Così fan tutte: un ultimo racconto prima che si alzi il sipario

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Così fan tutte, il capolavoro mozartiano che inaugurerà la  nuova Stagione notte 2016/17 del Teatro Sociale di Como il 6 e l’8 ottobre alle 20.30, ha compiuto 226 anni (227 a gennaio), ma è un’opera giovanissima quella che andrà in scena, e non solo per la bellezza eterna della musica e per i temi universali e ancora attualissimi affrontati nel libretto da Lorenzo Da Ponte, descritti dal regista Francesco Micheli in questa intervista per BiBazz. Andrà in scena un cast composto da giovani esordienti, in parte selezionati tra i vincitori del 66° Concorso Aslico per giovani cantanti lirici d’Europa, affiancati da quaranta ragazzi non professionisti, reclutati tramite il casting #MozartWantsYou, che da mesi seguono un laboratorio teatrale e di training con Eleonora Moro e che non vedono l’ora di recitare la Prima della lirica nella propria città! E, prima della prima ce ne sarà… un’altra. È la Prima giovani, che si terrà il 4 ottobre, destinata a un pubblico di under 30 (trovate tutti i dettagli a questo link).

BiBazz ha raccolto le impressioni di questi neofiti del palcoscenico, per raccontare cosa si prova a essere catapultati, per la prima volta, all’interno di un progetto come questo. Per l’ultima puntata, a poche ore dal debutto, la più lunga e sentita testimonianza…

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Non ho mai frequentato il teatro prima di questa esperienza, l’ho sempre considerato un ambiente poco adatto a una persona semplice e magari grezza come me. Il giorno in cui sono entrato al Sociale per la prima volta è stato il giorno dei provini per l’ammissione ai vari laboratori dei mesi successivi e alle recite di ottobre. Ho iniziato per gioco, poi una volta selezionato ho preso molto seriamente la questione, puntando a divertirmi e a mantenere concentrazione e costanza nelle mie presenze, e al dare il meglio, per quanto sia nuovo a tutto questo. Eleonora ci ha presi e ci ha dato esercizi, materiale di studio e consigli per mostrare un’apparenza naturale e immedesimata dei nostri gesti, senza deviare da ciò che siamo. In uno dei primi esercizi ci ha fatto girare per l’aula pittori cercando sguardi di complicità per lasciare che le coppie di mariti e mogli si formassero da sole. Mi sono guardato in giro, ho guardato tutte le ragazze nella stanza, e ho puntato a quella che consideravo più bella delle altre. Aveva un modo un po’ timido di fare, sembrava nervosa e imbarazzata, le ho accennato un sorriso con molta calma e lei ha ricambiato, da lì sono iniziati gli sguardi e poi si è formata la coppia. Volevo che fosse il più spontaneo possibile, quindi ho cercato quella che tirasse fuori da me quel lato più dolce, così da non dover nemmeno recitare una parte.

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Eleonora è una professionista e una preparatrice (non mi viene in mente un termine più pertinente al momento) indubbiamente capace e ha lavorato con noi nei vari laboratori sempre con entusiasmo e trasmettendoci la sua passione e la sua voglia di fare e credendo in questo progetto con noi comparse. Mi sono divertito molto con i laboratori, ci ha dato spazi creativi e la possibilità anche di creare delle comiche scene in gruppi da 6/7 persone insieme ai mimi professionisti nell’ultimo laboratorio di giugno, prima della pausa estiva. Noi quella volta, nello specifico, abbiamo combinato un matrimonio tra Craig e la nostra meravigliosa Manuel, non avevamo donne nel gruppo ma serviva una sposa. A settembre abbiamo ripreso con altra testa e altri obiettivi, le cose si sono fatte più impegnative e meno giocose, non erano più laboratori e dovevamo seguire le direttive del regista adattandoci a nuovi spazi di scena, nuovi riferimenti, nuove tempistiche spesso ristrette che ai primi tentativi davano non poche difficoltà.

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Sul palco è tutta un’altra cosa. Dico per tutto, luci suono, impostazioni, macchinari, tutto quello che c’è lì e tutto ciò che ci sta dietro di lavoro è esaltante per chi poi è protagonista in prima persona della scena che si andrà a preparare, tanto che alla fine di ogni prova mi verrebbe da mettermi in centro e ricantare i brani che ho appena sentito interpretare dai cantanti. Grazie a questo gruppo e alle serate organizzate dal teatro, con le primavere soprattutto, ho iniziato anche a frequentare il teatro, ad ascoltare delle opere, ho riscoperto un mondo che conoscevo di vista ma che non avevo mai approfondito. L’acustica del Sociale è di ottimo livello, si sente molto bene, molto forte, in modo estremamente pulito, senza echi e senza eccessivo riverbero, in qualunque parte degli spalti e della tribuna, è coinvolgente e le interpretazioni, i canti e la potenza nelle voci degli attori è un qualcosa di unico e sconvolgente. Nel gruppo ho trovato molte persone simpatiche, alcuni di questi sono entrati anche nella mia cerchia degli amici più stretti, e di questo sono molto felice. Con loro ho socializzato molto.

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Probabilmente aver fatto tutto ciò più come un interesse portato avanti a tempo perso, nel senso che non vengo pagato dato che non sono un professionista, mi ha permesso di prendere la cosa seriamente, ma non come una cosa che devo fare, non credo che se entrassi in quest’ottica non sarebbe un bene né per me né per il teatro. Io sono qui perchè tutto questo ha conquistato il mio sincero interesse e continua a farlo, la cosa più sbalorditiva di tutto comunque è quando si è sul palco, quando si crea qualcosa di unico, quella è una delle sensazioni più belle del mondo, e posso godermelo senza il peso che hanno i mimi, gli attori, e chi dipende da questo lavoro, posso semplicemente concentrarmi, fare quello che c’è da fare, dare una mia impronta, e divertirmi.

Simone Bianchi

(Foto di Alessia Santambrogio)

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