Como Lake Jazz Club: la rinascita

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Una buona notizia per gli appassionati di jazz, sempre più numerosi sul territorio lariano. Lo dimostra il successo inatteso e indiscutibile di una manifestazione come Comin’ jazz che, due mesi fa, ha totalizzato un “tutto esaurito” dopo l’altro valorizzando la scena locale, ma anche portando a esibirsi in città nomi di rilevanza nazionale e internazionale. Lo stesso spirito che, per tanti anni, ha animato il Jazz Club Como. Ebbene, quell’associazione rinasce, oggi, proprio forte dell’esperienza di questo ultimo mini festival che ha convinto Edmondo Canonico, presidente, e Gianni Dolci, suo vice, ha riprendere ufficialmente le fila di quel discorso. Un discorso iniziato nel 1980, su impulso di Guido Ferrario, proprietario di un negozio di dischi rimpianto dai collezionisti, l’Angolo del disco, e grandissimo appassionato e conoscitore, e interrottosi nel 2002, quando il club ha chiuso la sede di Casate.

Quando a Como suonavano Chet Baker…

Nel mezzo tanti concerti che vale la pena ricordare perché, grazie a questo sodalizio, guidato per tanti anni dall’avvocato Nicola Cioce, oggi doverosamente chiamato a ricoprire la carica di presidente emerito, sono sfilati dei nomi impensabili sui palchi lariani. «In vent’anni abbiamo organizzato singole serate e rassegne, quella invernale al Setificio e quella estiva in piazza San Fedele – ricordano – Tra i nomi più prestigiosi è impossibile non citare Chet Baker, il grande Michel Petrucciani, Tommy Flanagan, Pepper Adams, Lester Bowie, Chico Freeman, Barney Kessel, Nat Adderly, Curtis Fuller, Steve Lacy, Norma Winston, Adam Nussaum, Don Moye, Paul McCandless, Woody Shaw, Ed Blackwell… l’elenco è davvero lungo». Nomi che oggi farebbero impazzire i jazzofili, senza dimenticare la florida scena italiana. «Abbiamo portato a Como Gianluigi Trovesi, Franco D’Andrea, Enrico Rava, Paolo Fresu, Rosario Giuliani, Fabrizio Bosso, Xavier Girotto, Stefano Bollani, Tiziana Ghiglioni, Antonello Salis, Roberto Gatto, Giorgio Gaslini, Rita Marcotulli e molti altri», sempre contando sull’impegno di sostenitori che si sono dati da fare, a vario titolo, per realizzare questo sogno.

…e Michel Petrucciani

In totale i concerti organizzati sono stati più di mille e non si deve dimenticare anche la fondazione, sempre grazie al club, della prima grande formazione musicale comasca, la Big Band.it. Dal 2002 a oggi Canonico e Dolci hanno lavorato sotto traccia, senza spendere il nome dell’associazione, ma continuando a portare jazz là dove ce n’era bisogno (a Chiasso e a Tremezzo, per fare solo due esempi noti). Oggi il Como Lake Jazz Club, è questa la nuova denominazione, rinasce coinvolgendo gli attori principali della recente rassegna, quindi la scuola di musica Nota su Nota, Music for Green, Nerolidio Music Factory, e numerosi appassionati: Alessio La Civita, Marco Zanotta, Andrea Varolo, Paolo Camporini, Bruno Festorazzi, Roberto Quadroni e un critico importante come Alceste Ayroldi.

La prima azione ufficiale del Como Lake Jazz Club è, naturalmente, un concerto. Giovedì 25 maggio alle 21 da Nerolidio in via Sant’Abbondio la “data zero” con una piccola storia del jazz. La tradizione del Dixieland Quartet di Giancarlo Mariani (tromba), Marcello Noia (clarinetto e sax), Fiorenzo Gualandris (tuba) e Alberto Guareschi (banjo), la contaminazione con il jazz manouche del Larghi – Pietrucci – Semeraro Trio, e l’avanguardia con il Vocal Project di Boris Savoldelli (nella foto in apertura). Ingresso a 10 euro. Storicamente il club ha sempre portato musica anche nei locali. «L’ispiratore è stato Giorgio Fabris della Birreria 35, che organizzava jam session già nei primi anni Settanta – racconta Dolci – Resta leggendaria quella con Lucio Dalla e Ron. Già nel 1980 il club ha organizzato eventi al Cleos di Cesco Semeraro, in piazza San Fedele (dove oggi si trova l’Aida, ndr.). Abbiamo chiamato jazzisti milanesi come Gigi Cifarelli e abbiamo lanciato tanti comaschi. Un altro locale, che oggi non c’è più, era il Kenzia di Lipomo: lì venne anche Enzo Jannacci, che riscoprì le sue radici suonando il pianoforte con una jazz band».

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