Che figgatta: c’è Elio al Carroponte

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Rocco Tanica ha lasciato il gruppo. L’addio è arrivato all’esordio di questo Piccoli energumeni tour che qualcuno temeva fosse l’ultimo della band milanese. Ma poi Faso ha precisato che si tratta di un fraintendimento: «Abbiamo detto che alla fine ci saremmo divisi… i soldi, ma un colpo di tosse ha coperto l’ultima parte». E Rocco non suona più nei concerti, ma continua a far parte della band come autore e come musicista in studio.

Di certo il tour di Elio e le Storie Tese sta andando a gonfie vele e suoneranno al Carroponte di Sesto San Giovanni sabato 3 settembre per una tappa estiva di questo tour che li ha riportati nei palazzetti dopo una ventina d’anni d’assenza. E hanno anche in nuovo album.  Il titolo rimanda a un classico dei Police, Reggatta de blanc, trasfigurato in Figgatta de blanc: un gioco di parole degno di loro. La copertina è stata disegnata da Rocco Tanica che ha probabilmente impiegato un tempo inferiore a quello necessario per digitare queste parole, tanto per vendere un loro disco non serve una foto accattivante (ricordate i gattini di… Gattini?). Scorrendo l’elenco dei quindici titoli, con inevitabile ghost track, è legittimo avere alte aspettative. Cosa scriveranno i posteri per sintetizzare gli Elii in poche righe? Gruppo dotato di un’inarrivabile tecnica strumentale, stemperata in canzoni ironiche, divertenti, talvolta demenziali, anche smaccatamente oscene e scurrili, e non è poco (tanti altri si riassumono in “gruppo pop” o “hard rock” e niente più). Se il modello rincorso da sempre è quello dell’idolo Frank Zappa, però, come è accaduto a quest’ultimo – che a sua discolpa poteva addurre una sovrapproduzione discografica disarmante – che-figgatta-ce-elio-al-forumil rischio di ripetersi e di perdere qualche colpo è sempre dietro l’angolo. E Figgatta non è che sia proprio quello che promette il suo titolo. È un disco che arriva in un momento particolare: Elio appare sempre più distratto da attività collaterali che vanno dai talent al musical e, infatti, le parti vocali sono maggiormente condivise, compresi Paola Folli e Vittorio Cosma. I temi vanno da Vacanza alternativa, con tutte le sorprese del caso, all’anglofilia di Parla come mangi (con Mangoni che si ritaglia un piccolo momento di gloria elencando una sfilza di vocaboli inglesi alla rinfusa), al Il mistero dei bulli. Bravura strumentale? Basta ascoltare i repentini cambi di tempo, possibilmente dispari, di Ritmo sbilenco per constatare, ancora una volta, che Rocco Tanica, Faso, Cesareo, Meyer e Jantoman sono dei maestri dei rispettivi strumenti. Non manca, naturalmente, posta in conclusione Vincere l’odio, la canzone sanremese che estratta dal contesto festivaliero funziona molto di più con la sua sequela di ritornelli senza canzone. C’è anche Il quinto ripensamento, ovvero un riproposta dell’arrangiamento “disco” della Quinta sinfonia di Beethoven di Walter Murphy (direttamente da La febbre del sabato sera e visto che entrambi questi pezzi sono stati cantati all’Ariston, la traccia nascosta mescola la base di una con il testo dell’altra con un risultato volutamente cacofonico). Niente di nuovo, niente di male, però si arriva al termine di questa ora e un quarto con un sorriso amaro: fanno sempre ridere, suonano sempre divinamente, ma il gioco si è fatto un po’ fine a se stesso. Su disco. Dal vivo vale sempre la pena di spendere quel po’ di soldi (25 euro, per la precisione) per ascoltare questi brani e quelli storici.

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