Da questa parte del mare: Giuseppe Cederna interpreta Gianmaria Testa

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Sollecitati dall’urgenza di un fenomeno – quello migratorio – sempre più vasto ed epocale, molti artisti hanno scelto, nelle ultime stagioni, di raccontare l’esodo di popoli del Sud del mondo. Una lettura molto particolare e toccante si preannuncia essere quella proposta da Giuseppe Cederna, che sarà in scena mercoledì 15 novembre alle 20.30, sul palco del Teatro Sociale di Como. Per i Circuiti teatrali lombardi, è in programma Da questa parte del mare, un monologo tratto dall’omonimo libro del compianto Gianmaria Testa, cantautore e anche scrittore, scomparso nel 2016. Come detto, a Como arriverà Giuseppe Cederna, attore divenuto famoso nel celeberrimi film di Gabriele Salvatores, Marrakech Express e Mediterraneo, volto noto anche di fiction e teatro. Diretto da Giorgio Gallione, Cederna riprende la parola di Testa, mescolandola a ricordi personali e citazioni poetiche, sull’onda delle musiche del cantautore.

Giuseppe Cederna

Cederna, dalla pagina (e dallo spartito) di Gianmaria Testa, come siete arrivati allo spettacolo per il palcoscenico?
Il progetto Da questa parte del mare dura da quasi vent’anni. Gianmaria Testa cominciò infatti a lavorarvi dalla fine degli anni Novanta, quando ancora il fenomeno migratorio non era esteso e radicato come è ora, almeno nel nostro Paese. Il cantautore aveva dedicato molto tempo, con la moglie, a costruire un insieme di canzoni incentrate sulle migrazioni e ne nacque anche il suo libro. Io ne fui affascinato anche perché il mio legame con il Mediterraneo, è sempre stato forte. Per me questo grande mare e la culla di grandi civiltà, luogo di scambi e di incontri virgola di antiche leggende e di meravigliose storie. Cominciammo, così, a presentare il libro e forse il progetto sarebbe rimasto a questo stadio, se Giorgio Gallione non avesse proposto un ulteriore teatrale.


In che modo avviene la trasposizione?
Non si tratta soltanto di una lettura scenica. Io e il regista ci siamo trovati d’accordo nella necessità di cucire insieme alle parole di Gianmaria altri testi e anche i miei ricordi e le mie esperienze.
Per esempio?
L’amore per il Mediterraneo di cui ho già parlato, mi porta ogni anno a visitare un’isola o un tratto di costa affacciata su questo mare. Tre anni fa, durante uno di questi viaggi, mi trovavo su un traghetto delle vacanze tra le isole del Dodecaneso ed ebbi, per la prima volta, l’esperienza diretta della tragedia della migrazione dei siriani in fuga dalla guerra, verso le coste turche. Mi ero soffermato a parlare con alcuni profughi e ricordo che mi si stringeva il cuore al pensiero della loro sorte. Nonostante questo però mi sentivo anche sicuro e privilegiato nella mia condizione di viaggiatore.


Cosa avvenne poi?
Mi trovavo con la mia compagna sul molo di Samos e un soldato mi scambia per un migrante. Cercava di costringermi a passare nella fila dei profughi E ricordo benissimo che il mio istinto immediato fu un moto di stizza. Pensai: «Ma come ti permetti? Non vedi che io sono diverso?». Ancora oggi penso a quella reazione che per me è stata illuminante e mi ha aperto gli occhi.
Insomma, il monologo racconta la migrazione anche attraverso gli occhi di chi la guarda. In tema però molto importante è anche quello delle radici. In che senso viene trattato?
Nel libro, e anche nello spettacolo, troviamo dei ricordi di Gianmaria Testa. Sono reminiscenze della sua infanzia in Piemonte e soprattutto di sua madre, una donna semplice, silenziosa ma portatrice di una cultura dell’accoglienza. Queste sono le radici nobili che, evidentemente, hanno segnato Gianmaria e che anche noi sentiamo vicine.


Viviamo in un momento molto difficile, di chiusura verso il diverso e di paura insorgenti. Come reagisce il pubblico allo spettacolo che lei propone?
Posso dire che il pubblico è partecipe, attentissimo e commosso. Mi impressiona sempre il silenzio compreso ed emozionato che le platee sanno esprimere e che, a volte, mi soffermo ad ascoltare. Credo sia un bel segnale Non mi illudo, perché credo che quelli che vengono a vedere questo spettacolo la pensino esattamente come me. Voglio essere però come Gianmaria testa un concreto ottimista. Un portatore, nonostante ogni evidenza, di speranza.

Biglietti a 20 euro più prevendita. Info: www.teatrosocialecomo.it.

(Foto di Marco Caselli Nirmal)

 

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