Bobocephus, la creatura che rapì Cantù

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Bobocephus è una creatura seducente e folle, di quella follia buona e generosa che delle volte ci manca. Bobocephus è un animale mitologico, dotato di poteri magici, capace di incantare, divertire, commuovere. Bobocephus è l’incontro di due straordinari artisti, ma il risultato non è la semplice somma delle parti, bensì è un terzo elemento, adorabile e irriverente, estemporaneo ed eclettico, raggiante e cialtrone.

20161014_004206Quello che si è consumato giovedì sera All’Una e Trentacinque Circa di Cantù pare un piccolo miracolo. Sul palco loro, Bobo Rondelli e Bocephus King, molti capelli e grandi sorrisi, a tenere sotto scacco per più di due ore un pubblico numeroso e rapito, quasi incredulo davanti a tanta bellezza. Il concerto si apre con Rawhide di Frankie Laine, a chiarire subito quale sarà il tono e lo spirito della serata, seguita da Il cielo è di tutti e Carnevali di Rondelli. Le pause tra un brano e l’altro sono gustosi siparietti, in cui i due dialogano tra loro, con Bobo che sfoggia un anglo- livornese assolutamente irresistibile e Bocephus che lo asseconda, in un susseguirsi di scherzi e battute che strappano applausi e risate. Poi tocca a King, con The way the story goes e I’ll die in mine, impreziosite dai sapienti interventi alla diamonica del pianista Fabio Marchiori; è di nuovo Rondelli, con Dal balcone, storia maliziosa di una donna disinibita e di un paese dalle morbose fantasie, e Hawaii da Shangai, scorcio malinconico dell’amata Livorno, ad anticipare un’ironica e appassionata versione piano e voce (non microfonata) di Guarda Che Luna di Fred Buscaglione, a cui risponde Bocephus con una sorprendente Creuza de mä, capolavoro di De Andrè, cantata in inglese, che profuma come un pezzo di Bob Dylan. La serata si fa preziosa, quei tre sul palco si divertono come pochi altri e non si può fare a meno di sorridere, tenere il tempo e cantare con loro. Il coro del pubblico si alza chiaro e forte su Josephina di King e accompagna sussurrando La marmellata di Bobo, che chiude la prima parte del live.

20161014_001720Dopo la pausa, Bobo, solo sul palco, introduce, alla sua solita maniera scanzonata, il brano Nara F., dedicato alla madre scomparsa da qualche anno, che su di me ha il solito effetto devastante (ogni dannata volta piango da lasciarci gli occhi, che volete che vi dica); al termine, raggiunto da Bocephus, intona un’emozionante Madame Sitrì, che fa da contraltare al blues travolgente di King. Rondelli è Mastroianni, Tognazzi e Celentano allo stesso tempo, il canadese è una spalla inconsapevole e perfetta, Ho picchiato la testa e Ti amo quando non ci sei («La più bella e vera dichiarazione d’amore che esista») sanno di sole, Think about you di Bocephus fa venire una gran voglia di Route 66, Che gran fregatura è l’amor conduce direttamente alla conclusione del concerto. La creatura Bobocephus non si risparmia, e sono, ancora, Ruby tuesday dei Rolling Stones, Hurt dei Nine Inch Nails (ma la versione di riferimento è, naturalmente, quella di Johnny Cash), Perfect day di Lou Reed, I shall be released di e per Bob Dylan fresco di Nobel, Isn’t it a pity di George Harrison e Not fade away di Buddy Holly (ma tenendo presente la cover dei Rolling Stones), incastonate una accanto all’altra, come perle della medesima collana, che il pubblico indossa con avidità e gioia, fino alla, doverosissima, standing ovation finale. Tutti in piedi, quasi pronti per andarsene, ma i nostri hanno ancora un asso nella manica. Ecco che riprendono posto e, dal nulla, se ne escono con una Psycho killer dei Talking Heads quasi da manuale, se non fosse per l’esuberanza incontenibile di Rondelli, che tutto colora e scombina, arruffa e confonde, crea e disfa.

Bobocephus si congeda dal palco e si getta tra le braccia della gente, a tutti regala sorrisi, strette di mano, espressioni di onesta soddisfazione. Bobocephus è nato da poco, ma ha fame, sa farsi sentire e riconoscere, ha intuito la sua strada e sa da che parte imboccarla. Il privilegio sta nell’incontrarlo, la fortuna nel non perderlo di vista. Tenetelo a mente.

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