Con me hanno vinto i Verdena

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Parafrasando l’incipit di Troppe scuse, uno dei miei brani preferiti tratti da Endkadenz Vol.2, posso asserire con estrema onestà che hanno davvero vinto loro.

Conosco questa band dal suo esordio omonimo nel 1999. Me li fece ascoltare un compagno di classe in quello che fu il mio secondo, disastroso, nonché ultimo anno scolastico. Ricordo che, oltre a essere diventato quasi sordo per il volume con il quale era solito ascoltare la musica, gli feci notare una fastidiosa somiglianza con i Nirvana. Impressione avuta un po’ da tutti ai tempi, anche dal mio compagno, e che loro, da fan livello pischello-emulazione-entusiasta, non cercavano certo di smentire. Tutt’ora, assieme al loro secondo disco (Solo un grande sasso del 2001, disco prodotto dall’allora Re Mida dell’indie, Manuel Agnelli), trovo sia quello che mi ha entusiasmato meno, per non dire quasi per niente. Entrambi i lavori capita ancora di ascoltarli con estrema riluttanza.

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L’amore vero ci mise un po’ a scoppiare, se non che, nel 2004 uscì Il suicidio dei samurai che, pur essendo di fatto una raccolta di outtake riarrangiate e autoprodotte dalla band, è ad oggi il loro disco che più amo. Da questo lavoro in poi iniziava a capirsi quale fosse la vera natura di questo gruppo e cioè l’autoproduzione. Da questo disco in avanti, a ben vedere, l’essenza dei Verdena iniziava a venir fuori poco a poco e la prova sta nel seguente Requiem, disco uscito nel 2007, dove la band muove il primo vero passo verso la propria identità musicale. I suoni diventano più ruvidi, le sperimentazioni stanno per diventare la regola e quello che sembrava allora il picco artistico del trio bresciano altro non era che la premessa di ciò che sarebbe successo da quel preciso momento in avanti.

Il 2011 li vide diventare padroni indiscussi della scena alternativa italiana con WOW, un doppio ambizioso, paragonato per impatto e qualità nientedimeno che a Hai paura del buoio? degli Afterhours,  che con il singolo di lancio, Razzi arpia inferno e fiamme, entrano a gran voce nella programmazione musicale dei più importanti network radiofonici del vecchio scarpone.

Questo progetto portò i Verdena a un livello che nemmeno ai tempi di Valvonauta in heavy rotation sull’allora TV musicale per eccellenza, della quale non cito il nome perché mi dicono porti iella. Il disco, in un periodo in cui la musica non vende, in un momento storico in cui il vinile sta quasi per diventare di nuovo il supporto più venduto, fa incetta di ottime recensioni e critiche e sorprende tutti, prima di tutti la stessa Universal che era preparata a un flop perché «Chi vuoi che riesca a vendere così tante copie di un doppio CD nel 2011?». E nel 2013 arriva il disco d’oro.

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Nello stesso periodo entrarono in studio per le registrazioni in studio di Endkadenz che, nonostante i buoni risultati del suo predecessore, vede la casa discografica contraria all’ennesimo doppio album e quindi la band si vede costretta a pubblicare due dischi uno a distanza di sette mesi dall’altro. Il 27 gennaio del 2015 il primo volume e il 28 agosto il secondo. Molto più grezzi e dissonanti del predecessore, con questi due dischi i tre si spingono laddove non si erano mai spinti a livello di distorsioni e questo fece storcere il naso a molti. Lontani chilometri dalla pulizia stilistica di WOW, Endkadenz Vol1&2 è un lavoro abrasivo, potente ed epico per certi versi.

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Io ho adorato e adoro ancora oggi questo doppio lavoro, non ho ascoltato altro per mesi nell’ultimo anno e credo siano due dei dei dischi di rock alternativo più belli mai usciti nel nostro paese. Riuscii pure ad andare alla data di presentazione del primo volume all’Alcatraz di Milano dove, nonostante i problemi e le difficoltà riscontrate nel mettere in piedi uno spettacolo dal vivo con queste sonorità mentre i tecnici del suono non riuscirono a rendere ciò che la band stava portando in giro, ho assistito a un grande concerto.

Mi persi la seconda tornata del tour che li vedeva in supporto del secondo volume e quindi, scoperto delle sei date in cui avrebbero suonato solo materiale tratto da questi due lavori, per nulla al mondo mi sarei perso l’occasione di poterli ascoltare ieri sera a Desio.
Nonostante il caldo appiccicaticcio e la folta vegetazione presente al Parco Tittoni, le zanzare hanno dato tregua alla folla accorsa ad assistere all’ultima data del tour di Endkadenz.

Ad aprire le danze alle 21 Giorgieness. La prima cosa che mi è passata per la testa è stata «Come può una ragazza così piccola tirar fuori tutta quell’energia sul palco?».

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Volato il loro set (se vi capita di leggere in cartellone il loro nome, andate a sentirli, meritano!), alle 22, tempo un di un rapido cambio palco, ecco i Verdena.

ll parterre del Tittoni è letteralmente esploso durante le prime note di Ho una fissa. La visione è quella di 1800, fra ragazze e ragazzi, intenti a muoversi in un’amalgama di teste plagiate dal ritmo del pezzo e, da lì in poi, la reazione di tutti è stata sempre più entusiasta e coinvolta in uno dei set più energici e dissonanti mai ascoltati in vita mia.

Troppe scuse è, come dicevo all’inizio del pezzo, uno dei miei pezzi preferiti. Inutile cercare di negare l’impatto emotivo scatenato da quel momento in poi. Ero nel bel mezzo di una valanga sonora, eppure di rado mi è capitato di vedere tante persone così sorridenti e felici di perdere definitivamente l’udito ad un concerto. Non una persona ferma, non uno che non avesse occhi puntati al palco o che muovesse un passo che non fosse a tempo con ciò che stava ascoltando. C’erano persino pochissimi telefoni in aria intenti a far foto! E le parole… Le parole! Secondo me lo stesso Alberto sarebbe stupito nel veder la gente cantare certi suoi testi.

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Assistere a questa esibizione mi ha dato modo di capire l’intento della band con questo disco: unire il rumore e la distorsione alla bellezza, all’epicità. La massima espressione di questa cosa l’ho fatta mia ascoltando per la prima volta dal vivo pezzi che su disco ho amato, come Alieni fra di noi, Inno del perdersi, Rilievo, Nevischio o la stessa Troppe scuse rinnamorandomene di nuovo.

dsc_4138SETLIST:
– Ho una fissa
– Derek
– Troppe scuse
– Sci desertico
– Alieni fra di noi
– Dymo
– Contro la ragione
– Fuoco amico I, II
– Colle immane
– Inno del perdersi
– Blu sincero
– Nevischio

ENCORE:
-Diluvio
– Puzzle
– Cannibale
– Un po’ esageri
– Funeralus

In italia non esiste band più amata e più odiata dei Verdena. Conosco decine e decine di persone che a un concerto del genere avrebbero storto il naso credendo di esser di fronte a una presa in giro, a un ammasso di rumore e suoni senza senso. Però è questo che fa la musica solitamente, unisce le persone di un certo tipo, è un filtro efficace e non credo di essere l’unico ad essere uscito dal parco di Desio con la sensazione di aver assistito a qualcosa di eccezionale. E, nonostante il mio ego spropositato, mi è piaciuto non esser l’unico questa sera.

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Con questa performance i tre bergamaschi chiudono con una bellissima versione di Funeralus una sei date dedicata. Chissà se questa sarà effettivamente la fine di un capitolo e l’apertura a quello che vedrà prender vita a qualcosa di nuovo.
Se con WOW hanno raggiunto la maturità, coi due Endkadenz hanno superato se stessi. Non ho amato da subito questa band, ma poco a poco è riuscita ad attirare la mia attenzione e a farsi amare come poche altre nel nostro paese.

Non so voi, ma io sono curioso di vedere cosa tireranno fuori dal cilindro adesso.

Intanto mi riprendo dalla serata e dalla perdita del 97% dell’udito.
Grazie ad Erica Faifer per la disponibilità e le belle foto.

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