Come sdrammatizzare l’I-Days 2017 ed essere felici (o perlomeno provarci)

1 889

Mancano pochissime ore all’inizio di uno dei festival più attesi e succulenti dell’estate. Quattro giorni, location che piace e line up da tremarella. Ma siccome siamo gente complicata, che le cose semplici le schifiamo come il mio gatto con le crocchette del discount, se non ci mettiamo dentro la tragica polemica da web non siamo pienamente soddisfatti.

Radiohead

Lo scenario è quello dell’ I-Days 2017, in quel dell’autodromo di Monza, che da giovedì 15 a domenica 18 giugno ospiterà artisti di fama mondiale, dai Rancid ai Green Day, da James Blake ai Radiohead, dai

Blink-182

ai Linkin Park, a Martin Garrix, passando per i TARM, gli Ex-Otago, i Sick Tamburo, i Bastille e molti altri, giusto per non farsi mancare nulla. Concerti che, mesi fa, hanno visto la gente accapigliarsi per un biglietto, intasando il già non brillantissimo sistema tichettoniano, prendersi le ferie per arrivare all’alba e provare, per un giorno, le gioie da transenna, pianificare cene a base di «frittatona di cipolle e familiare di Peroni gelata» perchè si sa, l’italiano ci tiene, a mangiare bene dovunque, vantarsi sui social con gli amici al grido di «ciao poveri, c’ho il golden circle e a Billie Joe Armstrong conterò persino i punti neri sul naso». Concerti che, nelle ultime settimane, hanno sollevato un infinito vespaio social, esploso in polemiche e contestazioni (molte seguite da insulti, ovviamente, che protestare con “educata decenza”, come diceva nonna, è privilegio di pochi) nei confronti degli organizzatori, rei di aver compiuto scelte considerate “oltraggiose” dai più, come la creazione di diversi ingressi per accedere alla zona dei live (e già si sapeva, bastava leggere il biglietto al momento dell’acquisto), la vendita di magliette salta-coda (ok, questa è un’ingenuità a scopo di lucro, il fastidio è comprensibile, ma basta non comprarle e il problema si risolve da sé), l’aumento spropositato del prezzo dei parcheggi (ma saranno stati davvero loro?) e la chiusura al traffico di alcune zone per motivi di sicurezza.

Ah, già, perché un altro tasto dolente è la sicurezza. Una lista infinita, che vi invito a leggere con attenzione, quella pubblicata dai tapini di cui sopra all’interno del sito della manifestazione, motivando le numerose misure prescrittive con un, comprensibilissimo, «In conseguenza dei recenti fatti di cronaca che hanno interessato manifestazioni con grande concentrazione di pubblico, al fine di garantire il massimo livello di sicurezza e contemporaneamente permettere ai fans di vivere una serata di festa all’insegna del divertimento, gli organizzatori di I-Days comunicano alcune prescrizioni per assicurare un corretto afflusso e deflusso del pubblico, promuovendo il massimo spirito di collaborazione tra le forze dell’ordine, il personale di controllo dell’organizzazione ed il pubblico».

Linkin Park

Una pioggia di recensioni in stile «Siete dei truffatori! Degli speculatori e degli avari!», «Non siete all’altezza della manifestazione che state facendo! Non siete all’altezza di ci suonerà!» «L’anno prossimo chiamate i gruppi che suonano il liscio nelle balere oppure fate la sagra delle polpette!» «Siete tremendamente vergognosi, degli speculatori!» ha travolto la pagina facebook del festival (unavirgolaotto stelline di media, manco cifra tonda), che l’italiano mica si fa mettere i piedi in testa, e se c’è un’ingiustizia alza la voce, o meglio, picchia sui tasti del computer, accidenti. Per non parlare di tutti coloro che, per una ragione o per l’altra, in queste ore stanno rivendendo i propri, sudatissimi biglietti, scatenando ilarità (il meme di Thom Yorke è ormai leggenda) e confusione per tutto il web.

James Blake

Siamo un popolo strano, diciamola tutta. Siamo quelli che non vanno a votare e poi si lamentano di chi li governa, quelli che si indignano per i fatti di Torino e poi si arrabbiano perchè ad un concerto perquisiscono zaini e borse, quelli che “abbasso gli evasori” e poi “ma senza fattura quanto mi fai?”, quelli del “non sono razzista, ma…”, quelli che spendono fior di quattrini ai concerti e poi chiacchierano per tutto il tempo mentre l’artista si esibisce, quelli che se la prendono con chi fa ma non si mettono mai in gioco in prima persona, quelli dei gattini, cagnolini, bambini e del “buongiorno a tutti” in bacheca e al mattino non salutano nemmeno il dirimpettaio sul pianerottolo.

Justin Bieber

Chi non ha mai organizzato un evento pubblico non lo sa, quanto sia difficile e complicato rispettare le normative, avere a che fare con la burocrazia, accontentare tutti, non rischiare la galera (sì, miei cari, perchè se qualcosa va storto qualche testa cade, necessariamente, e voi lo sapete bene, perchè, prima di decapitare, siete soliti crocifiggere a colpi di mouse), portare a casa il risultato, magari veder ripagato, anche solo in parte, il lavoro svolto e l’impegno profuso. Proviamo a fermarci, riflettere, metterci nei panni di, valutare e scegliere, liberamente, con la nostra testa, prima di buttarci a capofitto e sfogare la nostra rabbia su ogni essere che si muove diversamente da come vorremmo. Proviamoci, per una volta. Male di sicuro non può farci. Buon festival a tutti.

1 commento

Madent
16 giugno 2017 alle 1:36

Bell’articolo, scritto bene e condivisibile in toto.

Lascia un commento