Call it what it is, il ritorno di Ben Harper

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Un evento speciale a Milano: Ben Harper presenterà i brani del suo nuovo disco a La Feltrinelli lunedì 16 maggio alle 17.30 in un appuntamento aperto a tutti.

Ricordo quando era il sesso la cosa sporca e l’aria era pulita, del nuovo disco di Ben Harper e non solo

Nonostante in questi ventidue anni di attività sia stato capace di mantenere un tiro e un impegno politico e sociale costante e ci siano state altre parentesi con gli Innocent Criminals (nel 2006 col doppio e prolisso Both side of the gun e nel 2007 col ruffianissimo e decisamente poco ispirato Lifeline) la sua / loro musica, a parer mio, non è però andata di pari passo con l’intensità dei testi che l’accompagnavano.call-it-what-it-is-il-ritorno-di-ben-harper
Da fan del Ben Harper d’annata, già dopo due o tre ascolti di questo suo nuovo lavoro con la band storica di nuovo al seguito, l’impressione avuta è quella di essere di fronte a un disco uscito subito dopo quello che secondo me è l’ultimo album degno di nota del californiano: Born to shine, del 1999.
Da Diamond on the inside in poi si è assistito a un proliferare di dischi, collaborazioni e deviazioni che più che farmi appassionare, sono stati capaci di farmi allontanare dalla sua musica. Questo fino allo scorso 8 aprile, quando, di ritorno da una serata lavorativa, mi fermo davanti alla vetrina buia del solito negozio di dischi e noto un LP scuro con in copertina, a mo’ di stencil fatto con una bomboletta su un muro, Ben Harper and the Innocent Criminals.

Avendolo mollato da un po’, non avevo idea stesse uscendo con un nuovo disco. Arrivato a casa, incuriosito, ho iniziato a fare quello che facciamo tutti da una decina di anni a questa parte quando vogliamo aggiornarci sulle utime uscite discografiche: ho aperto YouTube e ho iniziato a cercare il video l’ultimo singolo o delle ultime cose pubblicate sul suo canale ufficiale.
Con mia grossa sorpresa mi rendo conto che Pink balloon, il primo estratto, è un pezzo che conosco, che ho fischiettato e che nemmeno avevo capito fosse di Ben Harper (per intenderci, è la musica di sottofondo della pubblicità della Golf).

Era da un sacco che non mi capitava di sorprendermi sentendo suonare qualcosa di suo, quindi il giorno dopo, come prima cosa, ho investito fiduciosamente un terzo di quel che ho guadagnato nella serata precedente nell’acquisto di questo suo ultimo LP, Call it what it is.
«Ricordo quando era il sesso la cosa sporca e l’aria era pulita», canta nell’overture, ma non c’è nulla di nostalgico né in questo né nel resto dei testi che compongono questa sua ultima fatica in studio. Tutt’altro. Pare piuttosto ci sia del rammarico.

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1. When sex was dirty 3:50
2. Deeper and deeper 4:02
3. Call it what it is 3:47
4. How dark is gone 3:38
5. Shine 3:55
6. All that has grown 3:25
7. Pink balloon 2:22
8. Finding our way 4:15
9. Bones 3:21
10. Dance like fire 3:09
11. Goodbye to you 5:06

Partendo da When sex is dirty, appunto, passando per la title track e molti altri pezzi, si respira l’aria di chi prende coscienza del fatto che nonostante anni di battaglie contro il razzismo, il sessismo, il pregiudizio, l’omofobia, la violenza in genere e tutti gli altri mali di una società civilizzata (che di civile non ha nulla), le cose non siano migliorate ne tanto meno rimaste uguali. Semmai peggiorate sensibilmente.
C’è ancora chi ti gudica per come appari, per come ti poni, per quello che sei o non sei ai loro occhi. C’è ancora chi muore per mano di persone pagate per difenderci, c’è ancora chi viene pestato a morte solo perché aveva un’idea diversa da quella di molti. C’è chi ancora ha mani e piedi in catene nel bel mezzo di società che ci ostiniamo a chiamare Paesi liberi. Questo disco è pregno di questa rabbia, di questa visione d’insieme nei confronti dell’oggi.
In un’intervista, dopo che una speaker radiofonica si complimenta col musicista, la risposta non è stata un «Grazie», ma «Sono stanco di dover cantare queste cose, non voglio più cantarle!», riassumendo perfettamente in una frase ciò che traspare nitidamente da queste undici tracce.
La cosa che però mi ha colpito di più, non sono i testi. Non fraintendetemi, io adoro il suo modo di scrivere e in questo disco ci sono delle liriche pazzesche e dei temi davvero toccanti che sanno arrivare al punto, colpire nel segno, ma questi, negli ultimi sedici anni, non sono mai mancati. Quello che in realtà è mancato per tutto questo tempo e riapparendo mi ha fatto innamorare di questo suo nuovo lavoro è la musica. Come dicevo prima, non sono gli Innocent Criminals ad avere la bacchetta magica o ad aver donato nuova linfa vitale al musicista, ma il musicista stesso ad averla trovata chissà dove.

Pare davvero abbiano recuperato la dimensione giusta e di esser di fronte a una band rinata, a un Ben Harper che ha ritrovato la strada per arrivare di nuovo alla gente. Un disco destinato a essere uno dei più ascoltati in questo 2016. Per lo meno a casa mia.

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