Buon compleanno, All’Unaetrentacinquecirca!!!

0 1610

Se c’è un posto in cui mi sento a casa, escludendo le mie quattro rosa mura domestiche, è All’Unaetrentacinquecirca di Cantù, un locale che è diventato, con il tempo, un’istituzione ed un punto di riferimento per chi ama la musica fatta bene, quella che resta addosso, fa sorridere ed emozionare. Giunto al ventiquattresimo anno di attività, fervono i preparativi per festeggiare al meglio questo compleanno, così raggiungo al telefono Carlo Prandini, proprietario e mitico guru, per sapere cosa accadrà e stendere con lui una breve biografia del locale.

1929001_10154688690450299_2254209876162561038_nAllora, Carlo, come ti è venuta l’idea di aprire un locale per fare musica dal vivo?

I miei dovevano chiudere la loro attività di ristorazione, e a Como aveva appena aperto L’ultimo caffè, il primo locale che ospitava i live e in cui si poteva andare a sentire qualche concerto. Io e mio fratello eravamo grandi appassionati di musica, e ispirati da questo abbiamo deciso di provarci e buttarci in questa avventura. Certo, nessuno si immaginava che da qui sarebbero passati così tanti musicisti di rilievo, nazionali e internazionali, me ne stupisco ancora adesso. Qualche mese dopo l’apertura è arrivata Patty, che adesso è la mia socia, figura fondamentale e insostituibile, senza la quale davvero non saprei come fare, che mi lascia carta bianca nella direzione artistica del locale e nella scelta dei musicisti. All’inizio facevamo concerti di solisti o al massimo in duo, gente che si muoveva con le basi e non aveva bisogno di grande strumentazione, come in una specie di piano bar. Poi, grazie anche all’incontro con Carlo Carlini abbiamo dato il via ai live di band più grandi e con un maggior corpo sonoro, possibilità che si è ampliata da quando abbiamo spostato la sede del locale in quella attuale. Il primo concerto è stato quello di Alberto Pinelli, mentre sul fronte internazionale i primi ad esibirsi sono stati Tom Russell e Steve Young. In certe serate dobbiamo far pagare l’ingresso, altrimenti non ci stiamo con le spese, ma questo ci consente di offrire una proposta musicale davvero di qualità. E la soddisfazione è tanta, soprattutto quando un musicista, di cui magari ho seguito la carriera e ho comprato i dischi per anni, viene a suonare nel mio locale e mi autografa tutta la collezione.

All’unaetrentacinquecirca è un nome che ha dietro una bellissima storia, vero?

Verissimo. Abbiamo aperto nel settembre del 1992 a due anni di distanza dall’uscita del primo album di Vinicio Capossela, che mi era piaciuto tantissimo. Dovendo scegliere un nome per il locale, ho pensato immediatamente al testo di All’una e trentacinque circa, che mi sembrava azzeccatissimo e che è stato approvato da tutti. Inizialmente facevamo anche serate di cabaret, ospitavamo artisti del calibro di Antonio Albanese e Aldo, Giovanni e Giacomo, per citarne solo alcuni, e nel giugno del 1993 Paolo Rossi, che era impegnato in uno spettacolo al Lux, di cui Vinicio curava la parte musicale. Con la complicità dell’agente che ci consigliava i comici, abbiamo mandato un telegramma al teatro e abbiamo invitato entrambi a venire a visitare il locale che portava il nome di una delle canzoni di Capossela. Senza che ci fosse arrivata una risposta, una sera verso le 23, in cui faceva caldo, il locale era semivuoto e noi eravamo seduti fuori dalla vecchia sede, abbiamo visto arrivare due auto, dalle quali sono scesi proprio loro. Capossela si sarebbe fermato a dormire in zona, così mi ha chiesto per la sera dopo di recuperargli un po’ di strumenti per fare un concerto nel mio locale. Da quel momento ha suonato una volta all’anno fino all’uscita de Il ballo di San Vito, nel 1996.

Hai notato un cambiamento nel pubblico in questi anni?1-35

Sicuramente l’avvento dei social ha modificato il modo in cui rapportarsi alla musica e fruire di essa, ma devo ammettere che una certa fetta di pubblico ha affinato il suo palato ed è incuriosito ed interessato alle nostre proposte. Capita ancora, però, dopo ventiquattro anni, che qualcuno entri All’Unaetrentacinquecirca e si stupisca di sentire musica dal vivo. Per alcuni è una piacevole scoperta, per altri (pochi, per fortuna) è solo “rumore” che impedisce di conversare come si deve. Da quando ci siamo spostati, siamo meno bar (quando eravamo in una zona più centrale tenevamo aperto anche a pranzo) e più locale live, organizziamo serate che ci piacciono e ci convincono e abbiamo alzato il livello della programmazione musicale, perché è la qualità, più che la quantità, che ci interessa.

Se tornassi indietro rifaresti tutto?

Sì, ho conosciuto tanta gente e tanti artisti, la soddisfazione è stata enorme, così come grandi sono stati i sacrifici. Ma ho assecondato la mia passione, quindi non sono pentito di nulla.

Parliamo di questo compleanno…. cosa dobbiamo aspettarci?

Una festa lunga tre giorni, iniziata giovedì con il favoloso concerto di Bobo Rondelli e Bocephus King; venerdì, come da tradizione consolidata, abbiamo ospitato sul palco i Charlirincol e i Machiladora, due talentuose band del territorio che hanno presentato i loro rispettivi EP. Sabato invece si entrerà nel clou della festa, l’ingresso sarà gratuito, avremo tanti ospiti che si alterneranno sul palco e il live della Mama Bluegrass Band coronerà la serata. Con loro si va sul sicuro, sanno coinvolgere e divertire, il nuovo disco di inediti Dogs for bones è chiaro segno di una maturazione e di un’evoluzione continua che da sempre caratterizza il percorso e il suono della formazione saronnese.

L’album, uscito nel marzo di quest’anno, segue di due anni The Mama Bluegrass Band is living in a B movie e, come quello, comprende tutti brani originali che Marco Andrea Francis Carnelli (voce e chitarra), Alberto Santamborgio (banjo e chitarra), Davide Peri (chitarra), Daniele Borghi (violino), Lorenzo Marinoni (basso) e Marco Castelli (batteria) hanno interpretato con una grinta rinnovata, con sonorità molto più elettriche rispetto al passato, senza tradire minimamente lo spirito originale della band. «In questo nuovo lavoro il suono acquista a tratti un colore più scuro rispetto alle atmosfere alle quali eravamo abituati così come i contenuti – spiega il gruppo – Dogs for bones si presta a molteplici interpretazioni e le sonorità graffianti ci portano letteralmente all’osso della questione senza troppi giri di parole: le ossa sono quello che rimane perchè, nelle vite di ciascuno di noi, di questi tempi la carne sembra essere ormai finita. Come nella Fattoria degli animali i cani senza catene non si possono scegliere il padrone e il trattamento loro riservato non è sempre dei migliori».

Buon compleanno, dunque, All’Unaetrentacinquecirca. E un milione di questi giorni. Te lo meriti davvero.

Lascia un commento