Bobby Solo star di Cantugheder

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A cosa pensate quando pensate a Bobby Solo? Se immediatamente vi balzano alla memoria le note di Una lacrima sul viso, Se piangi, se ridi e Zingara, vi ricordate uno dei più importanti interpreti e autori degli anni Sessanta, per due volte vincitore del Festival di Sanremo (potevano essere tre, ma il primo dei brani citati venne squalificato perché l’artista fu costretto al playback per un abbassamento di voce che ha fatto epoca), icona di un periodo d’oro per la musica italiana che vide il romano Roberto Satti cavalcare in cima alle classifiche. Come il suo idolo Elvis Presley sapeva modulare la sua duttile voce adattandola alle ballate più intense per poi scatenarsi nel rock. Ecco, è più al “Re” di East Tupelo che bisogna guardare oggi, pensando a Bobby Solo, a Elvis e a Johnny Cash preparandosi al concerto di venerdì 22 luglio alle 21 nel parco di Villa Calvi nell’ambito di Cantugheder. Una passione nata… per passione. È stato lo stesso cantante a raccontare che fu per conquistare una ragazzina americana fan di Presley che un giovane Roberto si procurò qualche disco di quell’uomo rivoluzionario, rimanendone folgorato. E, in fondo, Una lacrima sul viso a Sanremo si poteva inserire perfettamente nel filone delle ballad romantiche che anche Elvis alternava ai brani più movimentati.

Ma, si può dire senza tema di smentita, Bobby Solo aveva anche una marcia in più. Era autore dei suoi brani, al contrario di Presley che doveva affidarsi ad altri autori, e se nei Sixties l’astro statunitense raccoglieva meno consensi, prigioniero di un contratto hollywoodiano che lo costringeva a interpretare film sempre più ridicoli costellati di brani dimenticabili, in Italia era l’epoca del Cantagiro, di Canzonissima, dei juke box in tutti i bar, un momento in cui un cantante bravo poteva davvero avere successo e Bobby Solo ha venduto milioni di dischi. Come altri colleghi ha conosciuto anche momenti difficili nei decenni successivi, ma ha sempre saputo riconquistare i favori del pubblico con una coerenza che oggi lo vede celebrato come un mito. «A 20 anni si esplode, a 40 ci si separa, a 50 si è fuori moda, a 60 si è da rottamare, ma a 70 si diventa cult», ha detto in un’intervista ed è assolutamente vero. E, soprattutto, arrivati a un certo punto si può fare ciò che si vuole, come darsi al country e al blues in due dischi preziosissimi, Homemade Johnny Cash e The songs of John Lee Hooker, dedicati a questi due maestri. E anche nel concerto di stasera è lecito aspettarsi numerose incursioni nelle sue radici, assieme ai classici e ai brani di Meravigliosa vita, il disco più recente, che celebra mezzo secolo di una carriera ineguagliabile (ingresso a 12 euro).

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