Cenere, il ritorno degli Aurelia 520

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Aurelia è un’antica via consolare, che nel III secolo a.C. collegava Roma a Cerveteri e che oggi, a percorrerla tutta (armati di una buona dose di pazienza e ansiolitici) porta addirittura in Francia, costeggiando il Mar Tirreno e il Mar Ligure.

Aurelia è un’auto, prodotta dal 1950 al 1958, il primo modello Lancia a ottenere notevoli successi sportivi anche a livello internazionale.

Aurelia 520 è una splendida donna in lingerie, ritratta per pubblicizzare la macchina da stampa omonima, che ammicca da un manifesto in bianco e nero, appeso ad una delle pareti della sala prove nella quale vengo accolta, come fossi una di famiglia.

IMG_0579_bn_hiresSentirsi a proprio agio, in questa serata grigia, a casa degli Aurelia 520, è la cosa più naturale del mondo, quasi la risposta a un bisogno urgente di condivisione e bellezza, al termine di un lungo e faticoso lunedì. Seduta sulla poltrona migliore, mi scopro emozionata all’idea di intervistare una band che apprezzo da molto tempo, e con la quale ho sempre colto un’immediata sintonia di pensieri e visioni.

Marisa la Mari Perrelli (voce e chitarra), Martino Colombo (basso), Marco il Larry Riva (batteria), Simone Poli, (chitarra, pianoforte, tastiere e synth), e  Andrea Pino Pistis Riva (chitarra) mi raccontano di questi 17 anni trascorsi insieme, tra abbandoni e ritorni, di Chic, il loro primo LP (classe 2004) e di Un istante calmo e sereno, un EP del 2007 registrato in un momento particolare della loro vita artistica, per sopperire alla mancanza di Pino, che aveva preso (solo momentaneamente) un’altra strada.

«Noi siamo troppo importanti gli uni per gli altri. Questa è una macchina che funziona se ci sono tutti, appena togli un elemento si inceppa; per questo motivo, nel periodo in cui Pino non era con noi, è stato un po’ difficile capire che direzione prendere, non abbiamo potuto fare altro che rimboccarci le maniche e scrivere questi brani, che abbiamo poi inserito nell’EP».

Il 13 maggio esce Cenere, il vostro nuovo album, a nove anni di distanza dall’ultima fatica discografica. Ditemi qualcosa di Lui (con la lettera maiuscola, ovviamente, che di figli si parla, né più né meno).

La creazione di Cenere risale allo scorso anno. In questi nove anni ci siamo fermati, è vero, ma alcuni brani, che risalgono a qualche tempo fa (su tutte, Maestro, ultima traccia dell’album), sono stati ripresi e riadattati. È stato un lungo working progress, un’evoluzione sonora da cui sono scaturite le idee che abbiamo fissato nel disco. Abbiamo sentito l’esigenza di chiuderle, anche per dire basta e smettere di modificarle, perché non si è mai del tutto contenti di ciò che si fa. Sono in tutto sette brani, ma ce ne sono almeno una ventina nell’aria, in attesa di venire alla luce. C’è ancora qualcosa di vecchio in questo disco, ma sentiamo che il nostro futuro sarà completamente diverso. In 17 anni abbiamo forse capito cosa vogliamo fare e come farlo. Con Cenere abbiamo chiuso questa nostra relazione col passato, sul domani abbiamo le idee più chiare e definite. aurelia_520_cenere_1440

È strano considerare “vecchio” un lavoro che avete appena concluso e che porterete in giro per un po’. Come vi fa stare questa cosa?

Ci sono momenti in cui ci sta stretta, lo ammettiamo, ma in fondo ci piace, perché è ciò che siamo stati e siamo ancora. Abbiamo una gran voglia di fare cose nuove, però. Non è casuale, infatti, la scelta del titolo di questo album. Cenere dà l’idea di qualcosa che appartiene al passato e che si è concluso definitivamente, ma che può dare vita a molto altro.

 Cos’è cambiato in questo disco rispetto al precedente?

Innanzitutto siamo di nuovo in cinque, il che è già un ottimo punto di partenza. È un disco molto più rock, alcuni brani si discostano dal passato per idee e realizzazione; ad esempio, nel brano Petali, abbiamo inserito un pianoforte, elemento abbastanza nuovo per noi. La pasta sonora è cambiata, e questo è anche il motivo per cui ci siamo fermati per qualche anno. L’introduzione di nuovi strumenti ha richiesto un tempo considerevole per conoscerli, inserirli e capire se stavano bene oppure no.

Dove è stato registrato?

Qui, in questa saletta, che è per tutti noi come una seconda casa. Abbiamo iniziato a lavorarci nel gennaio del 2014, ma la registrazione ci ha portato via decisamente meno tempo della pre-produzione. È stato un gioco a incastro, tra i nostri impegni, quelli del fonico e le inevitabili scadenze da rispettare, e dobbiamo ringraziare davvero Diego Capelli e Francesco Pederzani per la disponibilità e la professionalità. Il nostro incontro con Diego è stato del tutto casuale, e col tempo è diventato il nostro fonico live.

Il primo singolo tratto dall’album è Magia, di cui avete girato un video molto suggestivo. Di chi è stata l’idea?

Del regista Carlo Concina e dello stesso Diego, che gli ha fatto sentire uno dei pezzi che stavamo registrando. Una sera ci siamo trovati in un bar e nel giro di due ore abbiamo deciso il da farsi. Il mattino dopo abbiamo iniziato le riprese e il video è stato girato in una settimana. Inizialmente è stato difficile capire, sulla carta, quale sarebbe stato il prodotto finale, e abbiamo fatto fatica a comprendere cosa stavamo facendo anche durante le riprese. Quando ci hanno mostrato il video montato è stata una vera sorpresa, ha superato di gran lunga ogni nostra aspettativa. Oltre ai boschi intorno a Triuggio, praticamente casa nostra, ci avevano chiesto di trovare quattro location lavorative («io no – scherza Mari – io sono un folletto, i folletti non lavorano») in brevissimo tempo, una fabbrica, un ufficio, un pub e un supermercato (che poi è diventata una tintoria), e ci siamo trovati in difficoltà, perché noi di solito ci mettiamo due anni a fare una scelta. Però siamo flessibili, ben disposti al cambiamento e le novità non ci spaventano.

Parliamo della copertina di Cenere.

È frutto della creatività di un’artista molto brava, Chiara Battisti, alla quale abbiamo chiesto, in assoluta libertà, di ispirarsi al titolo dell’album e ad alcuni brani in esso contenuti. Chiara ha così dipinto un bellissimo olio su tela, un 20x20cm, che ci è piaciuto davvero tanto e che abbiamo deciso di utilizzare così com’era, facendo semplicemente una scansione dell’originale.

Sabato 14 maggio sarà il release party All’Unaetrentacinquecirca di Cantù. Come mai avete scelto questo locale per presentare il vostro disco?

Volevamo una location in zona in cui non servissero tessere per entrare, almeno per il release party, e soprattutto un luogo a noi familiare dove si vive di musica, nel quale suonano sempre artisti di un certo spessore, frutto di una selezione accurata da parte di Carlo Prandini, che conosciamo da diverso tempo. L’ingresso non sarà comunque gratuito, perché, giustamente, Carlo sostiene che sia importante pagare per ascoltare musica, ma la cifra sarà assolutamente simbolica, 3 euro, accessibile a tutti.

E poi? Avete altre date in programma?

Sabato 21 maggio suoneremo allo Scuotivento di Monza, un Circolo Arci che nell’ultimo anno e mezzo ha investito notevoli risorse in termini di impianto, acustica e palco, per consentire alle band di suonare nelle migliori condizioni possibili. Giovedì 2 giugno saremo al Rocknroll Club di Rho e venerdì 1 luglio all’Angelo Azzurro Club di Genova. Ci hanno chiesto di esibirci anche in acustico, ma non è ciò che ci interessa e piace fare, al momento. Stiamo portando in giro un prodotto elettrico allo stato puro. Abbiamo già suonato in  acustico durante una trasmissione radiofonica e ci siamo anche divertiti, ma ora non abbiamo proprio tempo da dedicare ad un progetto simile.

Sono curiosa…. Mi date qualche anticipazione sul live di sabato_MG_0089?

Oltre a presentare le sette tracce di Cenere riproporremo alcuni pezzi storici, restando il più possibile fedeli all’arrangiamento originale, anche per una sorta di rispetto per chi ci ascolta da anni e si ricorda quei brani suonati esattamente in quel modo. Attraverseremo tutti gli album, compreso quello prima di Chic, che non era nemmeno un disco vero e proprio. La scelta di alcuni brani piuttosto che di altri è motivata dal fatto che questi sono quelli che, a distanza di anni, ci piacciono di più, suoniamo più volentieri e ci vengono meglio. Nonostante questo, i pezzi di Un istante calmo e sereno che eseguiremo durante i live saranno necessariamente diversi dalla versione originale, perché si è aggiunta la tastiera e il synth, mentre l’EP era stato registrato in quattro. Inoltre, i brani in scaletta saranno legati tra loro da transizioni di suoni creati con il Moog; abbiamo cercato di creare delle “stanze sonore” per dare una certa continuità, sia all’interno dei brani che tra un brano e l’altro. L’ingresso dell’elettronica, figlia dell’ultimo periodo, non si manifesta in un brano nuovo sé stante, ma in una sorta di preview dei pezzi successivi.

E adesso? Quali sono i vostri desideri? Cosa vi aspettate dal futuro?

L’idea di fondo che abbiamo al momento è che, dopo tutti questi anni passati insieme, sentiamo il bisogno di fare quadrato e di farci accompagnare da qualcuno; ci viene facile e immediato suonare, ma il fatto di far entrare nel progetto altre professionalità, come il fonico che ti registra il disco o il regista che interpreta un brano e ti accompagna nella realizzazione di un prodotto di qualità, non è un aspetto secondario, pur con la consapevolezza del periodo difficile che il mercato musicale sta attraversando, soprattutto in Italia. Però riteniamo di avere qualcosa di buono da dare, e la freschezza dell’essere quarantenni sta anche in questo, nel prendersi la libertà di fermarsi e di guardare quello che si sta facendo. Quando hai vent’anni corri, sei disposto a seguire chiunque ti dica “vieni con me”. In questo momento abbiamo un disco, un video e sappiamo suonare, quindi tutto sta nel capire che tipo di risonanza avrà il nostro lavoro e in quale modo potremo sfruttarla con intelligenza. Oggi per noi Cenere è davvero un punto di partenza, è come aver cambiato l’assetto in campo.

Non vi fa arrabbiare che oggi non basti più sapere suonare, per fare successo?

In realtà no. Oggi la rete è più democratica. Vent’anni fa, se sapevi suonare bene, ma non avevi competenze interne a livello di comunicazione, non andavi da nessuna parte, ed erano pochi quelli che ce la facevano comunque. Ora, invece, se hai un po’ di intelligenza, ti attivi e ci provi, hai qualche chance in più di renderti visibile. Questo ovviamente non significa che tu sappia suonare, ma ogni medaglia ha il suo rovescio. Banalmente, vent’anni fa un disco in una saletta come la nostra non si sarebbe potuto registrare, adesso la tecnologia ci viene incontro, anche se il fattore umano è ancora fondamentale. Crediamo che la nostra forza non stia tanto nel disco quanto nel live, dove abbiamo una resa maggiore dal punto di vista dell’impatto emotivo. Nessuno nel gruppo si sovrappone all’altro, “ognuno colora il suo pezzetto di tela, nessuno va a colorare nello stesso punto”, e questa è sempre stata la nostra fortuna, ma paradossalmente anche il nostro limite, perché suonare ci viene bene, ma in tutto il resto ci sentiamo deboli. È per questo che avvertiamo l’esigenza di farci accompagnare da altre professionalità, perché abbiamo tante cose da dire, e questo è proprio un bel momento. Con la maturità e la tranquillità dei quarant’anni, un target che la musica italiana conosce molto bene.

IMG_0605_bn_hiresSi è fatto tardi, gli Aurelia 520 devono iniziare le prove e io sono attesa altrove. Esco tra i sorrisi di tutti, con il disco nuovo nella borsa e la voglia di rivederli su un palco.

Non vi dirò che Cenere gira da due giorni nello stereo della macchina, che lo trovo incantevole e carico di energia, che lo canto a squarciagola andando al lavoro e che mi ci riconosco.

Vi dirò invece di fare un salto sabato sera All’Unaetrentacinquecirca, di prendervi il tempo di guardare, ascoltare e magari, perché no, innamorarvi.

Spesso è la sola cosa di cui si ha bisogno.

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