Cristiano De André, al Sociale in nome del padre

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De André canta De André è il lavoro che Cristiano, figlio del cantautore genovese, suona dal vivo da qualche anno. Il format del concerto al Teatro Sociale di Como prevede il duo con Osvaldo Di Dio, fedelissimo chitarrista di Cristiano. Partiamo dal fatto che, chi scrive, oltre a essere cresciuta a pane e De André, preferisce le cantate collettive (stonatissime, peraltro) in piazza Duomo a Milano in ricordo di Faber alle serate – tributo che si è soliti organizzare. E ai fan più accaniti quella di Cristiano potrebbe sembrare un’operazione – tributo fra le meglio studiate.

Ma per qualche motivo – probabilmente c’entrano gli arrangiamenti da paura e il calibro dei musicisti coinvolti – il progetto De André canta De André mi ha sempre affascinata. Al via quindi al concerto. Onere di aprire il live va a Nella mia ora di libertà, perla di Storia di un impiegato, canzone contro il Potere con la P maiuscola (e no, negli anni Settanta non era ancora un cliché cantare contro il potere). Trovo che la rabbia, sia verbale che musicale, che riecheggia di continuo nell’ultima strofa («Per quanto voi vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti») sia una potentissima arma contro le coscienze: Cristiano De André riesce a renderla alla perfezione.

Cristiano De André e Osvaldo Di Dio

Abbracciato il bouzouki, si prosegue con le intense Mégu mégun e Sinan Capudàn Pascià. Arrivano anche Se ti tagliassero a pezzetti – nella versione rigorosamente non censurata, che recita «signora libertà, signorina anarchia» – e Una storia sbagliata: «unastoria vestita di nero, una storia da basso impero, una storia mica male insabbiata», è la storia della tragica scomparsa di Pier Paolo Pasolini. Fra le due, un breve intermezzo in cui Cristiano dedica qualche parola al grande intellettuale e regista.

E dopo Coda di lupo De André si sposta alle tastiere per interpretare Hotel Supramonte. Non mancano Andrea, Un giudice, La guerra di Piero e Bocca di rosa. La qualità dell’esecuzione di Osvaldo Di Dio contribuisce alla riuscita di uno spettacolo di grande livello. A metà scaletta Cristiano pesca inaspettatamente dal repertorio Canzone per l’estate, pezzo di degregoriana memoria in Volume 8.

Arriva la volta di Crêuza de mä e il teatro applaude commosso. Invisibili – canzone firmata Cristiano De André – e Volta la carta chiudono il primo bis, e con una toccante Canzone dell’amore perduto il duo saluta il pubblico presente. Lasciamo il teatro entusiasti: qualcuno canticchia, altri sorridono. Io penso alle decine di persone che urlano Canzone del maggio, accompagnate da chitarre scordate, alle cantate in piazza per De André. Anche in Teatro abbiamo urlato: il nostro è stato un urlo sottile, attento e grato.

(Foto di Carlo Pozzoni)

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