Irina Solinas, bellezza e incanto in punta di violoncello

0 1705

Seduta su una panca di questo piccolo, grazioso santuario, al cospetto di una delle musiciste più ispirate e piene di talento che io conosca, mi sento incredibilmente fortunata. Fortunata di esserci, fortunata di stare, nel significato più profondo del verbo, dentro questa bolla, che si fa più lucida e intensa ad ogni tocco che Irina Solinas appoggia, soave, sul violoncello. Un’esperienza di sensi e cuore, un dialogo altro, perso nel tempo e nello spazio, in cui lo strumento, prolungamento naturale del suo corpo, diventa, immancabilmente, una parte del nostro.

Non ci sono molte parole adatte a raccontare il concerto a cui un folto e attentissimo pubblico ha assistito domenica 14 maggio, al Santuario San Mamette di Oltrona, organizzato dall’associazione Shanti Marga al fine di raccogliere fondi per la scuola dell’infanzia del paese. Dal momento in cui Irina prende posto, al centro dell’altare, e abbraccia il violoncello, l’aria si riempie dello stupore di note calde, che avvolgono, insistono, si rincorrono e appagano ogni senso possibile. Quattro movimenti, terra, acqua, fuoco e aria, in cui la musicista si muove sulle corde e su sè stessa, riprodotta dall’impianto perfetto firmato Viva Audio, ed è struggimento, passione, incanto, gioia quasi dolorosa. Quattro movimenti che arrivano e scorrono fluidi, per terminare in un silenzio irreale, in cui il suono della campana tibetana resta sospeso tra l’anima e le viscere. L’ultimo atto, l’etere, con Irina in sottofondo e Irina in superficie, si allarga tra le fessure, si accoccola in ogni angolo del pensiero, e non si può fare a meno di guardarla, bellissima, mentre sul volto le si dipinge un’espressione di estasi e felicità, che commuove e consola, lenisce e ripara, scuote e placa.

Irina che sorride, quasi in imbarazzo, davanti ai numerosi applausi che esplodono alla fine dell’esibizione, come a dire che, in fondo, lei non ha fatto nulla, perchè il potere taumaturgico è solo prerogativa della musica, e il segreto sta solo nel permettergli di manifestarsi. Una profonda sensazione di benessere è quella che colgo negli occhi dei presenti, e nella memoria mi risuona, strappandomi una risata, la sua frase di qualche giorno fa «Mal che vada, Ale, ci si rilassa», tipica di una donna straordinaria che non finisce mai di sorprendermi.

Una data zero che ha dimostrato, una volta di più, l’eccezionale caratura di un’artista sensibile, elegante e completa, che, appena rientrata da una serie di concerti su suolo europeo, a fine mese partirà per un tour negli Stati Uniti. Per tenere a bada la nostalgia, Irina ci ha fatto una promessa: dalla prossima settimana sarà, in esclusiva per Bibazz, protagonista di CellOnSunday. Ogni domenica, ovunque si troverà, suonerà per noi un brano, che registrerà e ci invierà, in modo da poterlo pubblicare sul nostro sito, nella speranza di poter essere imitata da altri musicisti che avranno voglia e tempo di regalare un pezzo della propria arte.

In bocca al lupo, amica mia. E grazie. Di cuore.

Lascia un commento