il titolo Dalla Guerra alla Luna mi ricorda il titolo di un libro di Jules Verne, Dalla Terra alla Luna.

Da bambino i libri di Jules Verne erano gli unici che non mi annoiavano, e l’amore per loro è cresciuto col tempo. Questo azzardo nella parafrasi di un suo titolo mi sembrava definire bene l’idea del lungo viaggio, fatto di chilometri, ma anche di stati d’animo e di riflessione. Un percorso a ostacoli in cui il sogno lassù in alto, la meta, ci consente di affrontare le piccole grandi battaglie quotidiane, e ciò che ci rende più forti e ricchi è quanto viviamo e costruiamo durante il viaggio stesso. E se la Luna meta possibile non è, sarà servita almeno a illuminare la strada, là, fuori dalle nostre miniere.

Cosa ti ha spinto a pubblicare una raccolta di pezzi in questo momento della tua carriera artistica?

Molte cose nascono ad istinto, quasi per gioco. Una volta appurato che il Diavolo Rosso avrebbe chiuso realmente ho voluto celebrarlo con una festa;  abbiamo deciso di registrare il concerto, di farne un EP live e siamo partiti per questa avventura, che ci ha richiesto molto tempo per la post-produzione e il mixaggio. Non c’era alcun piano particolare, se non quello di dare una testimonianza di questa grande festa finale.

Il tour di Dalla terra alla luna si conclude questo weekend, con due appuntamenti imperdibili…

Già. Prima di fermarmi per concentrarmi sul terzo album, venerdì 11 sarò al Serraglio a Milano, per un concerto insieme agli Omosumo, che presenteranno il loro secondo disco omonimo, in uscita proprio quel giorno, mentre sabato 12 suonerò al Cap10100 di Torino, e in apertura ci sarà il cantautore salernitano Guido Maria Grillo. Saranno due grandi feste, due serate bellissime che chiuderanno un tour lungo due anni, con oltre cento date in giro per l’Italia.

Visto che l’hai citato, parliamo di questo terzo album.

I tempi sono molto stretti e devo mettermi sotto con la scrittura; ho moltissimi frammenti sparsi qua e là, acustici, di synth, di piano e di altri strumenti. Non so assolutamente che suono avrà, al momento c’è tutto e il contrario di tutto, e questo mi diverte molto. La data prevista per l’uscita dell’album è la primavera del 2017, o almeno si spera, ma di sicuro sarà anticipata da qualche singolo.

C’è qualcosa che non ti chiedono mai sulla tua produzione artistica e di cui invece vorresti parlare?

In realtà sì. Nei miei dischi ci sono  dei riferimenti  all’animazione giapponese e alle letture di Dylan Dog che raramente sento cogliere.  Mi piacerebbe che qualcuno mi chiedesse, ad esempio, perché su Ninna Nanna (contenuta nell’album Fiori e Demoni) ho fatto riferimento a Evangelion e ad altre animazioni giapponesi di stile simile a quello, ma mi rendo conto che questa è una cosa assolutamente da nerd, e che possono notare solo i miei simili, quelli che, come me, sono cresciuti a pane e videogiochi.

Al termine, saluto Celona, dicendogli, senza nessuna vergogna, che L’11 novembre farò la groupie impazzita sotto il palco del Serraglio. Lui ride, gentile e imbarazzato, dicendomi che è così che deve essere, quando qualcosa piace davvero. Ed ha pienamente ragione.

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