Celtic Harp Orchestra a Villa Olmo

0 2889

Che siano bellissimi e bravissimi è un dato di fatto. Bastano un’occhiata e un ascolto per definirli una delle realtà più affascinanti che possiamo vantare sul suolo comasco, un collettivo di musicisti pieni di fantasia e talento, in grado di fondere la tradizione con la modernità, spaziando dal progressive rock alla musica antica e creando atmosfere magiche e incantevoli. Dieci anni di attività, un migliaio di concerti in giro per il mondo, cinque album ufficiali, numerose collaborazioni con artisti e grandi esponenti della cultura italiana ed europea fanno della Celtic Harp Orchestra guidata da Fabius Constable l’orchestra di arpe più popolare al mondo.

Che siano bellissimi e bravissimi è anche una certezza di pancia e cuore, un giudizio dettato dall’emozione di averli ascoltati diverse volte e dall’affetto incondizionato che provo per loro, dalla passione che traspare ad ogni pizzicar di corda, a ogni espressione estatica, a ogni brivido sonoro che sanno trasmettere con grazia ed eleganza.

 Giovedì 22 dicembre, alle ore 21, per il quinto anno consecutivo, si terrà il Galà di Natale, nella suggestiva cornice di Villa Olmo, un concerto che è ormai divenuto una tradizione irrinunciabile per i musicisti e per il pubblico dell’orchestra, una bella occasione per incontrarsi e scambiarsi gli auguri sulle note incredibili che solo la CHO sa regalare, seguite da un rinfresco e un brindisi offerto dallo spazio caffetteria bistrot Anagramma, gestito da professionisti coadiuvati da ragazzi dell’associazione Cometa e della scuola Oliver Twist di Como.

Fabius Constable

«Questo concerto ruoterà intorno a Terre d’argento, un’antica leggenda bretone, e sarà un grande abbraccio al nostro pubblico sempre più numeroso – mi racconta la violoncellista Irina Solinas – un modo per ringraziarlo, chiudere un anno davvero ricco di soddisfazioni ed iniziare un nuovo capitolo nella storia dell’orchestra. In primavera, infatti, uscirà il sesto disco, The origin collection, che conterrà i pezzi più famosi della Celtic, due inediti e due brani del duo Keltango, un progetto che mi vede protagonista accanto a Fabius Constable e che vedrà la pubblicazione di un album sempre nel 2017,ed entrambi saranno prodotti dall’etichetta inglese Ignorelands». Mentre parliamo al telefono, colgo attesa ed entusiasmo nella voce di questa musicista straordinaria, così ne approfitto per chiederle qualcosa sul suo percorso artistico, che l’ha portata, da due anni a questa parte, a diventare membro di questa “grande famiglia”, come la definisce lei.

Keltango

 

«Ho iniziato a suonare il violoncello a dieci anni, ho studiato al Conservatorio di Como con il maestro Guido Boselli, concludendo a Milano la prima parte della mia formazione.  In seguito, ho vinto una borsa di studio come primo violoncello nell’orchestra giovanile di Firenze e ho avuto il privilegio di suonare con grandi direttori d’orchestra, come Riccardo Muti e Claudio Abbado. A un certo punto ho deciso di guardarmi intorno, convinta che la mia musica dovesse avere un respiro più ampio, libero e completo, quindi ho dato spazio al pop, all’improvvisazione jazzistica, nella quale mi sperimento ancora e che è per me un ottimo stimolo, alla world music, in particolare alle sonorità dell’India, che hanno completato anche l’altra parte di me, tesa verso le discipline orientali.

Irina Solinas

A Como però sono nata e cresciuta, mi fa piacere ricordare da dove sono partita e fare cose nell’ambito della mia comunità mi fa sentire a casa. Perché è proprio l’aria di casa che si respira dentro la CHO, una stupefacente realtà fatta di professionisti e non, un fiore all’occhiello nell’ambito della musica d’insieme, per il livello di qualità dei progetti che si presentano. Il talento di Constable, unito a costanza, passione, creatività e impegno, fa della nostra una musica dal linguaggio sofisticato ma vicino alla gente, che sa essere elegante ma non altezzosa, ricca di sfumature ma non in modo pretenzioso. L’orchestra è sempre molto attenta al messaggio da trasmettere e a chi lo si trasmette, ogni concerto è un’esperienza unica da vivere insieme e si crea quella connessione con il pubblico che ti fa pensare che sia davvero una fortuna farne parte. Sul palco spesso si rischia di diventare autoreferenziali, ma non bisogna mai dimenticare per chi si suona, ed è fondamentale rendere minima la distanza tra chi sta sopra e chi sta sotto il palco. Questo, per la Celtic, è alla base di tutto, ed è il segreto del suo successo».

Un successo in crescita, un futuro radioso, quello che si apre davanti alla trentina di paia d’occhi della CHO. E chi ne ha così tanti, non può che vederci molto lontano.

Lascia un commento